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giovedì 18 dicembre 2014

Acheron Books e il made in Italy venduto in tutto il mondo

Per altre forme artistiche, è semplice varcare il confine, quasi immediato con gli strumenti del web. Un artista emergente può farsi conoscere tramite Deviantart e promuovere le sue opere in tutto il mondo, istantaneamente. Un musicista può condividere i suoi brani su Jamendo e sulla stessa piattaforma controllarne lo sfruttamento commerciale, senza perdere tempo con bollini e borderò. Questo perché musica e arte (illustrazione, grafica e quant'altro) sono linguaggi perlopiù universali, che è possibile veicolare su una miriade di canali, portali e social network. Per la letteratura, invece, esiste una barriera linguistica, che, intendiamoci, è tutt'altro che insuperabile, ma richiede uno sforzo, anche economico, maggiore. Perché un libro va tradotto.

Un tempo, il mercato dei foreign rights era unidirezionale; solo pochi autori italiani riuscivano a interessare gli editori stranieri, in particolar modo di area anglosassone. Oggi, si assiste a una serie di iniziative per abbattere questa barriera in un modo più o meno naturale, facilitando il passaggio dei nostri libri sugli scaffali di tutto il mondo. L'esempio più importante è il portale Books in Italy, dedicato alla promozione dell'editoria italiana, con un forte focus sui titoli di maggior successo commerciale e sugli editori più importanti. Ma non è questa l'iniziativa più interessante, quanto quella di tante piccole realtà che fanno del web, e del formato digitale, un mezzo privilegiato per lo sbarco nel mercato internazionale.


Parliamo di Acheron Books. Ne avevo sentito mezze notizie, fino a che non è stato lanciato il suo sito web. Acheron Books è uno dei molti editori nativi digitali nati in questi ultimi anni, con una missione precisa: sfruttare il formato eBook per diffondere in tutto il mondo libri prodotti in Italia. Acheron Books è un editore di genere, che si prefigge di pubblicare fantasy, fantascienza e horror direttamente in lingua inglese. I libri già pronti sono 6 e spaziano dall'horror radicato nel folclore nostrano al fantasy storico, valorizzando quindi le peculiarità della narrativa fantastica italiana. Allo stesso tempo, si tratta di narrativa moderna, più audace rispetto ai filoni che affollano le librerie, e pertanto più allettante per il pubblico internazionale, abituato a un'offerta meno asfittica.

Acheron Books nasce in questi giorni, con un sito web e 6 libri già pronti. Vi suggerisco di dare un'occhiata al catalogo. Fra gli autori cito Luca Tarenzi e Samuel Marolla, gran maestro dell'urban fantasy l'uno e veterano dell'horror radicato nel folclore lombardo il secondo, oltre al blogger e scrittore di ottima narrativa (e non narrativa) breve Davide Mana. La maggior parte dei titoli, forse uno solo non lo è, sono disponibili anche in italiano. Per chi volesse acquistarli direttamente dal sito è previsto fino a gennaio uno sconto del 30%.

Il nome Acheron richiama l'Acheronte, che separa il mondo dei vivi dall'Inferno dantesco. Sebbene non sia l'unica start-up a sfruttare le potenzialità del digitale, apprezzo la grinta con cui si inserisce in un mercato affollato, nella speranza che sia ricettivo agli autori italiani. Acheron è una casa editrice di nuova generazione, come molte fra quelle native digitali, e ritengo che sia più efficace rispetto alla vetrina generalista di Book in Italy. Allo stesso tempo, pur essendo piccola, parte con due autori già noti, uno dei quali ha partecipato ai ballottaggi preliminari del Bram Stoker award, ed è quindi già in grado di richiamare l'interesse.

In attesa di leggere qualcuno dei loro libri, auguro in bocca al lupo ad Acheron ricordando quanto diceva il vecchio Enea:

Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo
         (Se non posso smuovere gli Dei, sposterò l'Inferno.)

giovedì 26 dicembre 2013

A favore dei lettori non digitali: detrazioni al 19% sui libri cartacei


La cultura è un bene nazionale, su cui bisogna investire. Quante volte l'avete sentito ripetere? Così, come un ritornello, nel recente decreto legge "Destinazione Italia" c'è almeno una norma a incentivo della lettura. Come abbiamo visto un anno fa, nonostante la leggera crescita non si può dire che in Italia, dove meno della metà dei potenziali lettori legge almeno un libro nell'arco dei 12 mesi, ci sia un popolo di lettori. Non può che far piacere, quindi, una norma a incentivo della lettura.
Leggiamone insieme un brano.

