lunedì 17 agosto 2020

Letture divoratrici

Di recente ho letto Catena Alimentare di Stefano Tevini, editore Lambda House.

Quando l'ho iniziato, mi ero fatto tutt'altra idea su dove l'autore sarebbe andato a parare. Mi sono quindi trovato spiazzato due volte: la prima perché ne avevo letto una presentazione e non mi aspettavo che si partisse solidali con un protagonista negativo, un antieroe, al culmine della sua ascesa sociale, la seconda perché non mi aspettavo che la storia tornasse invece subito alle origini in cui Gootchi è un signor nessuno, una nullità senza grinta in un mondo in cui sembra destinato a essere schiacciato. Da qui, grazie all'aiuto di un personal coach, assistiamo alla sua crescita e all'emergere del predatore sopito dentro di lui, fino all'epilogo che lascia una terza volta spiazzati - ma questa volta un po' me l'aspettavo - e si ricollega all'inizio. Lo scenario è quello di un mondo andato oltre, senza più stati (falliti) né leggi, ma governati, se si può dire, da chi ha e da chi può, dove il peso contrattuale dell'individuo, in qualsiasi contesto, è determinato dalle risorse di cui dispone. In qualche modo questo mondo va avanti e personaggi senza scrupoli sono ai vertici della società, dove denaro, spregiudicatezza e reputazione sono le tre monete che garantiscono il successo, almeno fino al prossimo colpo di scena. Manco a dirlo, Gootchi risale questa sanguinosa catena alimentare in una sorta di parabola negativa, raccontandoci senza filtri le nefandezze di un mondo senza più leggi né morale.
La scrittura di Tevini è veloce e scorrevole, non edulcora nulla e arriva dritta al punto. E fa male. Ma è giusto che lo faccia, altrimenti la distopia sarebbe un genere senza senso e non porrebbe nessun dubbio sui prodromi riconoscibili intorno a noi di un futuro che sarebbe altrimenti troppo estremo e lontano da averne il timore.

Di Tevini avevo già letto anche Testamento di una maschera e Storia di cento occhi, ma commentato qui solo il primo (lo trovate seguendo i tag, insieme a un'intervista all'autore).

domenica 29 marzo 2020

Morti colorate, la quarantena e uno speciale d'eccezione

In questi giorni di quarantena, costretti nelle nostre case con la speranza che lo sforzo collettivo aiuti a ritardare la diffusione di COVID-19, sembra di vivere in pieno l'antica maledizione cinese: "Che tu possa vivere tempi interessanti!". I tempi interessanti sono quelli che solitamente portano con sé turbolenze, guerre e in generale periodi di irrequietezze. In queste settimane c'è una calma estraniante nelle nostre strade, per cui non è proprio come andare in guerra... ci si farebbe la firma, per una guerra con così pochi morti, Netflix e consegne a casa di tutto il superfluo di cui abbiamo bisogno... ma l'impressione che ci sia, una guerra, è data dalla dimensione del "tutti contro il mostro", per quanto questo sia piccolo e invisibile, e dell'accerchiamento, perché il nemico è intorno a noi.
La Maga Magò perde nettamente il duello di magia
Non sono pochi tra i miei conoscenti che hanno paragonato questa situazione alla guerra, alla trincea. Si tratta di sensazioni, di emozioni che la situazione ci suscita. Non è facile vivere rinchiusi, anche quando per indole personale... pigrizia... non usciremmo se non per necessità. In alcune case, inoltre, ci sono sicuramente situazioni difficili a causa delle complicate dinamiche personali o anche solo per via della metratura. C'è anche chi è fortunato, e può spezzare la giornata dedicandosi al lavoro o alla scuola, grazie a smart working e lezioni online.
Non so se per gli uni o per gli altri, ho deciso di raccogliere alcuni sfiziosi suggerimenti di lettura, non molto ottimisti, ma che ritengo di qualità e in grado di farvi evadere per qualche ora dalle vostre dimore.

martedì 23 gennaio 2018

I sentieri del sogno

Mi è capitato spesso di leggere racconti o romanzi con una forte presenza onirica, che a volte caratterizzava così fortemente l'ambiente in cui si muovevano i personaggi da renderli indistinguibili da esso. Storie sognate, sognanti o anche solo ispirate ai sogni dei propri autori non sono poi così rare o innovative, anche al di fuori dell'alveo del fantastico. Persino io ci ho provato. Il fatto curioso è che nel giro di pochi mesi ne ho pescate, dalla mia proverbiale coda di lettura, almeno un paio di quelle buone. Ho deciso pertanto di farne un post, come ai vecchi tempi, anche solo per tenermi in esercizio.

Tutto iniziò nel 2015, Con l'uscita di Dimenticami trovami sognami, o anche amichevolmente DTS, di Andrea Viscusi per i tipi di Zona42. Ve lo consiglio, perché mi è piaciuto molto e credo che abbia una buona probabilità di piacere anche a chi non legge abitualmente fantascienza o addirittura la detesta. Al di là di questo, c'è una bella idea dietro, che lascio al lettore il piacere di scoprire (oppure potete sbirciare nella recensione di Romina). Quello che mi interessa, qui, è che Viscusi utilizza il linguaggio delle emozioni, piuttosto che le esplosioni e le folgori tipiche della fantascienza facile del grande schermo, per cui proprio i personaggi, i loro desideri e le loro ombre, sono al centro di questo ottimo esempio di narrativa di speculazione.

Questi personaggi sognano, ovviamente. All'inizio il protagonista, Dorian Berti, è reduce da una missione come onironauta per l'ESA. Successivamente il discorso si amplia, poiché via via che la narrazione procede il sogno acquisisce un ruolo sempre più rilevante, e tutt'altro che personale: nonostante i risvolti più intimi, esso si rivela un potente strumento conoscitivo della struttura stessa della realtà. Il romanzo è suddiviso in tre parti. Nella prima, Dorian ritorna dalla sua missione decennale per fare i conti con il presente, che è anche il suo futuro. Nelle due parti successive entra in scena il dottor Novembre, uno psicologo che potrebbe aiutarlo a trovare la chiave per interpretare i suoi sogni, anche quelli più misteriosi che si è portato con sé dalla missione, e a comprendere i fenomeni che si stanno verificando nella sua nuova vita, che sembrano strettamente connessi ai primi. C'è molto altro, ma qui mi fermo. Se vi ho incuriosito, insomma, leggetelo.

martedì 16 gennaio 2018

Torta e menù magici ma senza miracoli

Certe cose sono come il prezzemolo, come le ricette e i blog di cucina. Questo però non è un blog di cucina e di ricette... be', non sono un grande chef e ciò non è un mistero (anche se qualcosina so fare anch'io). Lascio dunque spazio a Romina, che nel defunto blog Il pozzo e lo straniero curava questa rubrica squisitamente aperiodica a tema culinario, dal taglio più avventuroso che tecnico (ma ci sono anche le ricette), perché anche in cucina, badate, si possono vivere grandi emozioni!

