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domenica 2 giugno 2013

Digressioni orientali

Stavo riflettendo sulla prossima avventura di Kassir, la prima da potersi definite tale, dato che i due racconti finora pubblicati hanno il respiro di uno spot pubblicitario. L'idea alla base è molto semplice: rivoltare tutto, buttare via la premessa e potenziare un po' il lato avventuroso della faccenda.

Non chiedetele di sposarvi!
In una pausa tra le mie elucubrazioni, ho ultimato la lettura di Dark Agnes, donna di spada, volumetto edito da Elara che riporta cinque racconti di due dei personaggi meno noti usciti dalla penna di Robert E. Howard. Mi fa un po' strano iniziare qui la mia conoscenza dello scrittore che ha creato personaggi ben più conosciuti, come il buon Conan. I cinque racconti sono di ambientazione storica, con qualche contaminazione fantasy bene inserita nel contesto. Dark Agnes è una donna che per fuggire a una realtà di oppressione al servizio del padre padrone e del disgustoso marito che gli ha procurato, fa una carneficina e diventa un'avventuriera. Un personaggio insolitamente lontano dagli stereotipi del genere, che però non riuscì a pubblicare (forse anche per questo nel terzo racconto fa capolino la magia). 
Diverso discorso per Cormac FitzGeoffrey, guerriero
Ditemi se non fa paura.
irlandese che si reca in Outremer dopo la fine della terza crociata. L'Irlanda non era un posto pacifico, tra dispute feudali e incursioni vichinge, così Cormac cresce come un barbaro votato alla battaglia e la sua insegna è un teschio dipinto di bianco.
Mentre Agnes è uno degli ultimi personaggi di Howard, Cormac visse immediatamente prima della comparsa di Conan - ed è abbastanza monolitico, con una sola espressione e una propensione a falciare uomini. L'ambientazione di Outremer è evocativa ed esotica. In quelle terre si sono avvicendati i popoli più disparati, fin dalla notte dei tempi. È una terra di sangue e leggende. Sangue, soprattutto.

Così, senza nessun motivo apparente, qualcosa è scattato e sono indeciso sul brano da allegare per completare il post. Qui subentra una certa indecisione, come al solito, e fra i tre ho scelto il gruppo meno... orientale. Il cantante però è norvegese, e Cormac è gaelico-normanno.
Misere scuse, lo so, ma questo passa al convento!


mercoledì 13 marzo 2013

Anticipazioni #8

Bando ai preamboli, a voi i prossimi argomenti:
  • Si parte subito con una nuova rubrica, il cui nome è preso in prestito da un grande storico dell'antichità: Vite Parallele. Il primo giro è gratis, poi si vedrà!
  • Chi è normale? Dato che sono stufo di essere frainteso, vediamo di chiarire il significato di questa parola tanto semplice quanto insidiosa.
  • Se la sorte mi sorride, qui potrebbe capitare il prossimo racconto del giovane pastore Kassir. Tra il dire e il fare c'è di mezzo una pesante revisione, ma sono fiducioso di riuscirci.
Ecco, qui mi fermo. C'è un post a sorpresa che balla, ma conto di inserirlo in caso abbia bisogno di prendere tempo.
Nel frattempo, vi lascio con la raccomandazione di fare ogni tanto un giro su Il futuro è tornato! Mi sono deciso a inserire un piccolo banner di lato, per dare la giusta visibilità. Prima o poi verrà il momento di fare qualche pulizia, un leggero riordino e, chissà, capire un po' meglio come impostare la navigazione nel blog...
Ma questo discorso è incidentale - cliccate sul link per leggere una mia recensione in esclusiva!

mercoledì 6 febbraio 2013

Sabbia

Si narra che il Sole splenda sul deserto di Roq per vendicare un antico torto, prosciugandolo e uccidendovi tutti gli animali. Solo in seguito vi si insediarono le tribù di predoni, che vivevano di ruberie e saccheggi, e si diceva vi nascondessero i propri tesori. Alcuni studiosi, tuttavia, negano che vi siano mai stati torti o ricchezze, ma che tutte le storie e leggende relative a esso traggano origine da fatti di sangue...

