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martedì 31 gennaio 2017

La grande fuga di Parruccone (Bigwig) e tutti gli altri conigli

Se qualcuno mi avesse detto che avrei finalmente letto La collina dei conigli di Richard Adams e che l'avrei trovato così grandioso, epico e coinvolgente, non ci avrei creduto. E non per qualche pregiudizio sull'autore o sul genere, ma per il semplice fatto che ritengo ci siano storie che lette ad età distanti da quelle per cui sono state scritte perdano di mordente*. E non tiratemi fuori Il Piccolo Principe, vi prego, o altri libri che sono scritti per i grandi, ma con linguaggio comprensibile dai bambini, oppure per essere letti a tutte le età, con differenti sfumature interpretative. Se questi libri esistono, non sono la norma** e non è da questo presupposto che sono partito all'avventura con i conigli di Adams. Quanto ai pregiudizi, uno c'era e temo sia condiviso da altri: chi penserebbe di definire epiche le avventure di un essere che non brandisce una spada né scaglia maledizioni, ma è nelle nostre vite, a seconda delle inclinazioni, un animale domestico o una pietanza?

Narratori seriali nel profondo della conigliera. Arte di LadyFiszi.

L'input nel mio caso è stato duplice: da una parte mia moglie, in possesso del libro, che mi ha gentilmente prestato; dall'altra i Trick or Treat, gruppo power metal nostrano, autore di un bellissimo concept in due album ispirato proprio a questo romanzo.
Esaurite le premesse, è ora di raccontarvi di cosa parla questo libro.

La collina dei conigli


Trama in breve

Un giorno, nella placida campagna inglese, un coniglio mingherlino di nome Quintilio ha una premonizione di sventura per la conigliera in cui vive. Convince quindi suo fratello Moscardo ad riportare l'avvertimento all'anziano capo della comunità, che naturalmente non la prende bene e non se ne farà nulla. Tuttavia Moscardo, che ben conosce il dono del fratellino, convince altri conigli a fuoriuscire dalla conigliera e a partire per l'avventura.
Inutile dire che la parola avventura mal si addice a un essere così spaventevole. I conigli qui sono molto ben caratterizzati, sia nei movimenti sia nel modo in cui reagiscono alle difficoltà e al tipo di insidie che si trovano ad affrontare. Non starò quindi a raccontarvele tutte, ma incontreranno anche nuovi amici e stringeranno alleanze. L'obiettivo finale del gruppo è raggiungere un luogo sicuro, la collina del titolo, e insediarvicisi per dare vita a una nuova conigliera.
Il segmento più importante, sia in termine di dimensioni sia per l'intensità delle vicende, è quello del confronto con Efrafa, una conigliera più grande, non lontana dalla loro collina, retta da un despota militare che le ha dato una struttura che ricorda le grandi distopie del secolo scorso. E questo despota, il generale Vulneraria, per certe vicende che non vi voglio anticipare, a un certo punto se la prenderà a morte con loro e diventerà per i nostri un enorme problema.

E quindi?

L'epicità c'è tutta, quindi: dal fato avverso che incombe sulla propria dimora al grande viaggio, dal superamento di mille piccoli (grandi) ostacoli al confronto finale con un nemico formidabile. Ci sono molti elementi presi in prestito dall'epica. Prima infatti ho accennato al discorso del monomito, ovvero della teoria del "tutte le storie sono una sola storia" che si ritrova ne "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell, ma che forse agli aspiranti scrittori è più nota dal "Viaggio dell'Eroe" di Christopher Vogler. Qui gli elementi ci sono tutti, dalla chiamata dell'eroe al ritorno con l'elisir, passando per il momento più buio e il confronto finale. La conoscenza profonda degli studi di Campbell è confermata*** e sicuramente aiuta a dare al romanzo più la forma di un'epica moderna che quella di un fantasy per ragazzi. E lo so che gli scrittori fantasy spesso seguono la struttura tracciata da Vogler per puntellare, o addirittura progettare i loro romanzi, ma vi assicuro che qui la percezione del monomito è molto più profonda, oserei dire fondativa del racconto di Moscardo & Co.