Non so nemmeno se ve lo ricordate, ma su Il pozzo e lo straniero  di tanto in tanto io curavo una rubrica di cucina narrativa dal titolo Avventure ai fornelli.
Finora erano usciti solo due post e questo terzo compare su questo blog, invece che sull'altro, ma spero vi piacerà lo stesso.
Per farmi perdonare la lunga assenza, oggi non vi proporrò solo una ricetta ma un intero menù molto semplice e da realizzare in tempi record (per decisione o per necessità, come vedrete).


Torta e menù magici senza miracoli


Sono settimane (mesi ormai) che sto organizzando cene, merende e pranzi per far vedere la casa nuova ad amici e parenti. Adoro cucinare e sedersi a tavola è il modo migliore per conversare, secondo me. La cena di oggi è abbastanza semplice: sei persone, di cui due bambine, quindi con un menù leggermente differenziato. Parenti stretti per i quali non è necessario tentare di fare una bella figura ma basta offrire buon cibo. Insomma, sulla carta, una cena semplice e senza troppe pretese.
Sì, c'è anche il tempo per fare un po' di acquisti nel pomeriggio e tornare a casa per le 15 e cucinare tutto con assoluta calma.

Peccato che le 15 diventano per una serie di sfortunate combinazioni le 17!
Come si può cucinare una cena completa (antipasto, primo, secondo e dolce) in così poco tempo? L'arrivo degli ospiti è previsto per le 19 o le 19.15. Io comincio a sperare in un ritardo che sposti il tutto almeno alle 19.30, ma sperare non serve a niente: meglio mettersi all'opera.

Insomma, non c'è tempo da perdere: il menù deve essere pronto in due ore, quindi diventa fondamentale incastrare i vari tempi e ottimizzare le procedure. Lo spazio per l'errore, l'imprecisione e il tentennamento poteva esserci solo avendo le due ore previste in più: ora deve essere tutto perfettamente organizzato. Difficile, ma non impossibile. In dispensa e in frigorifero ci sono tutti gli ingredienti e le ricette sono stabilite da tempo.

mercoledì 10 gennaio 2018

Il mio anno in libri #2017


Come ogni anno, più puntuali di Babbo Natale, i folletti di Goodreads mi aiutano a tracciare un bilancio di quanto sia stato bravo nel rispettare i buoni propositi del me passato. Niente scuse. Sono stato io a fissare l'obiettivo e sarò io a bere l'amaro calice della sconfitta. Perché risulta che quest'anno ho letto solamente 21 libri, a fronte di un impegno a leggerne almeno 40. Questo dato mi ha un po' stupito, perché con la ripresa del pendolarismo ferroviario e il conseguente recupero di un bel po' di tempo per macinare pagine mi sarei aspettato un risultato migliore, se non in linea con i miei propositi.

Poi però ho riflettuto e individuato almeno tre difetti nel mio ragionamento:

  • in treno spesso lavoro o scrivo;
  • quest'anno ho letto meno fumetti;
  • Netflix.
Il secondo punto in realtà è il più interessante, perché mi permette di mitigare la mia delusione un po' istintiva. Ho letto 20 libri, vero, ma rispetto all'anno precedente sono perlopiù di narrativa o saggistica (poca). E questo è un bene, ma non per il motivo che pensate. Se una graphic novel la finisco in un'oretta o due, un romanzo mi richiede molto più tempo… e un saggio non parliamone, perché salvo eccezioni sono un lettore piuttosto lento. Questo significa non tanto che mi sono limitato a letture più nobili, quanto che ho letto più pagine (la lunghezza media si attesta sulle 360 pagine) e più a lungo. E ho letto più romanzi, appunto, pur non disdegnando la narrativa breve - c'è un omnibus di Conan, per esempio, ma essendo più o meno a metà inciderà nelle statistiche del 2018.

Cosa c'è di bello nell'infografica che mi offre Goodreads?
Sul fronte romanzi, ho finalmente completato la saga di Geralt di Rivia (fanno moltissime pagine) del buon Sapkowski e ho letto l'ottimo Dimenticami Trovami Sognami di Andrea Viscusi, di cui ha parlato anche Romina e di cui spero di programmare a breve una specie di recensione. E stavo quasi per dimenticarmi dell'ottimo La Collina dei Conigli, consigliatomi da mia moglie, di cui ho scritto una recensione. Scorrendo la lista, ho trovato solo due titoli che non mi hanno soddisfatto, per cui nel complesso mi sembra un'ottima annata.
Free è il saggio che ho letteralmente divorato, perché copre molti aspetti della digitalizzazione della cultura e della cosiddetta pirateria informatica e lo fa in maniera maledettamente avvincente. Anche in questo caso ho un post a metà, ma dato che sono temi che si prestano a divagazioni è altrettanto probabile che alla fine non pubblichi nulla.
L'unico fumetto è il secondo volume della serie Orbital edita da ReNoir, ma non mi ha lasciato granché. Spero nel terzo, perché l'inizio era buono. Ma tornando ai numeri, mi ha colpito scoprire che di fumetti ne ho letti pochi (e forse mi sono dimenticato di censire un'uscita di Saga) anche perché, pur limitando gli acquisti, qualche riserva ce l'ho ancora. Forse perché si tratta di una lettura che si presta poco al viaggio in treno e non sempre è facilmente trasportabile.
Quanto ai formati, ho letto principalmente cartaceo, ma per un motivo molto semplice: intaccare le scorte. Per il secondo anno consecutivo, ho letto più libri di quanti ne ho acquistati*, anche contando il numero di pagine. E questo è bene, perché ci sono dei buoni libri nella mia libreria e credo che meritino di essere letti tutti (o quasi**).

Cos'altro aggiungere?
Che quest'anno ha visto la conclusione del progetto 3Narratori? Lo vogliamo davvero ripetere? Per la presentazione rimando al post di lancio, ma per i più pigri incollo qui sotto il link per il download.

E con questo ho finito la mia carrellata sull'Argonauta lettore nel 2017. Per quest'anno ho ridotto l'obiettivo da 40 a 30, perché nonostante 20 mi renda un lettore forte anche oltre le Alpi ci sono davvero cose molto interessanti in cielo e in terra, e anche nella mia coda di lettura, per battere la fiacca.
Sarei poi curioso di sapere come è andata a voi.
Buona continuazione!

___
*
Ho deciso di escludere un'offerta killer in occasione del Black Friday, altrimenti questo discorso sballa.
**
L'unico titolo che giudico proprio una boiata, tra i due che non mi sono piaciuti, era un acquisto di due o tre anni fa al Salone del Libro, complice un infido 3x2...

martedì 5 dicembre 2017

"3Narratori - Il libro delle ombre", l'ebook

Nessuno può sfuggire dalla propria ombra...

