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lunedì 29 giugno 2015

"Quando il Diavolo ti Accarezza" di Luca Tarenzi

Inizialmente ero scettico. Con angeli, goccioline di sangue e carezze nel titolo, questo libro sembrava uno dei tanti paranormal romance per cui onestamente non provo interesse. Poi sono cambiate un paio di cose: ho "conosciuto" Tarenzi con l'ottimo Godbreaker e Angelize di Aislinn mi ha mostrato come gli angeli possano essere amorevoli come una mazzata si denti. Così mi sono deciso, l'ho letto ed eccomi qui a parlarne.

Quando il Diavolo ti Accarezza è la storia di due ragazzi, Arioch e Lena. Il primo in realtà è un demone votato al compimento di un efferato assassinio, mentre lei è una normale ragazza, studentessa (e lavoratrice) al secondo anno di veterinaria. I due si incontrano in Piazza Duca d'Aosta a Milano, poco dopo l'evocazione, non esattamente sotto i migliori auspici poiché un angelo, in tutto il suo splendore, è in procinto di restituire Arioch alla polvere.

Chi ha voluto l'evocazione del demone lo scopriremo poco alla volta, mentre i due protagonisti si invischiano sempre più in un intrigo che coinvolge le alte sfere... letteralmente! Da quel poco che mi ricordo del Paradiso aristotelico-dantesco, Tarenzi mantiene il complesso sistema in cui i teologi si sono divertiti a inserire gli angeli. Gli angeli stessi sono esseri primordiali e istintivi, ma con un forte senso di appartenenza alla propria schiera. Occasionalmente quelli di rango inferiore scendono sulla terra, per svolgere i loro compiti, e così è il caso di quello che aspetta Arioch al varco, la cui missione è proteggere colei che il demone è vincolato a uccidere, in forza del patto di sangue che l'ha richiamato in terra.

mercoledì 10 dicembre 2014

Jacek Dukaj - La Cattedrale

Esiste sempre un margine di errore, nel bene o nel male, quando si acquista un libro senza sapere davvero di che si tratta. La Cattedrale non è un romanzo, né una raccolta originale di racconti. Si tratta di una selezione di tre racconti lunghi dell'autore polacco Jacek Dukaj, a opera dell'editrice Voland. Si inserisce infatti nell'obiettivo della suddetta di tradurre e far conoscere in Italia la letteratura in lingua slava, anche contemporanea e fortunatamente anche "di genere". Dukaj scrive infatti fantascienza, con un taglio diverso dai soliti temi e stilemi propri degli autori anglosassoni.

Immagine tratta dal cortometraggio Katedra di Tomasz Bagiński

La Cattedrale è tratto dalla prima raccolta dello scrittore, edita nel 2000, da cui è stato tratto un cortometraggio animato. Il protagonista è un prete, incaricato dalla Santa Sede di esaminare alcune prove nell'ambito di un processo di beatificazione. Viene così spedito fra gli Ismiraidi, un gruppo di planetoidi in transito in un vicino sistema solare raggiunto dall'umanità. Fra i misteri degli Ismiraidi, il più grande è una costruzione in cristalvivo, solo parzialmente frutto di programmazione consapevole, che negli anni si è sviluppata fino a costituire una cattedrale. Man mano che gli Ismiraidi si avvicinano al punto di non ritorno, il prete lavora alla soluzione dei suoi interrogativi, sotto il fascino del gioco di luci e ombre dell'imponente edificio.

venerdì 7 febbraio 2014

Aislinn - Angelize

"Ci stanno gli angeli che ammazzano la gente!" (Anonimo recensore)

Non è facile chiacchierare del libro di una persona che conosco, che occasionalmente legge il blog e a cui si drizzeranno le ali quando leggerà il titolo di questo post. Fortunatamente mi capita pochissimo, nel caso ci si adatta.
Dopotutto eri stata avvertita.

martedì 28 gennaio 2014

Neil Gaiman & Terry Pratchett - Good Omens

Mi sono appropinquato alla lettura di questo romanzo con un misto di scetticismo e venerazione repressa per due mostri sacri del fantastico. Il primo, Gaiman, all'epoca era noto principalmente per la serie a fumetti Sandman, la raccolta Smoke and Mirrors (l'unico altro suo libro che ho letto) e doveva ancora scrivere le opere per cui è più noto. Il secondo, Pratchett, all'epoca aveva già pubblicato la prima manciata di libri del Mondo Disco. È con questi due autori che avevo a che fare, non con le loro proiezioni future - che poi sono il presente. Questa premessa è d'obbligo, poiché per entrambi credo si possano indicare altri titoli fra i libri da consigliare. Eppure, trovo che il risultato non sia per nulla inferiore alla somma delle parti, né si può ignorare l'influenza di questo libro nel fantasy, specialmente di area urban. In chiusura a questa lunga premessa, ringrazio Maria e le altre partecipanti del gruppo di lettura, sia per l'opportunità di non rimandare, una volta tanto, questa lettura, sia perché farò frequenti riferimenti alle discussioni avute con loro.
Signore e signori... sigla!