Un giorno, mentre vagava sotto il sole di Roq, il giovane Kassir raggiunse un'oasi dove si erano accampati alcuni predoni, cinque in tutto. Si avvicinò con circospezione. Il loro capo, guercio e con un torace possente, lo chiamò: «Avanza, pastore. Siedi con noi! Mangerai e berrai insieme a noi, il prezzo lo stabiliremo alla fine.»
Kassir si sedette e si rinfrescò, accettando quanto gli veniva offerto. Era però preoccupato dal prezzo che avrebbe dovuto pagare. Dovete infatti sapere che gli uomini del deserto erano avidi e spregiudicati, tanto pronti al riso quanto lo erano alle feroci incursioni nei villaggi ai margini del deserto, che depredavano di ogni ricchezza.
A sua volta, il giovane volle condividere con i briganti il vino speciale che portava con sé, ottenuto come pagamento per i servigi offerti a un mercante. L'otre fece il giro dei presenti e Kassir sperò che fosse abbastanza da lasciarlo andar via indenne.
Alla fine del pranzo, il capo volle raccontare una storia. Roteò uno spiedo ancora gocciolante e disse: «Quando ero giovane vivevo in un villaggio, tra pastori. La terra era arida né dava frutti. I fratelli erano magri e mia madre, per ingannare la morte, vendette le sorelle per procurarci da mangiare. Mio padre era scomparso che nemmeno lo ricordo, lasciandoci soli in condizione di povertà e debolezza. Un giorno ci fu una scorreria. I guerrieri, impietositi dalla nostra situazione, risparmiarono mia madre e si portaron via uno di noi. Da allora vivo nel deserto e non sono mai tornato al villaggio. Una volta incontrai un fratello. Si era costruito una casa poche leghe a nord di qui, troppo vicino al deserto.» Il predone sputò sulle braci. «L'ho sventrato dov'era, ho posseduto la sua donna e razziato i suoi averi. Certi uomini non imparano. Io sono nato debole, ma ora sono un capo. Ora sono forte!»
La modesta orda acclamò il condottiero, issando l'otre per un secondo giro. Intonarono un canto sguaiato. Terminate le sconcezze, il capo si piegò verso l'ospite, fissandolo con l'occhio buono. «Ora tocca a te, pastore. Raccontami la tua storia.»
Kassir non esitò e cominciò subito il racconto: «Sono nato in un villaggio slle colline Siffar, in una famiglia di pastori. Ricordo le scorrerie di predoni, ricordo la carestia di cui gli anziani parlano con terrore per spaventare i bambini. Un giorno chiesi loro il permesso di viaggiare in cerca di fortuna, e lo ottenni. Da allora girai il mondo. Vidi terre fertili, bagnate dal fiume, e villaggi che non conoscevano la fame. Così seppi che il mio popolo era nato debole, vittima dei predoni e ignaro della fortuna delle altre genti.»
Mentre il giovane parlava, i briganti bevevano, mangiavano ancora e si sbeffeggiavano l'un l'altro. Solo il capo sembrava attento alla sua storia.
«Quando tornai a casa, mi fu presto chiaro che erano questi i nemici che riducevano il mio popolo in povertà. Un popolo è come sabbia. Non ha forma. Se però è chiuso in un contenitore, come quell'otre, ne prende la forma. Il nostro otre è dato dal deserto, dal sole e dalle scorribande.»
I predoni reagivano con minor vigore. Si muovevano con lentezza, i loro versi erano privi di senso. Il capo, faticando a tenere l'occhio aperto, rombò: «Pensi questo, pastore? Ebbene, io ti dichiaro debole come eri quando hai lasciato il villaggio. Consegnami ciò che possiedi, poi potrai ritornare al villaggio sul fiume.»
Il capo si alzò agitando lo spiedo, che però gli sfuggì di mano. L'uomo  tentò di afferrarlo, ma si sbilanciò e rotolò anche lui a terra. Disteso sulla sabbia, guaì: «Cane! Cosa mi hai fatto?»
Kassir si avvicinò. Lentamente. Raccolse da terra lo spiedo e disse: «Non dare la colpa a me. Sei caduto vittima della tua stessa debolezza, accettando il dono di un innocuo pastore. Avresti dovuto prima ascoltare il racconto, ora io porrò fine al tuo comando.»
Pronunciate queste parole, Kassir lo trafisse e fece lo stesso con i suoi compagni. Dopo si riposò, lasciando passare le ore più calde. Verso sera si avviò verso le colline, portando via tutto ciò che di valore avevano i predoni.
Kassir aveva inferto un primo taglio all'otre.