... e questo libro è la mia, in un certo senso. Una delle tante.
Ideai il progetto 3Narratori nel 2013, riunendo un gruppo di blogger per organizzare l'omonimo concorso e produrre un primo ebook pubblicato nello stesso anno. Era un concorso semplice, per un ebook semplice da diffondere gratuitamente e un piccolo premio per i tre racconti migliori. Il secondo concorso lo organizzai meglio, imponendo un tema che facesse da filo conduttore alle storie, ma che fosse allo stesso tempo abbastanza sottile da lasciare spazio a diverse interpretazioni. Ebbe meno successo del primo e cadde in un periodo in cui capitarono, a me e alle altre componenti del gruppo, tutta una serie di sconvolgimenti che ci allontanarono dal traguardo. Io, per esempio, adesso sono sposato, ho una bellissima bimba di otto mesi e vivo a qualche decina di chilometri da dove mi trovavo all'epoca (con due traslochi nel mezzo).
Ma alla fine ce l'ho fatta. Non da solo, certo. Devo ringraziare mia moglie Romina, che mi ha pungolato spesso e mi ha dato un aiuto cruciale nell'editing, alla fine mezzo ebook è passato sotto il suo sguardo inquisitore e ha fatto un ottimo lavoro. Ha anche realizzato un bellissimo booktrailer, che trovate più sotto. Devo ringraziare Camilla ed Erica, che mi hanno aiutato fin dall'inizio e in fase di selezione dei racconti. Anche Erica mi ha supportato nell'editing, curando due dei racconti. Ringrazio infine Paola Cocchetto, che ha realizzato una splendida illustrazione di copertina, che questa volta non è basata sui racconti vincitori, come nel primo ebook, ma sulla cornice... perché sì, questa volta ho voluto mettercela, anche per dare al lettore un minimo di filo conduttore e valorizzare il concept.
L'editing di uno dei racconti, la stesura della cornice e l'impaginazione artigianale dell'ePub che leggerete invece sono opera del sottoscritto, che ci ha messo tanto ma in alcuni momenti ci ha messo il cuore. Mettete quindi una mano sul vostro, quando dovrete valutare il nostro lavoro.
Un ultimo ringraziamento, ma non meno importante, va agli autori dei racconti, che hanno aspettato pazientemente, forse senza più troppe speranze, la fine del lavoro. Se il risultato vi piace, è principalmente merito loro.

E qui mi fermo.
Forse scriverò un altro post per svelarvi i retroscena di questo ebook, ma per ora credo di essermi dilungato anche troppo.
Vi lascio quindi al booktrailer realizzato da Romina (anche lei ne parla), per invogliarvi alla lettura:


Infine, se siamo riusciti a convincervi, ecco il link per il download gratuito, tramite il simpatico badge di Smashwords:

(E poi, quando l'avrete letto, non dimenticatevi di lasciare una valutazione in Goodreads!)

martedì 28 novembre 2017

"Mondi senza tempo" di Francesco Troccoli


Sono rimasto legato alla saga di Tobruk Ramarren, inaugurata da un racconto vincitore del premio Giulio Verne 2011 e proseguita poi con tre romanzi e novelle (o romanzi brevi), che oggi potete trovare nell'edizione digitale Delos. Ho anche avuto il piacere di conoscere Francesco Troccoli per puro caso, al Lucca Comics, e l'ho intervistato a suo tempo per la compianta webzine Il Futuro è Tornato; una bella conversazione, che metteva in luce la forza e l'attualità di questo universo insonne, in cui alla povera gente è stato sottratto il sonno in nome della produttività ed è soggetta al controllo dei poteri forti, nascosti alle masse che popolano la galassia.

mercoledì 2 agosto 2017

Fantasy storico dall'Acheronte

Quando aprii il Pozzo, parlai molto bene dell'iniziativa editoriale della Acheron Books, italiana e orientata a un fantastico nostrano che fosse esportabile all'estero tramite la lingua inglese. Nel tempo, tra ebook e cartacei ne ho letti un bel mucchietto, nonostante abbia recensito solamente il divertente Italian Way of Cooking. Ma bando alle ciance, cosa c'entra la storia? Nell'ultimo anno, complice anche l'essermi fatto convincere dal buon uomo dello stand (il nome non me lo ricordo mai...) e dalla masnada di autori che si alternavano tra Stranimondi e altre fiere, ho impilato una serie di romanzi fantasy di ambientazione storica, di cui farei un accenno, soprattutto per chi fra i miei lettori si butta sullo storico quando si trova sotto l'ombrellone*.

Demon Hunter Severian è il primo che ho letto, a firma di Giovanni Anastasi, pseudonimo di quel Luca Tarenzi che già avete conosciuto con Godbreaker, Quando il diavolo ti accarezza eccetera. Anastasi ci porta indietro nella Milano del tardo Impero Romano, epoca in cui il vescovo Ambrogio poteva permettersi di rifiutare l'ingresso in chiesa all'imperatore Teodosio e ferveva il contrasto tra cattolici e ariani. Il protagonista, Severiano appunto, è un cacciatore di demoni e viene  assoldato dal vescovo per risolvere alcuni casi di omicidi avvenuti misteriosamente nel sonno, che sembrano legati a riti demoniaci e a una non del tutto dimenticata divinità pagana.
Se vi piacciono le indagini con il mostro, soprattutto se vengono catapultate in un'altra epoca e magari condite con elementi esotici, questo libro fa decisamente al caso vostro.

mercoledì 12 luglio 2017

"Storie di gatti", Aa.Vv.

Storie di gatti è una raccolta di storie a tema felino i cui proventi sono devoluti alla Croce Rossa Italiana per le vittime del terremoto in centro Italia. La lista degli autori è piuttosto lunga e variegata, ma forse vi stupirà ugualmente scoprire che tra di essi c'è anche il sottoscritto, che ha contribuito con un racconto di ambientazione storica di poco più di 1000 parole.

Come sono stato coinvolto?
Sono venuto a conoscenza del progetto per vie traverse, tra Facebook e la blogosfera. Ho così scoperto il primo volume Buck e il terremoto, con cui la curatrice, Serena Bianca de Matteis, ha già raccolto una discreta sommetta per aiutare le popolazioni colpite, e il bando per la nuova antologia. Nelle suddette zone, inoltre, ci sono stato qualche anno fa come turista, e potendo annoverare nella mia storia familiare una disgrazia simile, mi sono riscoperto sensibile sul tema e desideroso di contribuire, nel mio piccolo, donando un racconto.

Il guardiano è una storia molto breve, ma vorrei spenderci ugualmente due righe. È ambientato nel '300 a Castelluccio di Norcia, oggi come allora colpito dalle scosse. Lì ho immaginato una comunità intenta a rimettere insieme i frammenti, raccogliendosi intorno alla locanda del villaggio. Naturalmente, uno dei personaggi è un gatto - un gatto vero, che non parla né ragiona in termini umani ma squisitamente felini. Le linee guida prevedevano che ci fosse un messaggio di speranza, o in ogni caso in armonia con lo scopo del progetto. Credo di esserci riuscito abbastanza bene, anche se non ho resistito a infilarci un paio di altre cosucce, per dargli maggiore consistenza, perlomeno un'impronta. Se ci sono riuscito, può dirlo solo il lettore.