Misure per favorire la diffusione della lettura

Per favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri cartacei è riconosciuta una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri muniti di codice ISBN, per un importo massimo di € 2000, di cui € 1000 per i libri scolastici ed universitari ed € 1000 per tutte le altre pubblicazioni.

martedì 3 dicembre 2013

#Petizione - I Bastardi Galantuomini di Scott Lynch in Italia

No, non ho mai letto Lynch. È svanito in una nuvola di fumo più rapidamente di quanto il mio interesse ci ha messo a formarsi. Diciamolo, la copertina del primo libro non era delle più invitanti. Quanto al seguito, mi dicono che sia già introvabile. Non ci sarà un terzo, a sentire la Nord che non ne ha comprato i diritti. Perché ne parlo, quindi? Perché è uno di quegli autori che è importante avere sugli scaffali, per evitare l'inghippo di credere che il fantasy sia rimasto fermo agli anni '50. Lo cita Abercrombie in un'intervista, fra gli scrittori che a suo parere dovrebbero essere tradotti (e in effetti lo è stato). Si tratta di bilanciare la fuoriuscita di lettori, che sempre più spesso leggono direttamente in inglese.

Il basso livello di serietà sotteso a scelte di questo tipo, come interrompere una serie o non pubblicare titoli che altrove hanno avuto un buon riscontro di critica e pubblico, nuoce soprattutto ai lettori e riduce la qualità di ciò che troverete sugli scaffali delle librerie. Se gli editori credono che il lettore tipo di letteratura fantastica abbia 13 anni, sarà più difficile trovare tematiche adulte e si moltiplicheranno i casi in cui un cervo si tramuta, nel corso della traduzione, in un unicorno.
Sul serio, un unicorno! Non si tratta di una svista: è una chiara politica editoriale, di chi deve averci presi tutti per dei cretini.

Bestie magiche a parte, arrivo al punto. La Leggivendola, che con questo si è meritata un'etichetta, ha creato una petizione rivolta alla Nord per la pubblicazione del terzo libro della serie di Lynch, che l'editrice non intende pubblicare.
In seconda istanza, credo si potrebbe manifestare l'interesse a un altro editore, ma qui le cose si fanno più complicate e ci vogliono numeri che poi si traducano in acquisti.
Se avete un minuto da perdere, basta cliccare sul link che ho nascosto poche righe sopra!

venerdì 25 ottobre 2013

La storia del cesso


Tutto iniziò a scuola. Ero in prima o seconda media, o forse la terza. La prof di quasi tutte le materie ci aveva chiesto una lista dei libri letti in un anno. A memoria ne citai più di cento, forse barando o più semplicemente considerando quei piccoli libricini con cui sono cresciuti i ragazzi cresciuti bene della mia generazione: Piccoli Brividi, Animorphs e quant'altro. C'era anche Asimov, di cui allora leggevo la Fondazione, e la prof mi chiese di spiegare di cosa trattasse. Ora, dovete sapere che questo genere di protagonismo personale mi ha sempre messo a disagio - e continuerà a farlo, nonostante sia controproducente e me ne renda conto. Fate finta che io non abbia un blog e tutto il resto. La prof, quindi, mi chiese di parlare. Io ero più o meno al centro dell'aula. Attaccai con la psicostoria, ovvero una disciplina futuristica che rendeva possibile, mediante modelli matematici, di prevedere lo sviluppo delle società umane su scala galattica. Il genere di cose che l'uomo della strada, ovvero il 95% dei miei allora compagni di classe, considera cazzate e che io invece facevo finta di apprezzare nella loro complessità. Ma si sa, a quell'età si è tutti un po' stronzi. Ho un'amica che alle medie ha vissuto l'inferno; io sono riuscito a sopravvivere senza scossoni - quelli sono venuti dopo. Parlai così della psicostoria, come richiesto. L'anno dopo avrei ripiegato su Manfredi e "Lo Scudo di Talos", ma continuava a non ascoltare nessuno.

lunedì 14 ottobre 2013

Alia, l'arcipelago del fantastico

Fotografia di craigletourneau

Dovrei presentarvi in poche righe cos'è Alia - L'arcipelago del fantastico, come (e quando) ne sono venuto a conoscenza e per quale ragione, se mi sentivo in dovere di parlarne, mi sono sempre limitato a citarla qua e là, in modo vago e distratto. Spero di riuscire a dare senso a tutte queste cose.

Inizierei dal nome. Alia, che ritengo essere un nominativo plurale neutro dell'aggettivo latino alius, alia, aliud, si può tradurre con "le altre cose" o "le cose diverse". È un buon nome, per una serie di pubblicazioni antologiche di racconti fantastici. Rende bene l'idea del varco, di quella rottura da cui può entrare qualcosa di estraneo a ciò che consideriamo reale. Alius è la parola da cui deriva "alieno", non a caso uno dei topoi* più diffusi nella fantascienza.