A sinistra edizione US, a destra quella inglese. Trovate le differenze!

giovedì 10 ottobre 2013

Il castello di Devín

Lo hrad Devín si raggiunge in autobus in circa 15 minuti. Ci sono altri due modi per raggiungerlo: via Danubio, tramite uno dei traghetti che partono da Bratislava (ma il biglietto è A+R e si rischia di avere poi poco tempo per godere della bellezza naturalistica del posto), oppure via foresta, a piedi. Il castello è situato a Devín, ridente villaggio appena fuori città. Con "villaggio" intendo un insieme di case con un ufficio postale e un solo negozio, se si escludono le (poche) attività commerciali indirizzate ai turisti.

IMPORTANTE: Non programmate di andarci di lunedì, perché in Slovacchia a quanto pare tutte le attrazioni turistiche chiudono il primo giorno della settimana.

Il castello, manco a dirlo, si erge in una posizione strategica - un tempo per resistere alle orde nemiche, oggi per attrarre turisti come il sottoscritto. Edificato su una collina che domina il punto in cui la Morava confluisce nel Danubio, è circondato da una rigogliosa foresta che concede alla località un relativo isolamento dalla civiltà (ma non dai campi coltivati dal lato opposto del fiume).
Come tutte le costruzioni antiche, le rovine che sono visitabili oggi sono frutto di epoche diverse. Il primo insediamento fortificato risale all'epoca romana. Le più antiche fonti scritte a menzionare il castello risalgono al nono secolo. A quei tempi, la Grande Morava era una potente nazione slava, che spesso e volentieri si scontrava con Franchi, Mongoli e altri popoli con interessi più o meno velati di conquista e devastazione. In tempi più recenti, divenne una delle fortificazioni più importanti all'epoca del Regno d'Ungheria (ricordiamo che Bratislava ne fu capitale), tanto che resistette persino agli Ottomani. Fu anche feudo dei Báthory, nobile famiglia tedesca a cui apparteneva una certa Erzsébet Báthory*, condannata a morte per stregoneria e divenuta successivamente una figura importante nell'immaginario vampiresco. Il castello fu infine distrutto dal solito Napoleone, e oggi non ne restano che le rovine.

martedì 27 agosto 2013

NativiDigitali #5: Narrativa mitologica

Ogni tanto, sapete, mi piace promuovere qualche ebook nato per il formato digitale. Oggi vi presento un ebook di Andrea Viscusi, in rete Piscu (come lo chiamerò di qui in avanti, per simpatia), che potete comodamente reperire sul suo blog mentre leggete le mie impressioni.

Mytholofiction di Andrea Viscusi


I sei racconti inclusi in questa raccolta sono accomunati da un legame con la mitologia, religiosa e non (o meglio, con la religione di oggi e quella che ha smesso di essere considerata tale). Come forse avrete intuito, il mito è fra i miei interessi e quindi è del tutto naturale che abbia dato una spintarella a questo libretto, pescandolo anzitempo dalla coda di lettura.

Si comincia subito con Alleanza, una rivisitazione di uno degli episodi più controversi dell'Antico Testamento. Un giorno il buon Dio chiede ad Abramo di sacrificargli l'unico figlio, Isacco, salvo poi fermarlo prima che compia il gesto. Sull'episodio sono stati spesi fiumi d'inchiostro. Qui il narratore non è il compilatore della Bibbia ma lo stesso Isacco, il quale ci racconta alcuni interessanti risvolti della vicenda che nella tradizione sono taciuti.

Nimby è il secondo racconto e non posso dire molto, nonostante sia forse quello che più ho apprezzato. È l'unico racconto fantascientifico, genere forse più congeniale all'autore, se non altro per la sua passione per Fredric Brown che qui si intravede. Siamo alle prese con uno dei misteri dell'antichità, qui risolto con arguzia e un capovolgimento tipico del grande maestro del racconto breve.

mercoledì 31 luglio 2013

L'apoteosi, ovvero come venire ammessi all'Olimpo (e ingannare la morte)

Uno degli aspetti più affascinanti - e in prima analisi pericolosi - di Godbreaker (romanzo che ho recensito nel post precedente) è la presenza di parecchie divinità fra i dei personaggi. Uno dei tre protagonisti è un Dio, di età più che rispettabile (4000 anni). Benché la presenza di esseri soprannaturali non è nuova nella letteratura fantastica, è chiaro che un essere divino in qualche modo trascende il mondo terreno alle cui regole, chi più e chi meno, anche i mostri debbono sottostare. Sono gli Dei a stabilire le regole, e anche se ciò non impedisce l'esistenza di poteri superiori, fa una certa differenza.

