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lunedì 24 giugno 2013

La Ruota del Tempo, III parte


I personaggi sono molto importanti nell'economia di una storia, perché creano un legame emotivo con il lettore, che può gioire o soffrire come se si trovasse ad affrontare le stesse prove. Per questo i personaggi devono essere vivi, credibili e interessanti. Se ho imparato qualcosa leggendo fantasy, è che non basta creare un mondo pieno di mirabolanti effetti speciali per rendere interessante una storia; a volte non è nemmeno necessario. Jordan ci riesce? Posso solo dire la mia. Sebbene egli non sia né un innovatore né un imbrattatele - quelli che "dipingono con le parole", è riuscito a mettere in piedi un cast solido e rispettabile. Ci sono stati momenti, nei libri centrali (dal settimo al decimo) in cui ho pensato di abbandonare la lettura perché troppo prolissa. Mi hanno trattenuto due fattori: la scommessa che, nonostante le lungaggini, si sarebbe arrivati alla conclusione e l'affetto che nutrivo per alcuni dei protagonisti.

The Wheel of Time ha un numero di personaggi da capogiro: oltre 2000, includendo anche coloro che saranno dimenticati nel giro di due paragrafi. Alto è anche il numero di narratori, poiché la storia è raccontata da svariati punti di vista. Se però vogliamo ridurre al nocciolo il novero dei protagonisti, isolandoli per importanza nella trama principale, arrivo a contarne quattro, tutti provenienti dallo stesso villaggio.

mercoledì 12 giugno 2013

La Ruota del Tempo, II parte


I Fiumi Gemelli, abbiamo detto. Uno sguardo alla mappa, viene subito da pensare alla Terra di Mezzo, con i Fiumi Gemelli al posto della Contea e il Tenebroso che dimora a nord anziché a sud-est*. Quando stavo ancora leggendo L'Occhio del Mondo, credo di aver presentato a un amico questa saga come "Il Signore degli Anelli ma con le nazioni". La seconda cosa che balza all'occhio, mantenendo il professor Tolkien come unico riferimento, è che la mappa ha dei confini al suo interno. Questa scelta, sconsigliata su tutti i forum in cui si discute di come non dovrebbe essere una cartina fantasy, permette di avere fin da subito l'impressione che questo mondo sia molto più popoloso - e bellicoso. Già, perché se non c'è un unico Re o Imperatore a rivendicare il controllo del mondo, è chiaro che prima di combattere il Tenebroso il nostro futuro Drago rischia di finire nel mezzo di una guerra.

Per fortuna Jordan non è Martin e nei 14 libri viene lasciato davvero poco spazio alle scaramucce di confine. Ci sono però situazioni pericolose, soprattutto quando c'è qualcuno che si proclama Drago. Soprattutto se è un falso Drago. I giovani dei Fiumi Gemelli lasciano la loro oasi isolata e felice per affrontare il mondo, libro dopo libro. I reami attraversati hanno differenze culturali e caratteristiche proprie, credo che valga la pena di mostrarvene qualcuno. La premessa, doverosa, è che anche qui si prosegue sul solco della tradizione europeo-medievale, sia nelle modalità di combattimento sia nello stile di vita - ma senza una vera e propria religione.

lunedì 10 giugno 2013

La Ruota del Tempo, I parte



Il genere fantasy è comunemente associato a trilogie, o comunque cicli di più libri che seguono una stessa storia o le avventure di uno o più eroi. Lasciando un attimo da parte la trilogia, divenuta quasi obbligatoria dopo il successo del professor Tolkien, si ha l'impressione che certe storie non sia soddisfacente rinchiuderle negli stretti limiti di un romanzo. Quella scritta da Robert Jordan è una delle opere più imponenti da questo punto di vista. 14 libri, per un totale di quasi 12000 pagine in 23 anni di pubblicazioni. Lì in mezzo c'è anche la morte dello scrittore. Gli ultimi tre volumi, in origine pensati come un unico mastodonte, sono così stati completati grazie a Brandon Sanderson, astro nascente del fantasy, e agli appunti lasciati da Jordan prima di lasciarci.

Di simbolismo ce n'è a bizzeffe
The Wheel of Time è la storia del nostro mondo in un'altra epoca, un epoca in cui, a seguito di un cataclisma avvenuto 3000 anni prima, l'umanità ha costruito i suoi regni in attesa di una nuova guerra contro le tenebre. Il Tenebroso (Dark One), entità maligna che corrompe il mondo, al termine di ogni era si scontra con il campione della Luce, ovvero il Drago. È bene notare che, mentre il Tenebroso è un'entità esterna alla Tessitura (Pattern), ovvero la trama che lega i fili del mondo e degli uomini, il Drago viene eletto tra gli uomini. La Luce è invece un'entità astratta, che non prende mai forma in un qualche tipo di divinità; è la Ruota a tessere i destini degli uomini, ciclicamente epoca dopo epoca. Nonostante non ci sia una vera e propria religione, molti dei popoli hanno una loro spiritualità. L'opera ne è intrisa, dato che uno dei presupposti della Ruota del Tempo è che le anime dono destinate a reincarnarsi, perlomeno quelle che sono a essa legate. Il Drago, al di là del suo destino, ha il potere di influenzare direttamente la Tessitura da cui è scaturito, e così è anche per altre persone chiamate Ta'veren.

lunedì 29 aprile 2013

La Ruota del Tempo gira, gira...

“La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito; ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere. In un’Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, un’Epoca ancora a venire, un’Epoca da gran tempo trascorsa’, il vento si alzò nelle Montagne di Nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.”

E dalle montagne di nebbia, il vento proseguì verso ovest, attraverso la Piana di Almoth e Capo Torman, sopra i resti di una grande battaglia, e verso l'Oceano Aryth. Lì si scontrò con le vorticose correnti marine, dando non pochi problemi alla nave Argo, salpata da chissà dove per giungere infine nella ridente città di Falme...

Chi non conosce La Ruota del Tempo alzi la mano. La spiegazione semplice è che si tratta di una saga  fantasy scritta dal compianto Robert Jordan, che si articola in quattordici romanzi - gli ultimi tre scritti e pubblicati postumi, grazie all'opera encomiabile di Brandon Sanderson. Non spenderò troppe parole a riguardo, perché non avrebbe senso. Mi limito a dire che è la ragione per cui, quando ho tra le mani un nuovo libro, sparisco e tutta la mia energia emotiva viene prosciugata* dalla lettura. Fortunatamente è l'ultimo, perché di questo passo non avrei retto: quando ero studente potevo dedicare alcuni giorni esclusivamente alla lettura, adesso come farei?
Fortunatamente è la conclusione, e che conclusione!
No, non dico nulla.
Aggiungo solo una piccola ipotesi (non mia, se ne parla qui) per stuzzicare gli estimatori.

Non fa impressione? Opera amatoriale.
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*
Che poi è la ragione per cui ho rinviato tatticamente l'acquisto e che mi fa guadagnar tempo per il prossimo post promesso.

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