L'altra fonte di Adams è La vita segreta dei conigli di R. M. Locley. Perché è vero che sotto molti aspetti questi piccoli esserini sono antropomorfizzati, con una loro lingua (il lapino) e rapporti interpersonali comprensibili ai lettori umani, ma dietro a questi splendidi personaggi c'è anche una grande preparazione naturalistica, sia sulla struttura sociale di una conigliera sia su alcuni tratti comportamentali. I conigli di Adams sono eroi, ma sono anche conigli, e questo non è dimostrato solo dal tipo di ostacoli che incontrano ma anche, e soprattutto, dal modo in cui si muovono, dal timore di trovarsi allo scoperto, e così via. L'autore trova quindi un onesto bilanciamento fra la natura e l'immaginazione, e credo che il risultato sia più che riuscito. Se l'incontro con un gatto riesce a farti percepire tutto il pericolo e la tensione soggettiva di un coniglio, allora Adams ha fatto un buon lavoro.

El-Ahrairà

El.Ahrairà e Fritz, secondo A-shanti.
C'è inoltre in tutta la storia un aspetto più propriamente mitologico, che alcuni hanno paragonato alla religione. Alcuni critici hanno sollevato questa questione, così come sugli aspetti più allegorici delle situazioni e dei personaggi che i nostri piccoli eroi incontrano, a cui però Adams ha sempre risposto negando il fatto di aver incluso contenuti politici o religiosi. Ma è poi vero? Credo che possa non averlo fatto volontariamente, per inserire nel libro un messaggio, ma qui c'è davvero tanto materiale e mi piace pensare che sia uno di quei testi in cui l'autore è presente, non come maestrino in vena di sproloqui ma all'interno della struttura stessa del testo. E qui di presenze sovrannaturali ce ne sono due, El-Ahrairà, su cui mi soffermerò ora, e il coniglio nero di Inlé, l'equivalente della nostra Morte personificata ma senza falce.

Riguardo a El-Ahrairà, il leggendario coniglio capostipite che ricorre nei miti e nelle novelle dei conigli, concordo con l'autore che non sia una vera e propria religione, ma piuttosto una fede profonda dei conigli nella propria natura di esserini fragili ma veloci e con un'astuzia tale da salvarli dai mille nemici. El-Ahrairà significa letteralmente "Principe dai mille nemici", come viene chiamato da Fritz, il creatore del mondo, che a seguito dell'insolenza (hybris?) del primo diede a tutti gli animali crudeltà e armi per controllare la proliferazione dei conigli... e al suo popolo, mosso da pietà e ritrovata amicizia, gambe lunghe e astuzia:

"All the world will be your enemy, Prince with a Thousand Enemies, and whenever they catch you, they will kill you. But first that, they must catch you, digger, listener, runner, prince with the swift warning. Be cunning and full of tricks and your people shall never be destroyed.”"
Io l'ho trovata una splendida benedizione per la sopravvivenza di un popolo i cui singoli componenti sono alla mercé di mille pericoli ma nonostante tutto, come specie, non saranno mai cancellati dalla faccia della Terra.
Umanità permettendo, naturalmente.

La grande fuga

L'episodio più intenso, all'interno del segmento di Efrafa, è sicuramente quello della grande fuga di Parruccone (in inglese Bigwig), un ex guerriero dell'Ausla (in lapino il corpo dei "guardiani") della conigliera di Moscardo e Quintilio, pronto al combattimento e un po' scontroso, che a un certo punto della storia si infiltra nella conigliera nemica per liberare alcune femmine**** dal pugno di ferro di Vulneraria. Grazie all'astuzia dei suoi compagni e all'aiuto di un improbabile alleato, riuscirà nell'intento. L'intero episodio è tesissimo e narrato magistralmente: dal peso dell'oppressione al riascio, e alla lunga e disperata corsa verso la salvezza. Ho adorato ogni singolo capoverso, che ho divorato come non mi capitava da molto tempo, per cui mi sembra il caso di inserire un'altra canzone.


Prima di terminare, due parole su questa natura. Prima ho detto che la caratterizzazione dei conigli è ben fatta anche dal punto di vista naturalistico. Ho detto che fra di loro ci sono degli eroi, anche se non portano armi... ma se le danno lo stesso di santa ragione! Può sembrare strano, se pensate a questo libro come a una storia per ragazzi, ma la narrazione di Adams è molto cruda e non risparmia molto al lettore. Se un coniglio viene ferito, può risentire dell'infezione, rompersi un osso, essere costretto a zoppicare e non riuscire per un po' a fuggire. Quando immaginate il Conan di Howard alle prese con mostri enormi e terribili, provata a pensare come possa essere per un coniglio inerme affrontare un cane di grossa taglia. Attenzione, però. Con questo non voglio dire che la natura è spietata e ostile, o ancor peggio che l'autore voglia metterne in risalto i tratti peggiori, ma solo che in questo libro questi ultimi non vengono ignorati al fine di dipingere un'immagine idilliaca, magari nostalgica, della campagna inglese. Ho trovato anche qui una grande onestà, nel bilanciare la cruda realtà "conigliesca" con la bellezza e la generosità di un mondo più naturale e lontano dall'umanità più civilizzata (che comunque è sempre alle porte).