Perché proprio i gatti?
Storie di Gatti non è la prima pubblicazione di questo gruppo, come accennavo prima. L'anno scorso è uscita un'antologia canina, sempre con la stessa finalità. Alcuni autori hanno partecipato a entrambi i libri e il team editoriale è il medesimo, per cui se preferite cani e lupi, vi consiglio appunto Buck e il terremoto. Non so se ve lo posso anticipare, ma entro l'anno è prevista l'uscita un terzo volume, per completare l'opera, ma eventualmente ne riparleremo. Tutti e due (eventualmente tre) libri hanno finalità di beneficenza, con lo stesso indirizzo.

Anche se ve lo scrivo solo adesso, il libro è uscito il 24 maggio e contiene 22 racconti. È liberamente acquistabile, sia in versione digitale sia cartacea, su Amazon.

Buona lettura!
#lamorenoncrolla


Riferimenti:
Sito del progetto - http://www.buckeilterremoto.com/ (con i resoconti delle donazioni)
Pagina facebook - https://www.facebook.com/buckeilterremoto/
Link per l'acquisto - http://amzn.eu/eoSxgMR


giovedì 18 maggio 2017

"Il Grande Avvilente" di Alessandro Forlani

Non è facile parlare di un libro di Alessandro Forlani, tanto meno due in uno stesso post! E lo è ancora meno se dalla lettura del libro è passato troppo tempo, sufficiente a cancellare le impressioni a caldo che di solito alimentano le mie prime stesure. Cionondimeno, mi cimenterò nell'impresa, sperando di non perdermi troppo per strada... e di non perdere nessun lettore.

I due romanzi di cui voglio parlare oggi sono Tristano e Agnes. Il primo, se non erro, è anche il primo romanzo pubblicato dall'autore, edito inizialmente da Joker Edizioni e ripubblicato prima da Edizioni Imperium, poi da Delos Books nella sua collana digitale. Agnes, invece, che ne è il seguito diretto, è stato pubblicato direttamente in digitale, prima per Edizioni Imperium e poi per Delos.

Agnes è anche uno degli ultimi romanzi pubblicati da Forlani, nonostante sia stato scritto poco dopo il primo. Ci troviamo quindi davanti alla peculiarità di un libro che come maturità autoriale, se si può dire, precede di alcuni anni i titoli più recentemente introdotti sul mercato, come Eleanor Cole, per esempio, o il nuovissimo Xpo Ferens, uscito per Acheron Books.

Per capire di cosa parlino questi due libri, vorrei adottare l'approccio diretto. Prendete un tipico romanzo fantasy classico, di quelli in cui vi è un Paese assoggettato a un Regno forte e oppressivo, un totalitarismo, se vogliamo, o se preferite un governo di quelle belle distopie del secolo scorso, che controlla la vita dei cittadini per mantenere un sopportabile status quo. Nella fattispecie, in questo mondo la felicità è bandita, e per una ragione ben peculiare: come forma di prevenzione dalle delusioni, dalle disillusioni e da quanto di brutto può capitare nel corso di una vita ordinaria. QuestoRegno è situato geograficamente in un'isola lacustre, difesa da terribili mostri acquatici, e da lì si dipartono gli Avvilenti, i funzionari governativi che hanno il compito di mantenere la sua stretta sul popolo, avvalendosi della forza di bruti orcheschi, gli Uominineri. Come si può facilmente ipotizzare, in qualche punto del Paese la forza del Regno viene messa in discussione e spuntano dal nulla alcuni Eroi, decisi a sollevare gli oppressi e soverchiare il Regno. E questi eroi, i buoni della storia, non potranno che vincere, giusto?

martedì 21 marzo 2017

Sofia

Ieri, alle 21 circa, è nata una bellissima bimba di nome Sofia, al termine di un viaggio lunghissimo e molto, molto faticoso. La bimba pesa 3.370 kg ed è lunga 50 cm. Inutile dire che è bellissima e che è l'amore del papà.
(Anche la mamma si sta riprendendo, e sta bene... ne parla qua.)

Ricamato dalla sua mamma

Sofia fa ciao ciao con la manina a tutti i lettori del blog!

giovedì 23 febbraio 2017

Intervista a Stefano Tevini

Come promesso, pubblico oggi l'intervista a Stefano Tevini, autore di Testamento di una maschera, che ha gentilmente accettato di rispondere alle mie domande.
Buona lettura!

Ciao Stefano, grazie per la tua disponibilità e benvenuto! Ti andrebbe di presentarti brevemente come autore ai lettori del blog?

Buongiorno a tutti. Classe 1981, laureato in filosofia, lottatore di wrestling molto poco attivo e lettore compulsivo da una vita. Mi sono avvicinato alla scrittura una dozzina d’anni fa, con il collettivo Anonima Scrittori, amici ormai di lunga data con cui ho condiviso bellissime esperienze umane e artistiche. Nel 2012 arriva il mio primo romanzo, Vampiro Tossico, in cui il vampirismo viene paragonato alla tossicodipendenza e la non vita di chi viene morso è una morte sociale che deriva dalla bravata di una notte. Per il resto, che dire, mi godo la vita, sono guidato da una forte curiosità naturale e non mi tiro mai indietro di fronte a una nuova impresa.

Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici, non soltanto letterari, come scrittore?

Sicuramente Albert Camus, autore di grandissimo spessore umano e intellettuale, che dimostra quanto fine a sé stesso sia relegare la letteratura fantastica a infantile prodotto di consumo. Restando in Francia direi Jean Claude Izzo, autore noir marsigliese che con la vita fa l’amore facendoci a pugni al tempo stesso, la ama e la odia, un po’ come me. Per quanto riguarda i fumetti direi Will Eisner, per come rende gli elementi di sfondo parte attiva della narrazione, Frank Miller, per la potenza espressiva della narrazione stessa, in cui tira fuori il massimo dal singolo istante prima ancora che dal quadro complessivo, Tiziano Sclavi, perfetta fusione di pop e autoriale, e Grant Morrison, in grado di ingegnerizzare le idee massimizzandone le potenzialità. Amo poi certi concept album della musica italiana, lo stupendo Storia di un Impiegato, di Fabrizio De Andrè, vero e proprio racconto di un’epoca, Felona e Sorona de Le Orme, grandioso romanzo fantasy su disco, mentre verso l’estero direi The Wall e Wish you were here dei Pink Floyd, parliamo di dischi che parlano chiaro sul fatto che la narrazione è adattabile a qualsiasi mezzo, e con risultati strepitosi. Al cinema a apprezzo il lavoro dei Marvel Studios, in grado di ricreare l’epos dei fumetti in un grande universo condiviso.

martedì 21 febbraio 2017

"Testamento di una maschera" di Stefano Tevini

Che mi piacciano i supereroi, non è esattamente un mistero. Qualche anno fa avevo persino partecipato a un paio di round robin supereroistiche, e l'idolo della mia giovinezza, che spesso mi piace ricordare, indossa il mantello*! Così, quando mi è capitato sott'occhio questo Testamento di una maschera, romanzo di supereroi italiani, immersi nella nostra storia e cultura, mi sono affrettato a leggerlo armato di una sana aspettativa.

