Giusto ieri girovagavo per il Museo del Novecento, che, colpevolmente, non ero mai andato a vedere. Vero che molte opere le avevo già viste nella sede precedente, ma come scusante non poteva durare in eterno.
Vi risparmio i dettagli della collezione. Non vi risparmio però un piccolo dettaglio nascosto in una sala che, se ho ben capito, raccoglie materiale di non so quale archivio. All'interno di una teca sul fondo, a destra, c'è una copia (n.46 anno III) di questo giornale studentesco: La Fiamma Verde. Ciò che mi ha colpito è un trafiletto scritto da un anonimo liceale di Pavia.
Siamo nel 1921, tre anni dopo la conclusione della guerra più devastante mai combattuta fino ad allora. Lenin era ancora vivo, e con lui la rivoluzione. In Italia il socialismo era in crescita ma un piccolo gruppo guidato da un ex dirigente dello stesso partito stava forse già pianificando una marcia sulla capitale. Forse l'attesa era palpabile. La ricostruzione (in meglio) dopo la distruzione.
Cose di questo tipo.
Cose di questo tipo.