Lascito e influenze

In questa recensione ho voluto inserire, oltre alle solite immagini, anche un paio di canzoni. La prima è tratta dal film animato del 1978 ed è cantata da Art Garfunkel: narra del ritrovamento di uno dei conigli, creduto morto a seguito di un brutto scontro, e chiude idealmente la prima metà del libro. La seconda, invece, è contenuta nel secondo album del doppio concept dei Trick or Treat e racconta l'episodio della fuga di Parruccone da Efrafa. La Collina dei Conigli è uno di quei libri divenuti nel tempo un classico, ritagliandosi uno spazietto nei ragazzi che lo hanno letto o ne hanno visto la trasposizione cinematografica. La quale, devo dire, ha come pregio il fatto di non censurare i momenti più sanguinosi (infatti è stata censurata), ma il difetto, pur conservando quasi tutti gli episodi principali, di perdere buona parte della tensione narrativa a vantaggio di un film più breve delle tre ore che probabilmente sarebbero state necessarie.
Potrei citare altri esempi in altri media credo la si possa annoverare senza difficoltà tra i classici di genere e proprio per questo che si possa spendere su di essa qualche parola in più e riesumare la mia vecchia rubrica, che, ammetto, mi mancava terribilmente.

E con questo chiudo, conscio di aver toccato solo i principali argomenti di cui avrei desiderato parlare, ma con la speranza che questi siano sufficienti a darvi un'idea del romanzo e del profondo amore (conosco qualcuno che lo può testimoniare) che ho provato per esso.

Buona lettura.

___
* Per me, così è stato con "La storia infinita" di Michael Ende.
** Sulla base della mia umilissima esperienza personale.
*** Credo ci sia anche un'epigrafe all'inizio di uno dei capitoli. Sì, ce n'è una per capitolo..
**** Già, le femmine qui sono presenti con virtù domestiche (sono più brave a scavare le tane e i tunnel) e di "fattrici". Non ci sono molte protagoniste femmine, né ne vengono via nel gruppetto iniziale.

sabato 22 febbraio 2014

Buon Ragnarök a tutti!

La fine del mondo è oggi, 22 febbraio. Lo sostengono i vichinghi di Jorvik, zona che se ho ben capito corrisponde all'odierna contea di York, che un tempo fu un regno vichingo sul territorio inglese. A dire la verità i nostri si sono attrezzati a organizzare una rievocazione storico-mitologica tra le 18 e le 20 di questa sera (GMT), per arrivare alla fine del mondo senza preoccupazioni economiche. Così, mentre aspettiamo che il sole sparisca, Heimdall suoni nel suo corno e Thor cada in battaglia sconfiggendo il serpente di Midgard, etc., vi lascio con una canzone a tema per preparare l'atmosfera: Twilight of the Gods degli svedesi Bathory.


(Intanto, non so da voi ma qui c'è il sole, che trovo un tantino anticlimatico in questa circostanza.)

domenica 5 gennaio 2014

The Sword - Dying Earth


Prima canzone dell'anno! L'onore spetta ai The Sword, gruppo texano che propone un solido heavy metal con influenze doom, stoner e chi più ne ha più ne metta. Formato nel 2003, la loro fortuna è di piacere a Lars Ulrich, batterista nonché fondatore dei Metallica, che li trascina nel tour mondiale come band di supporto. Un bel trampolino di lancio, se pensiamo che altre band meritevoli, come i miei amati Slough Feg, pur avendo firmato per un'etichetta europea difficilmente attraverseranno l'Atlantico.

domenica 20 ottobre 2013

Stormlord - Hesperia

Enea trae in salvo i suoi cari (Raffaello)
"Canto le armi e l'uomo", quel prode Enea che venne da Troia in fiamme e fondò Roma, che per un lasso di tempo non trascurabile fu capitale del mondo. Ma allora il Lazio era paludoso e selvaggio, senza contare le popolazioni perlopiù ostili che popolavano le diverse regioni della penisola. Il viaggio di Enea fu molto avventuroso, non c'è che dire. Previde, tra le altre cose, una tappa agli Inferi - ma era da mettere in conto, essendo capitato anche al vecchio Ulisse/Odisseo, che degli eroi in viaggio è il più rappresentativo (almeno, nella cultura classica).
Ma non è dell'Eneide che stiamo parlando, anche perché i miei ricordi sono lacunosi e non ho ancora dato inizio al mio percorso di recupero di alcuni grandi classici greci e latini che mi sono segnato. Stiamo parlando degli Stormlord, un gruppo extreme epic metal nostrano.