Prima però di parlarvene, vorrei farei un passo indietro, dato che di supereroi ne avevo già parlato a lungo, recentemente, con il pretesto di recensire l'ottimo Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Senza troppi giri di parole, c'è la questione politica. In altre parole, se un supereroe è un uomo qualunque, oppure speciale, non importa, è cresciuto e vive in un preciso contesto sociale e culturale. Egli è parte della nostra storia e, a seconda della data di nascita, avrà avuto dei modelli positivi e negativi diversi. Avrà vissuto come ciascuno di noi, con le sue idee e simpatie (o antipatie) di fazione. Sarà stato di destra o di sinistra, apolitico, animalista, ambientalista, disinteressato o quant'altro vi venga in mente, tanto che forse il superpotere e la maschera non saranno stati per lui una distrazione sufficiente dalle problematiche della sua epoca. In altre parole, se il Dottor Manhattan di Watchmen accoglie la richiesta del presidente Nixon di scendere in campo durante la guerra del Vietnam, mi è sempre sembrato strano che il Superman di turno avesse sempre a che fare con super criminali e ben poco con i mali profondi della società in cui è cresciuto. Ma forse la mia impressione è condizionata da quello che viene trasposto oggi sul grande schermo.

Questa seconda premessa era necessaria per introdurre il romanzo di Tevini? Probabilmente no, ma come ho già anticipato le sue maschere non sono avulse dal nostro mondo ma, anzi, perfettamente inserite nella storia del nostro Paese.

Il testamento a cui si fa riferimento nel titolo è il primo filone del libro, in cui una vecchia maschera, che ha iniziato come giustiziere ed è finito per lavorare per l'Aegis, un'agenzia per il controllo dei suoi pari. Nelle sue confessioni, egli racconta tutti i retroscena di una storia parallela, in cui uomini e donne dotati di poteri o attrezzature straordinari hanno avuto parte in tutti i momenti significativi dell'ultimo secolo. Non in modo determinante, forse, perché gli avvenimenti principali sono gli stessi del nostro mondo, ma ci sono stati ed esistono. Per il loro controllo esiste una speciale forza di polizia, i reparti San Giorgio, e non è inusuali vederli all'opera, oggi, per combattere il crimine. Tuttavia, in passato, hanno partecipato guerre, contestazioni, repressioni ed è una condizione relativamente recente quella dello scarso coinvolgimento politico di queste persone - che poi è quello di cui parlavo poco fa, in altri termini.

L'altro filone, quello più romanzesco, in cui si inserisce questo lungo monologo, segue la storia di un particolare gruppo di maschere, i Vigilantes, che alla guida di Gabriele/L'Inquisitore si trovano alle prese con un villain dotato anch'egli di superpoteri, un confronto che li vedrà coinvolti in un finale in cui questi due filoni convergeranno. I Vigilantes sono persone normali, con un lavoro, alcuni persino una famiglia, e una storia credibile dietro le spalle. Il protagonista Gabriele/L'Inquisitore, per esempio, è un giornalista, mentre uno dei suoi compagni gestisce una palestra di sua proprietà, dove il gruppo ha la base. Manlio Gorgia, invece, la maschera il cui monologo accompagna le loro disavventure, è un generale e ha lavorato una vita per lo Stato. Se Gabriele, rispettivamente come giornalista e maschera, avrà a che fare magari con dei portaborse o con la polizia, Manlio racconterà fin da subito un coinvolgimento di ben altra portata.

martedì 31 gennaio 2017

La grande fuga di Parruccone (Bigwig) e tutti gli altri conigli

Se qualcuno mi avesse detto che avrei finalmente letto La collina dei conigli di Richard Adams e che l'avrei trovato così grandioso, epico e coinvolgente, non ci avrei creduto. E non per qualche pregiudizio sull'autore o sul genere, ma per il semplice fatto che ritengo ci siano storie che lette ad età distanti da quelle per cui sono state scritte perdano di mordente*. E non tiratemi fuori Il Piccolo Principe, vi prego, o altri libri che sono scritti per i grandi, ma con linguaggio comprensibile dai bambini, oppure per essere letti a tutte le età, con differenti sfumature interpretative. Se questi libri esistono, non sono la norma** e non è da questo presupposto che sono partito all'avventura con i conigli di Adams. Quanto ai pregiudizi, uno c'era e temo sia condiviso da altri: chi penserebbe di definire epiche le avventure di un essere che non brandisce una spada né scaglia maledizioni, ma è nelle nostre vite, a seconda delle inclinazioni, un animale domestico o una pietanza?

Narratori seriali nel profondo della conigliera. Arte di LadyFiszi.

L'input nel mio caso è stato duplice: da una parte mia moglie, in possesso del libro, che mi ha gentilmente prestato; dall'altra i Trick or Treat, gruppo power metal nostrano, autore di un bellissimo concept in due album ispirato proprio a questo romanzo.
Esaurite le premesse, è ora di raccontarvi di cosa parla questo libro.

La collina dei conigli


Trama in breve

Un giorno, nella placida campagna inglese, un coniglio mingherlino di nome Quintilio ha una premonizione di sventura per la conigliera in cui vive. Convince quindi suo fratello Moscardo ad riportare l'avvertimento all'anziano capo della comunità, che naturalmente non la prende bene e non se ne farà nulla. Tuttavia Moscardo, che ben conosce il dono del fratellino, convince altri conigli a fuoriuscire dalla conigliera e a partire per l'avventura.
Inutile dire che la parola avventura mal si addice a un essere così spaventevole. I conigli qui sono molto ben caratterizzati, sia nei movimenti sia nel modo in cui reagiscono alle difficoltà e al tipo di insidie che si trovano ad affrontare. Non starò quindi a raccontarvele tutte, ma incontreranno anche nuovi amici e stringeranno alleanze. L'obiettivo finale del gruppo è raggiungere un luogo sicuro, la collina del titolo, e insediarvicisi per dare vita a una nuova conigliera.
Il segmento più importante, sia in termine di dimensioni sia per l'intensità delle vicende, è quello del confronto con Efrafa, una conigliera più grande, non lontana dalla loro collina, retta da un despota militare che le ha dato una struttura che ricorda le grandi distopie del secolo scorso. E questo despota, il generale Vulneraria, per certe vicende che non vi voglio anticipare, a un certo punto se la prenderà a morte con loro e diventerà per i nostri un enorme problema.

E quindi?

L'epicità c'è tutta, quindi: dal fato avverso che incombe sulla propria dimora al grande viaggio, dal superamento di mille piccoli (grandi) ostacoli al confronto finale con un nemico formidabile. Ci sono molti elementi presi in prestito dall'epica. Prima infatti ho accennato al discorso del monomito, ovvero della teoria del "tutte le storie sono una sola storia" che si ritrova ne "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell, ma che forse agli aspiranti scrittori è più nota dal "Viaggio dell'Eroe" di Christopher Vogler. Qui gli elementi ci sono tutti, dalla chiamata dell'eroe al ritorno con l'elisir, passando per il momento più buio e il confronto finale. La conoscenza profonda degli studi di Campbell è confermata*** e sicuramente aiuta a dare al romanzo più la forma di un'epica moderna che quella di un fantasy per ragazzi. E lo so che gli scrittori fantasy spesso seguono la struttura tracciata da Vogler per puntellare, o addirittura progettare i loro romanzi, ma vi assicuro che qui la percezione del monomito è molto più profonda, oserei dire fondativa del racconto di Moscardo & Co.