Cratere di Aristonothos. Accecamento di Polifemo

martedì 18 dicembre 2012

I natali del pastore Kassir

Post sul filo del narcisismo* - ye be warned!

Il racconto pubblicato sabato era un esperimento.
È andata più o meno così.
Qualche tempo fa, mentre ragionavo sulla possibilità di scrivere alcune storie ambientate nel mio mondo fantasy, iniziai a scrivere una storia un po' diversa dalle (mie) solite. Il genio nella lampada magica, se vogliamo, raccontato a modo mio. Iniziai a scrivere questa vicenda e la portai a termine, evento da non sottovalutare. Il risultato era sufficientemente distante dall'idea originale da farmi comprendere che non potevo scrivere un racconto da "Mille e una notte", se non altro perché non avendo letto le novelle arabe non potevo neanche fare sfoggio di chissà quale abilità mimetica.
C'era però qualcos'altro che bolliva in pentola.

Immagine di Karbo.
Nella mia ambientazione fantasy ho previsto un popolo esotico, per la verità ispirato all'antica Persia più che all'Arabia. Quale che sia, questo popolo entra (marginalmente) nel romanzo-che-sarà, ma proprio per questo è meglio che i pochi dettagli che emergeranno poggino su una base solida. Una collocazione geografica, un minimo di storia*... e una mitologia.
Qualcosa che facesse parte di una tradizione popolare.
Qualcosa tipo un eroe.
Oddio, forse eroe non è proprio la parola giusta!

sabato 15 dicembre 2012

Incontro fra due viandanti. Un racconto.

In questi giorni ho avuto poco tempo da dedicare ai nuovi post.
Per passare il tempo, così, un piccolo assaggio.


Alla ricerca della ricchezza

Quando la carovana raggiunse l'oasi, qualcuno li aspettava.
Un uomo, azzimato e ansante, si avvicinò e disse: «Salute a te, straniero. Vengo da una terra lontana, e ho intrapreso questo lungo viaggio per arricchirmi. Sono un mercante. Poiché non vedo altro che deserto in ogni direzione, puoi indicarmi un mercato dove vendere le mie sete e le spezie?»
Lo straniero, di parecchie lune più giovane, si alzò e rispose: «Salute a te, mercante. Sono un pastore. Vengo da quelle colline laggiù, anch'io sono in viaggio per arricchirmi. Proseguendo verso l'alba,troverete una terra rigogliosa, attraversata da un fiume, e una città i cui abitanti sono ricchi ma sempre bisognosi di mercanzie.»
«Non capisco, pastore» disse il mercante, stupito dalla risata del giovane. «Perché ti allontani da una terra così piena di opportunità, dopo aver lottato, come tu dici, su quelle aspre colline? Provo pietà per te, che manchi d'astuzia e non sai riconoscere la ricchezza.»
Il mercante concluse con uno sbuffo, la piuma ondeggiò sul suo copricapo.
«Io, invece, ti invidio» disse il pastore, con leggerezza. «Prima di raggiungere la città dovrai attraversare il deserto di Roq, e lì i predoni ti libereranno dal tuo fardello. Se ci incontreremo di nuovo sarai di certo più povero, ma anche più astuto. Addio!»
Pronunciate queste parole, il pastore si avviò verso il tramonto.
Il mercante si guardò intorno, spaventato. Era convinto di scorgere feroci predoni dietro ogni duna. Una volta tornato alla carovana, fece cenno ai carri di invertire la marcia.

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