Qualcuno si sarà spaventato di fronte a questo "extreme" epic metal. Non aspettatevi quindi voci angeliche o coretti catchy, perché le coordinate di questo gruppo romano sono più vicine, soprattutto nei primi lavori, al black metal, declinato su tematiche epiche. Con il nuovo album Hesperia e il precedente Mare Nostrum, complice un piccolo cambio alla formazione, gli Stormlord hanno progressivamente abbandonato i toni cupi e lamentosi, virando verso sonorità più ricche e marcatamente mediterranee. L'uso delle tastiere, sempre in primo piano, è più orchestrale rispetto al passato e meno posticcio (passatemi il termine), tipico di quel metal sinfonico che, dagli anni '90, si è imposto come standard per alcuni generi - penso ad esempio all'ultimo studio album dei miei amati Blind Guardian. Oltre alle orchestrazioni, l'altra novità è l'introduzione di strumenti tipicamente nostrani, come ad esempio il mandolino. Delle radici estreme, quindi, cos'è rimasto? Lo stile chitarristico di alcune canzoni, ma soprattutto la voce di Cristiano Borchi, che alterna scream e growl e... beh, se questo non piace, c'è poco che possa dire.

Il nuovo Hesperia è un signor album. Il primo concept della band, interamente incentrato sull'avventura di Enea (l'avrete capito). Esperia* è appunto il nome che i Greci davano all'Italia meridionale, anche se la Guerra di Troia dovrebbe precedere di qualche secolo la colonizzazione greca - c'è di mezzo il medioevo ellenico. Dal punto di vista musicale, come si è detto, è un'evoluzione di quanto ascoltato nel precedente Mare Nostrum, che però aveva dalla sua la loro prima canzone interamente suonata in acustico, The Castaway, esperimento di cui avrei volentieri ascoltato una riproposizione, e una vera e propria hit, quella And the wind shall scream my name ispirata proprio dal vecchio Ulisse. Di contro, Hesperia è un album molto più compatto e senza cali, da ascoltare dall'inizio alla fine, dal rogo di Troia alle pire funebri di chi è morto per raggiungere Esperia.

Di video non ce ne sono molti, altrimenti avrei proposto la prima traccia o l'ultima, che forse riesce a riassumere nei suoi 9 minuti la proposta musicale degli Stormlord. Vi lascio con la penultima canzone, di cui i nostri hanno deciso di fare un video. È un brano di una certa immediatezza, che rappresenta il fardello che Enea si portò dietro: My lost empire.



_______
*
Se proprio volete, un libro ve lo segnalo. Le paludi di Hesperia di Valerio Massimo Manfredi, che racconta i ritorni meno noti da quella sciagurata guerra: uno degli Aiaci, che se ben ricordo impazzisce, il vecchio Agamennone che si avvia verso una crisi coniugale, e soprattutto Diomede. Quest'ultimo è colui che, insieme a Ulisse, è responsabile di quella faccenda del cavallo di legno, oltre che essere un personaggio divertentissimo (memorabile il siparietto dell'Iliade in cui, sciorinando le rispettive genealogie con un guerriero troiano onde evitare di scontrarsi nuovamente con un Dio, i due scoprono di essere lontani parenti e si scambiano le armi) ma maledetto. Sembra infatti che tutti gli Achei vincitori avranno problemi al ritorno, e il povero Diomede si troverà a inseguire l'ultimo degno avversario rimasto in vita, il povero Enea, fino in Lazio. Potete immaginare come andrà a finire.

venerdì 30 agosto 2013

System of a Down - Live Report 27/08

Questo è un post a cui non vi ho abituato. Per me è una mezza novità, per cui non stupitevi se passo con disinvoltura dalla terminologia (pseudo)tecnica alle mie solite perifrasi: sono sempre io.


Martedì sera c'è stata l'unica data italiana dei System of a Down. Il concerto si è tenuto nell'arena del nuovo polo fieristico di Rho, arena che è essenzialmente un parcheggio. I supporting act erano i Deftones e gli italianissimi Lacuna Coil, nomi quindi di un certo peso - perlomeno gli ultimi, perché i Deftones, mea culpa, non sapevo chi fossero.