L'altra fonte di Adams è La vita segreta dei conigli di R. M. Locley. Perché è vero che sotto molti aspetti questi piccoli esserini sono antropomorfizzati, con una loro lingua (il lapino) e rapporti interpersonali comprensibili ai lettori umani, ma dietro a questi splendidi personaggi c'è anche una grande preparazione naturalistica, sia sulla struttura sociale di una conigliera sia su alcuni tratti comportamentali. I conigli di Adams sono eroi, ma sono anche conigli, e questo non è dimostrato solo dal tipo di ostacoli che incontrano ma anche, e soprattutto, dal modo in cui si muovono, dal timore di trovarsi allo scoperto, e così via. L'autore trova quindi un onesto bilanciamento fra la natura e l'immaginazione, e credo che il risultato sia più che riuscito. Se l'incontro con un gatto riesce a farti percepire tutto il pericolo e la tensione soggettiva di un coniglio, allora Adams ha fatto un buon lavoro.

El-Ahrairà

El.Ahrairà e Fritz, secondo A-shanti.
C'è inoltre in tutta la storia un aspetto più propriamente mitologico, che alcuni hanno paragonato alla religione. Alcuni critici hanno sollevato questa questione, così come sugli aspetti più allegorici delle situazioni e dei personaggi che i nostri piccoli eroi incontrano, a cui però Adams ha sempre risposto negando il fatto di aver incluso contenuti politici o religiosi. Ma è poi vero? Credo che possa non averlo fatto volontariamente, per inserire nel libro un messaggio, ma qui c'è davvero tanto materiale e mi piace pensare che sia uno di quei testi in cui l'autore è presente, non come maestrino in vena di sproloqui ma all'interno della struttura stessa del testo. E qui di presenze sovrannaturali ce ne sono due, El-Ahrairà, su cui mi soffermerò ora, e il coniglio nero di Inlé, l'equivalente della nostra Morte personificata ma senza falce.

Riguardo a El-Ahrairà, il leggendario coniglio capostipite che ricorre nei miti e nelle novelle dei conigli, concordo con l'autore che non sia una vera e propria religione, ma piuttosto una fede profonda dei conigli nella propria natura di esserini fragili ma veloci e con un'astuzia tale da salvarli dai mille nemici. El-Ahrairà significa letteralmente "Principe dai mille nemici", come viene chiamato da Fritz, il creatore del mondo, che a seguito dell'insolenza (hybris?) del primo diede a tutti gli animali crudeltà e armi per controllare la proliferazione dei conigli... e al suo popolo, mosso da pietà e ritrovata amicizia, gambe lunghe e astuzia:

"All the world will be your enemy, Prince with a Thousand Enemies, and whenever they catch you, they will kill you. But first that, they must catch you, digger, listener, runner, prince with the swift warning. Be cunning and full of tricks and your people shall never be destroyed.”"
Io l'ho trovata una splendida benedizione per la sopravvivenza di un popolo i cui singoli componenti sono alla mercé di mille pericoli ma nonostante tutto, come specie, non saranno mai cancellati dalla faccia della Terra.
Umanità permettendo, naturalmente.

La grande fuga

L'episodio più intenso, all'interno del segmento di Efrafa, è sicuramente quello della grande fuga di Parruccone (in inglese Bigwig), un ex guerriero dell'Ausla (in lapino il corpo dei "guardiani") della conigliera di Moscardo e Quintilio, pronto al combattimento e un po' scontroso, che a un certo punto della storia si infiltra nella conigliera nemica per liberare alcune femmine**** dal pugno di ferro di Vulneraria. Grazie all'astuzia dei suoi compagni e all'aiuto di un improbabile alleato, riuscirà nell'intento. L'intero episodio è tesissimo e narrato magistralmente: dal peso dell'oppressione al riascio, e alla lunga e disperata corsa verso la salvezza. Ho adorato ogni singolo capoverso, che ho divorato come non mi capitava da molto tempo, per cui mi sembra il caso di inserire un'altra canzone.


Prima di terminare, due parole su questa natura. Prima ho detto che la caratterizzazione dei conigli è ben fatta anche dal punto di vista naturalistico. Ho detto che fra di loro ci sono degli eroi, anche se non portano armi... ma se le danno lo stesso di santa ragione! Può sembrare strano, se pensate a questo libro come a una storia per ragazzi, ma la narrazione di Adams è molto cruda e non risparmia molto al lettore. Se un coniglio viene ferito, può risentire dell'infezione, rompersi un osso, essere costretto a zoppicare e non riuscire per un po' a fuggire. Quando immaginate il Conan di Howard alle prese con mostri enormi e terribili, provata a pensare come possa essere per un coniglio inerme affrontare un cane di grossa taglia. Attenzione, però. Con questo non voglio dire che la natura è spietata e ostile, o ancor peggio che l'autore voglia metterne in risalto i tratti peggiori, ma solo che in questo libro questi ultimi non vengono ignorati al fine di dipingere un'immagine idilliaca, magari nostalgica, della campagna inglese. Ho trovato anche qui una grande onestà, nel bilanciare la cruda realtà "conigliesca" con la bellezza e la generosità di un mondo più naturale e lontano dall'umanità più civilizzata (che comunque è sempre alle porte).

Lascito e influenze

In questa recensione ho voluto inserire, oltre alle solite immagini, anche un paio di canzoni. La prima è tratta dal film animato del 1978 ed è cantata da Art Garfunkel: narra del ritrovamento di uno dei conigli, creduto morto a seguito di un brutto scontro, e chiude idealmente la prima metà del libro. La seconda, invece, è contenuta nel secondo album del doppio concept dei Trick or Treat e racconta l'episodio della fuga di Parruccone da Efrafa. La Collina dei Conigli è uno di quei libri divenuti nel tempo un classico, ritagliandosi uno spazietto nei ragazzi che lo hanno letto o ne hanno visto la trasposizione cinematografica. La quale, devo dire, ha come pregio il fatto di non censurare i momenti più sanguinosi (infatti è stata censurata), ma il difetto, pur conservando quasi tutti gli episodi principali, di perdere buona parte della tensione narrativa a vantaggio di un film più breve delle tre ore che probabilmente sarebbero state necessarie.
Potrei citare altri esempi in altri media credo la si possa annoverare senza difficoltà tra i classici di genere e proprio per questo che si possa spendere su di essa qualche parola in più e riesumare la mia vecchia rubrica, che, ammetto, mi mancava terribilmente.

E con questo chiudo, conscio di aver toccato solo i principali argomenti di cui avrei desiderato parlare, ma con la speranza che questi siano sufficienti a darvi un'idea del romanzo e del profondo amore (conosco qualcuno che lo può testimoniare) che ho provato per esso.