In Godbreaker incontriamo divinità di vario tipo. La maggior parte sono Dei della Terra, ovvero esseri di origine terrena, nati fra gli uomini, che hanno trasceso la propria natura mortale mediante un processo di rinascita nella nuova forma. Come si diventa Dei? Ci sono momenti in cui un umano riesce a lambire l'essenza divina. Può capitare a un artista in un momento di ispirazione, oppure a un guerriero sul campo di battaglia. In alcuni casi, l'identificazione con il divino è talmente intensa da provocare, mediante un processo di rinascita, il superamento dei limiti umani.
Questo, grossomodo, quanto dice Tarenzi. Vediamo ora come, nel mondo Classico e oltre, viene presentato questo processo, il cui nome è apoteosi.


Flectere si nequeo Superos...


Raffigurazione di Kyngdoc
Nell'antica Grecia gli Dei scendevano spesso e volentieri fra gli uomini. Vi fu un'epoca, l'Età dell'Oro, in cui le due stirpi vivevano insieme. La fine di quest'epoca è sancita con l'inizio del dominio di Zeus, che crea Pandora e la invia con tanti saluti agli uomini (che però hanno il fuoco). In questo periodo di transizione viene stabilito che l'umanità interagirà con i Celesti attraverso il sacrificio: la separazione appena sancita è definitiva.

Gli Dei, tuttavia, sono al di sopra delle regole. Zeus primo fra tutti, che si divertirà a disseminare rampolli in lungo e in largo con le sue scappatelle. E con i figli (e figlie, suppongo) iniziano i problemi. Finora tutto ciò che è divino è originato dalla stirpe dei Titani, a loro volta figli di Urano*; ora sulla Terra ci sono esseri a metà fra i due mondi, i Semidei appunto.
I Semidei più famosi sono sicuramente Dioniso ed Eracle. Dioniso, il Dio straniero, è la mia divinità preferita e magari un giorno ne parlerò. Eracle è noto a tutti, se non per la sua tragica fine, per le sue dodici fatiche - trasposte più volte, sia al cinema che in televisione. Entrambi, al termine della loro avventura terrena, saranno "promossi" e ammessi sull'Olimpo dove potranno cibarsi di nettare e ambrosia. Altri saranno più sfortunati, come il povero Achille: ricordato per sempre ma costretto a essere un'ombra tra i defunti per l'eternità - rimpiangerà la sua scelta. Non basta quindi il sangue divino a suscitare la benevolenza di Zeus, che in ultima analisi ha l'ultima parola su chi può essere ammesso in famiglia.

venerdì 1 marzo 2013

A caccia di streghe!

Ecate, divinità lunare e psicopompa
Mi sono molto divertito leggere le vostre preferenze in materia. Quello della stregoneria è un problema storico di non poco conto, principalmente per due motivi: perché è un fenomeno di lunga durata, che non si esaurisce in un periodo circoscritto e ben definito, e per la difficoltà di attingere a fonti affidabili. Lo stesso termine "strega" è una definizione estremamente generica, come vedremo, e nel ricco folclore italiano le streghe portano nomi diversi: janare, masche e altri ancora. Riguardo le janare, potete leggere l'ottimo approfondimento di Nick.
Ma non è del folclore che voglio parlarvi, bensì di quelle che sono le radici della stregoneria.

Innanzitutto, perché streghe? Il nome latino, nella sua accezione più generica, è maleficae e ha, come molti altri nomi legati alle arti magiche, un maschile. Esistono gli stregoni, i malefici, che però sono molto rari e spesso benevoli verso il prossimo. La stregoneria, di per sé, non ha accezione negativa. È una forma di magia "bassa", naturale, senza effettiva conoscenza dei complessi meccanismi che stanno dietro la magia "alta", bianca o nera che sia. Un'efficace analogia (non mia) è quella della differenza tra un bambino che aziona l'interruttore e un elettricista che compie la medesima azione. Nonostante la strega pratichi un vasto assortimento di riti e abbia, molto spesso, conoscenze pratiche di medicina, erboristeria e di altre scienze naturali, al suo confronto il mago è uno scienziato - perlomeno in un'ottica pre-scientifica. C'è dunque una differenza tra stregoneria e magia, così come tra magia bianca e magia nera, ma queste definizioni sono strettamente legate al periodo in cui se ne tratta. Nell'antichità, per esempio, è difficile distinguere fra mago e sacerdote, mentre al giorno d'oggi un simile paragone sarebbe accolto dalle risa. Eppure, gli antichi indovini romani, gli auguri e gli aruspici romani, lo stesso pontefice massimo (ruolo poi assunto dall'imperatore) erano figure sacre e pubbliche, che nessuno si sognava di discriminare fino all'avvento del cristianesimo.

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