Alia, dicevo, è una raccolta di racconti. Ne sono usciti sei volumi, di cui alcuni suddivisi in più parti secondo il criterio della provenienza geografica dei racconti: Italia, anglosfera ed estremo oriente. Delle tre è forse l'ultima a stupire maggiormente. Alia 5 - Sol Levante, per esempio, contiene una selezione di racconti giapponesi, mentre in Alia 6 (volume unico) sono pervenuti anche autori di Cina e Singapore. Devo dire che non capita tutti i giorni di avere l'opportunità di leggere, tradotti, autori così distanti da noi, sia nello spazio che culturalmente. Leggere storie scritte dall'altro capo della Via della Seta è come scoprire lentamente uno scrigno antico, anche se gli autori sono contemporanei, e i tesori valgono sicuramente lo sforzo di costruire un ponte là dove la difficoltà di comprensione è maggiore.

martedì 3 settembre 2013

Quanto dovrebbe guadagnare uno scrittore?


Stavo tornando dalla stazione, senza auricolari e tormentato dal troppo caldo, quando questa domanda mi è sorta in maniera del tutto estemporanea. Vorrei poter dire che la questione è generica eccetera, ma in testa ho proprio quel tipo di scribacchino che lavora di notte in una soffitta, con una macchina da scrivere e magari sotto la luce di una lampada a olio, per poi inviare i suoi racconti a una rivista specializzata. Uno che magari inizia come piazzista di temperini e finisce per scrivere veri e propri best seller. Insomma, quel tipo di figura romantica che l'uomo della strada, che probabilmente non legge neanche un libro all'anno, ha in mente quando pensa a uno Scrittore*.

È qualcosa che avevo già accennato, ma vorrei sottoporre una breve considerazione.
Io ho organizzato un contest, quel 3Narratori che prima o poi partorirà l'ebook di fine estate che tutti aspettate da circa cinque mesi (!), dove come premio avevo deciso di dare 15 euro a ciascuno dei primi tre classificati. Un premio di 15 euro è simbolico, essendo più o meno il costo di un acquisto in libreria, ma non è un vero pagamento. Se infatti consideriamo che un partecipante poteva inviare un racconto di lunghezza compresa fra 1000 e 4000 parole, corrisponde a circa 1,5 centesimi a parola nel primo caso e meno della metà di un centesimo nel secondo.
Qual è il prezzo di una parola?
Ora, la Tor Books paga 25 centesimi a parola entro le prime 5000. Tor è un editore importante nell'ambito della letteratura d'immaginazione. Non il più grosso, ma importante. Seguendo questa politica avrei premiato i vincitori con premi da 250 a 1000 dollari, la conversione la lascio per compito. Riviste di vario ambito, invece, ho trovato che pagano da 5 a 10 centesimi a parola. Per un racconto di 1000 parole, partiamo da 50 dollari.

lunedì 1 ottobre 2012

The Slow Reading Manifesto

Più slow di così...
Di ebook ne avevamo già parlato.
Oggi parliamo di slow reading.
L'analogia è con Slow Food, un'organizzazione internazionale nata in Italia come risposta al dilagare dei fast food. La sua finalità è difendere e divulgare le tradizioni agricole ed enogastronomiche in ogni parte del mondo.
Insomma, mangiare bene.

Che cosa ha a che fare con i libri? È presto detto.
Come recita nel preambolo, il manifesto è un'iniziativa di Antonio Tombolini, fondatore di Simplicissimus Book Farm, azienda che si occupa di editoria digitale. È proprio l'avvento del digitale (ebook, ma non solo) sembra mettere a rischio l'esistenza di una modalità di lettura più tradizionale e sana.
La lettura di un libro, anche impegnativo o lungo, la condivisione e la discussione con gli amici.
Cose di questo tipo.
Così, pur accettando la diffusione dei nuovi formati e non negandone le prerogative e le opportunità, secondo Tombolini urge evitare che gli ebook si trasformino nell'equivalente di uno snack, di un cheeseburger. Insomma, se digitale dev'essere, meglio che l'ebook sia prima di tutto un libro.
E un libro non è uno snack da dieci pagine con scarso valore nutrizionale, sembra intendere.

lunedì 10 settembre 2012

Il tracollo dell'industria discografica

Mi ricollego in parte al mio precedente post sui DRM, in cui avevo inserito un vago riferimento al mercato musicale. L'avevo già fatto e lo rifarò, perché in un momento come questo, in cui nasce e si sviluppa il mercato degli ebook, è quantomai opportuno conoscere ciò che è accaduto quando l'industria discografica ha vissuto una simile trasformazione.


Il sito a cui faccio riferimento è Digital Music News, che presenta risorse e notizie per gli addetti ai lavori. Io non sono un addetto ai lavori, ma seguo su faccialibro un chitarrista piuttosto noto che ha condiviso un interessante articolo sul declino dell'industria discografica.