Buona lettura.

___
* Per me, così è stato con "La storia infinita" di Michael Ende.
** Sulla base della mia umilissima esperienza personale.
*** Credo ci sia anche un'epigrafe all'inizio di uno dei capitoli. Sì, ce n'è una per capitolo..
**** Già, le femmine qui sono presenti con virtù domestiche (sono più brave a scavare le tane e i tunnel) e di "fattrici". Non ci sono molte protagoniste femmine, né ne vengono via nel gruppetto iniziale.

giovedì 1 dicembre 2016

Video recensione di “Mille Tempeste” di Tony Sandoval

Ed ecco* a voi, con enorme ritardo, l'undicesimo episodio di Un libro in due, la rubrica a due voci ideata insieme a Romina Tamerici (che ne ha parlato sul suo blog qualche giorno fa), una sorta di sit-com letteraria in cui recensiamo, in maniera un po’ diversa da quella a cui magari siete abituati, libri letti da entrambi.

In questa puntata parliamo di un libro del fumettista e illustratore Tony Sandoval, Mille Tempeste, edito da Tunué. Sandoval è uno degli autori che seguo con una certa regolarità, poiché adoro il modo in cui riesce a infondere la materia dei suoi viaggi onirici nei suoi acquerelli. E perché è un simpatico metallaro che scrive di morte e sofferenza (non solo, ovviamente) e lo fa in maniera magistrale. Quest'opera, a dire il vero, l'ho trovata un po' sottotono, ma se vi è piaciuto Watersnakes non esitate a fiondarvici.

Vi lascio quindi alla nostra video recensione, ricordandovi che è possibile esprimere un voto qui, sotto il post di Romina o su Youtube (dal video). Il prossimo libro lo sceglierete voi! Purtroppo ci ho messo un’eternità doppia a scrivere questo post di due righe, per cui spero che abbiate già espresso la vostra preferenza.

Buona visione!



___

* Sì, nuovi post verranno. E spero anche di trovare il tempo di ultimare la migrazione di quanto c'era sul Pozzo...

sabato 21 maggio 2016

Prima di partire per un nuovo viaggio


Quattro mesi fa, quando compii i famosi trent'anni, la mia fidanzata mi fece un regalo molto bello*: uno di quei libricini in cui scrivere delle missive a se stessi, da aprire dopo tot anni, a una data decisa al momento della loro chiusura. Le domande sono semplici ma le risposte impegnative, da "Cos'è la felicità" a "La persona che vorrei essere" e così via... Insomma, non è difficile intuire le difficoltà di rispondere a questo tipo di domande, molto coinvolgenti a livello emotivo. Ed è successo che proprio in questi giorni, in cui avrei voluto avere sottomano una di queste lettere**, mi trovo senza e troppo lontano dal libretto per recuperarlo in tempo (e tranquillità), per cui mi sono detto che poteva anche valere la pena di scrivere due righe qui, sul mio vecchio blog, e di condividerle con i miei amici e ospiti, alcuni dei quali ho avuto il piacere di conoscere e non pochi sono anche a conoscenza dei (lieti) motivi che mi spingono a scrivere queste righe.

Ebbene, l'Argonauta oggi si sposa.

No, non Salomon Xeno, ovviamente, che naviga indefesso per i mari della fantasia; no, quello vero, la persona dietro questo nickname, che periodicamente si scusa per i ritardi biblici nella produzione di quel dannato eBook dei 3Narratori*** e che da mesi ormai non dà segno di volersi impegnare nella scrittura narrativa e nel blog. Sì, proprio lui, che ogni tanto se ne esce parlando di qualcosa che lo riguarda ma non ha mai utilizzato (dopo l'adolescenza) un blog come diario personale. Però questa è una pagina personale, non una testata giornalistica, e qui non si fa mai critica ma si discute delle mie passioni e di qualche piccola ricerca; sì, questa in fondo è proprio una pagina personale. E dato che ciò che io sono influenza indirettamente anche l'Argonauta, sono contento di mettere a parte i miei ospiti**** di questo grande momento di gioia per me e per la persona più importante nella mia vita.

lunedì 11 aprile 2016

“Italian way of cooking” di Marco Cardone

Italian way of cooking è un libro che mi ha divertito dalla prima all'ultima pagina. Forse non l'avrei detto all'inizio, un po' spiazzato dalla presentazione ("... romanzo horror, urban fantasy culinario...") ma nonostante tutto incuriosito dal presupposto: un cuoco che di punto in bianco si mette a cucinar mostri. Ma è anche questo il bello di una sorpresa per un nuovo autore che finora non conoscevo e perciò sono felice di promuovere, chiedendogli di rispondere ad alcune domande in fondo al post.

Italian way of cooking è la storia di Nero, cuoco proprietario di un ristorante che non versa in buone acque, tra il calo dei clienti e una vecchia questione con delle tasse non pagate anni addietro. Nero è inoltre separato (o divorziato) e deve ogni tanto occuparsi anche dei figli, che insieme al ristorante, ai dipendenti e alle beghe con il fisco vede come tante catene che lo vincolano all'inesorabile declino della sua vita. Una sera però un mostro si intrufola nella loro casa, situata sopra il ristorante, e aggredisce il figlio più piccolo. Nero riesce a uccidere il mostro e tranquillizzare i bambini, tuttavia si trova di fronte al problema concreto di liberarsi della carcassa senza che gli provochi ulteriori problemi. E l'idea di provare a cucinare il mostro si rivelerà essere decisiva per il futuro della sua attività.

Se da una parte è presente, e sembra quasi scontato, l'elemento orrorifico, questo romanzo è più propriamente un urban fantasy, sebbene di ambientazione rurale, del tipo a cui forse in Italia non siamo molto abituati, o che forse non è mai stato presentato in questo modo. Nero è un eroe contemporaneo, che però ha molto poco di eroico; è un personaggio a tutto tondo, simpatico ma con difetti e debolezze e una serie di problemi molto concreti: la sua avventura è la ricerca di un modo per risollevare le sorti del locale, e magari conservare la propria casa. È quindi in un contesto (purtroppo) facilmente riconoscibile che spuntano i mostri, tutti presi dal folklore italiano, nuovi problemi e opportunità.

Italian way of cooking è un romanzo scorrevole, che si legge con gusto dall'inizio alla fine. La cucina, ovviamente, è un elemento fondamentale (in appendice c'è una serie di ricette raccolte in un contest di Letteratura Horror) e il lavoro di Nero viene descritto minuziosamente e con competenza. La lingua usata nei dialoghi è il vernacolo. Se ascoltare i personaggi di Lo chiamavano Jeeg Robot vi ha dato fastidio, questo libro potrebbe sortire lo stesso effetto. Tuttavia è la lingua che sentirei, da turista, nel Chianti, pertanto, dopo un primo spiazzamento, l'ho trovato molto naturale e apprezzato in quanto si sposa magnificamente con il tono della narrazione.

In conclusione, una novità che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati di cucina e di fantasy, che almeno una volta siano passati dalle colline toscane. Per tutti gli altri, un pensierino lo farei lo stesso.

lunedì 14 marzo 2016

Uomini d'acciaio, intellettuali e supercattivi

Il 2016 sarà l'anno dei supereroi che se le danno di santa ragione. Fra pochi giorni uscirà Batman v Superman, mentre a maggio sarà il turno di Captain America - Civil War. Se da una parte penso che i due supereroi DC abbiano raggiunto da decenni il rango di icone pop e, nonostante le molteplici metamorfosi sulla carta e sul grande schermo, suscitino un enorme interesse per il solo fatto di vederli in un unico film, dall'altra la Disney/Marvel ci ha abituati negli ultimi anni a un universo cinematografico (il Marvel Cinematic Universe o MCU) sempre più interconnesso e ricco, tanto che è difficile prevedere quale dei due andrà meglio. C'è chi dice che il vero fenomeno sia invece Deadpool, un prodotto a costo relativamente basso che punta più sul lato divertente dei fumetti, anziché questi kolossal fin troppo ridondanti. Non è un mistero tuttavia che l'MCU sia costruito sui grassi introiti di un pubblico che non sembra averne abbastanza, di supereroi. Ma non è dei film americani che vorrei parlare, poiché l'uscita che mi ha colpito di più, in questo 2016, è un film italiano: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.


Lo chiamavano Jeeg Robot è ambientato in Italia. Nella capitale, per la precisione. Enzo Ceccotti è un ladruncolo di Tor Bella Monica, ridotto a vivacchiare grazie a piccoli crimini, che grazie a una contaminazione da manuale si ritrova dotato di superpoteri: diviene fortissimo e in grado di rigenerarsi molto rapidamente. Il primo istinto tuttavia lo porta a rapinare una banca, in modo rocambolesco e molto poco eroico, segno che probabilmente non basta un grande potere per accendere in un uomo ormai non più giovane la consapevolezza di avere una grande responsabilità (ammesso poi che in un adolescente sia più facile). Enzo così continuerebbe a vivere alla giornata, se non fosse che incontra Alessia, figlia del suo ultimo "datore di lavoro", ossessionata dall'anime di Go Nagai Jeeg Robot, di cui vede in Enzo il protagonista Hiroshi Shiba. Come se non bastasse, il padre di Alessia era coinvolto in un'operazione malavitosa tra un clan camorrista e un piccolo boss locale, lo Zingaro, e ci vorrà poco affinché la situazione di Enzo si complichi e lo porti, in qualche modo, sulla strada del cambiamento.

lunedì 22 febbraio 2016

“FibroMialgia: Fa Male” a cura di Romina Tamerici


FibroMialgia: Fa MaleIl libro di oggi è diverso da ciò di cui solitamente mi piace parlare. Non c'è molto di fantastico; anzi, le storie qui presenti sono reali e io stesso ho avuto modo di conoscerne alcune. Parlo di FibroMialgia: Fa Male, un eBook curato da Romina Tamerici che raccoglie le testimonianze di alcuni malati di questa strana malattia.

Prima fra tutti Fabrizia Mialgo, comune amica, la cui storia di sofferenza è in primo piano e fa da filo conduttore a tutte le altre, ripercorrendo per temi comuni (la diagnosi, il dolore, la famiglia…) il percorso che ogni persona affetta da questa sindrome, in un modo o nell'altro, si trova ad affrontare. Ciò che mi ha colpito è come da queste pagine traspaiano vissuti così simili e allo stesso tempo così differenti; di come in molte testimonianze si ritrovino esperienze o sentimenti comuni e di come, spostandoci in un altro contesto, queste stesse esperienze siano vissute in maniera molto diversa. È il caso della famiglia, per esempio, che può essere sostegno e motivo di forza, oppure un luogo freddo in cui non si dà credito alle sofferenze.

Ho parlato due volte di sofferenza, credo. Come ogni malattia, come ci ricorda il titolo dell'eBook, la fibromialgia fa male. È più propriamente una sindrome (ma per chi volesse inquadrarla rimando piuttosto all'ottima introduzione scritta da Romina) e chi ce l'ha soffre di dolore cronico, intenso, continuo e senza reali possibilità di guarirne, almeno stando alle conoscenze mediche attuali. In questo è forse simile ad altre malattie ben più terribili. Il fatto, però, è che diversamente da queste la fibromialgia non è riconosciuta dallo Stato Italiano: non sono concesse esenzioni, non viene investito nella ricerca scientifica. La condizione del malato è quindi di disagio e di mancato riconoscimento, che spesso, soprattutto se non ha la fortuna di avere una famiglia o amici che si sforzino di comprendere, si tramuta in solitudine. La solitudine è una delle costanti, in questo libro, e non mi è difficile comprendere che quel “fa male” nel titolo non è riferito solo ai sintomi ma anche a quello che è il contesto in cui un malato di fibromialgia si trova a vivere.

E mi ha fatto rabbia…

lunedì 15 febbraio 2016

Video recensione di "La Maschera della Morte Rossa" di Edgar Allan Poe

Ormai mi ci sono messo di impegno, a pubblicare quasi un post al mese...


Oggi è la volta del settimo episodio di Un libro in due , la rubrica a due voci ideata insieme a Romina Tamerici (che, come al solito, ne ha già parlato sul suo blog), una sorta di sit-com letteraria in cui recensiamo, in maniera un po’ diversa da quella a cui magari siete abituati, libri letti da entrambi.

In questo caso, il libro, per essere precisi il racconto, non l'abbiamo nemmeno letto! Ne abbiamo ascoltato ben due audio letture: l'una, integrale, di Ménéstrandise Audiolibri e l'altra, trasposta in forma di monologo teatrale, di Giancarlo Giannini. Abbiamo poi letto una graphic novel firmata Rocchi-Dell'Olio ed edita da Kleiner Flug, che in qualche modo non si limita a sommare uno strato visuale alle terrificanti atmosfere di Poe, ma utilizza alcuni elementi del racconto originale per costruirci qualcosa di ben diverso nei toni e nella struttura narrativa, nel bene e nel male. La graphic novel era quella che ho mostrato la scorsa volta per le votazioni, per cui mi scuserete se abbiamo sforato un pochino, ma in fondo, se ci seguite, non dovrebbe stupirvi.

Però, il vostro parere ci interessa! Vi sarete accorti che abbiamo iniziato a contenerci, tagliando qua e là per ottenere dei video che forse censurano alcuni dei nostri momenti più simpatici, ma allo stesso tempo dovrebbero risultare molto più dinamici e comprensibili. Insomma, diteci se stiamo percorrendo la strada giusta.

Infine, chiedo scusa a Italo Calvino. Chi vuole sapere il motivo dovrà guardarsi il video.

Vi lascio quindi alla nostra video recensione, ricordandovi che è possibile esprimere un voto qui, sotto il post di Romina o su Youtube, sul libro che vorreste vedere da noi recensito tra due mesi esatti. Ce ne sono di tosti!

Buona visione!


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