Per i più pigri, faccio un breve riassunto. Il fatturato dell'industria US è calato dai 12 miliardi di dollari del 2001 ai 7 miliardi del 2011. Stiamo parlando di un decremento del 40% circa in 10 anni. L'altro dato che ci interessa è quello relativo al mercato digitale, che passa da 0 alla metà del fatturato totale nel 2011. Il che significa che il fatturato sul prodotto fisico, ovvero CD e LP, è crollato a soli 3,5 miliardi di dollari rispetto ai 12 di partenza, ovvero del 70%.
La fonte dei dati è la RIAA, una sorta di cartello messo in piedi dalle major discografiche americane.

Ora, se questi dati sono veritieri non stupisce che si parli di crisi. Certo, le cause di questo declino sono molteplici. C'è il prezzo dei CD, da molti ritenuto troppo alto, determinato da un'associazione che distribuisce il 95% della musica che trovate nei negozi - provate a controllare, le etichette indipendenti hanno prezzi inferiori. Come non dimenticare, poi, la presenza di troppi titoli, spesso a detrimento della qualità del prodotto. Sono tutte argomentazioni più che valide, ma che dire del digitale?

lunedì 3 settembre 2012

La Tor rinuncia ai DRM

La notizia è un po' vecchia e la trovate in bella mostra sul sito della Tor Books. Una delle più importanti  case editrici americane, che pubblica parecchi nomi grossi di fantascienza e fantasy, ha finalmente deciso di aprire un negozio sul suo sito dove acquistare ebook senza DRM.

Per chi non lo ricordasse, i DRM sono un sistema di protezione che risponde, grossomodo, alla filosofia: "il modo migliore per combattere la pirateria è tartassare gli onesti compratori, rendendo, in alcuni casi, impossibile usufruire del prodotto appena acquistato".
Io sinceramente temo che i DRM (ma anche formati proprietari, come quello di Amazon), non facciano che incentivare quel fenomeno che si prefiggono di combattere. Alla fine un lettore vuole comprare il libro, soprattutto se ha un costo inferiore rispetto alle lussuosissime uscite a copertina rigida, con sovraccoperta, segnalibro e dedica in lamina dorata.
I DRM, per inciso, hanno contribuito a polverizzare l'industria della musica, da cui forse bisognerebbe imparare qualcosa.

Per cui, sono lieto di pubblicizzare il lieto evento!
Lo store della Tor si troverà qui, e già i primi autori hanno espresso il loro apprezzamento, superando la comprensibile diffidenza da chi vede rimuovere una protezione (della mutua) al diritto d'autore.

giovedì 2 agosto 2012

I lettori nel Belpaese

Ero fortemente tentato di mettere un titolo allarmista. L'argomento non è dei più confortanti, ma dato il fioccare, in questo periodo, di riflessioni sul mercato librario e il ritorno di una caccia alle streg... ehm... alle cause di questa crisi, volevo dire la mia.
Volevo riflettere un po' sui numeri.

Controlliamo il numero di lettori che, raggiunti gli 11 anni di età, dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti all'intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali:

2005 42,1%
2006 43,9%
2007 42,9%
2008 43,6%
2009 44,7%
2010 46,5%
Sono dati reperibili dalla simpatica banca dati Istat*.

Per arrivare al 2011, portate pazienza, dobbiamo considerare anche i bambini 6-11 anni. Purtroppo non sono dati compatibili con i precedenti, ma possiamo comunque farci un'idea:

2009 45,1%
2010 46,8%
2011 45,3%
Sono dati reperibili nell'archivio Istat.

Questi sono lettori, non dati sulle vendite, quindi stupisce un po' che siano meno della metà degli intervistati. Forse è vero che in Italia si legge poco*.

venerdì 6 aprile 2012

Libri digitali

Oggi si parla molto di ebook, ereader e tablet. Anche gli italiani, noti alle cronache per non essere dei grandi lettori, cominciano a mostrare timido interesse per i libri digitali. Compaiono i primi negozi online dedicati agli ebook, si parla di DRM, prezzi, si scambiano consigli sui dispositivi che ne consentono la lettura. L'impressione che qualcosa stesse cambiando l'ebbi quando vidi per la prima volta un ereader in vendita in una nota libreria.
Qualche mese dopo lo acquistai e da allora, superata la diffidenza, divido le mie letture fra ebook e libri in formato cartaceo.

Qual è la differenza tra un ebook e un papiro?

Lo scopo di questo articolo è affrontare l'argomento dal punto di vista di chi non ha dimestichezza con l'oggetto in questione, e si trova in difficoltà sull'argomento. Proverò dunque a definire nel modo più chiaro possibile alcuni termini che prima o poi entrerebbero in una ipotetica discussione.
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