Il first act, a dire il vero, è stato un bell'acquazzone. Ora, immaginatevi la scena: io e il mio amico, che per circa quaranta minuti ci siamo lamentati del sole, invocando con veemenza le nuvole, scopriamo che il concerto è all'aperto ed entrambi, avendo supposto il contrario, abbiamo lasciato ombrelli & felpe (nel mio specifico caso) in macchina (dal lato opposto di Milano). È così con sommo gaudio che ci siamo presi tantissima acqua, ma per fortuna l'arena è provvista di una provvidenziale rampa per l'accesso delle auto al piano superiore, sotto la quale ci siamo riparati.

domenica 18 agosto 2013

Ride the Sky!

Brano domenicale.
Poiché la settimana a venire sarà difficile, e dato che il post di domani non sarà particolarmente allegro, inietto nel blog (e nella mia vita) un po' di energia.
Loro sono gli Helloween, la canzone è Ride the Sky.


Lo so, lo so. Kai Hansen canta malissimo, meglio Kiske e gne gne...
Ma è qui che nasce tutto. Non è neanche la più bella dell'album, ma credo si possa scorgere al suo interno tutto ciò che diventeranno gli Helloween nell'immediato futuro. Inoltre, ho avuto modo di ascoltarla dal vivo dall'ugola del folletto di Amburgo in persona e fa sempre il suo effettone.
È invecchiata benissimo*.

Send me a sign wanna leave it all behind
I'll be leaving the hands of doom
Re-arrange the master plan, take the future in my hand
To be free and not trapped anymore

Ride the sky
Ride the sky
Give me wings to fly
Ride the sky

________
*
Senza contare che ride the sky per un certo periodo ha imperversato nelle liriche di gruppi e gruppetti, possibilmente in groppa a draghi o altri simili animaletti. Ecco, gli Helloween ci riuscivano senza draghi.

martedì 29 gennaio 2013

Imaginations from the Other Side


La canzone è Imaginations from the Other Side, apripista dell'omononimo album dei Blind Guardian. L'album che mi avvicinò alla musica metal o, se vogliamo, l'album che mi riavvicinò alla musica, punto. Un universo tutto nuovo, qualcosa di mai sentito e neanche lontanamente immaginato, perché credevo che il rock si fermasse a Fuel dei Metallica.
Il bello è che c'è sempre da imparare.

Ora, avevo già parlato dei Blind Guardian, i bardi di Krefeld. Del loro best of. Ecco, questo disco, da solo, è un best of. E anche il successivo (Nightfall in Middle Earth). Per quanto mi riguarda, tuttavia, preferisco di gran lunga Imaginations, vuoi per una ragione affettiva vuoi perché è a tutti gli effetti il miglior disco dei bardi in ambito power metal. Dopo Imaginations hanno continuato a evolversi, scrivendo grandi canzoni. Ma ogni epoca della vita ha i suoi stilemi e ci parla con una lingua propria. Qui siamo alle superiori e io studiavo greco, latino e un po' di Tolkien.

Imaginations from the Other Side è un inno alla fantasia. Non è facile capire come i BG siano riusciti a piegare la musica alle loro passioni, a creare un'alchimia così perfetta, fra metal e fantasy, con la spontaneità di quattro ragazzi e tanta voglia di suonare. Dopo di loro sono venuti i vari Rhapsody (of Fire) con le loro orchestrazioni, di cui per un po' è sembrato non si potesse fare a meno. Più di recente, è nato il folk metal. Ce n'è per tutti i gusti: da chi adora sonorità estreme, con melodie death e cantato sporco, a chi brama voci celestiali e potenti. I nostri sono forse stati i primi a includere certe sonorità con una convinzione tale (e successo commerciale, va detto) da risultare credibili e imitati da altri giovani gruppi. Per farcene un'idea, potete leggere l'ottimo post della vicina Aislinn.
The Bard's Song, la canzone del bardo.

lunedì 26 novembre 2012

"Hyperion" - Manticora

Immagine di Filipe Ferreira
Hyperion di Dan Simmons è uno dei miei romanzi di fantascienza preferiti. Potrei anche includere la seconda parte, La caduta di Hyperion e farne un tutto unico, anche se considero la seconda metà inferiore alla prima. Fatto sta che se non fosse per questo libro non avrei degnato di un secondo ascolto il disco dei Manticora, gruppo power/prog* danese che nel 2002 pubblica un concept album ispirato al romanzo di cui sopra.
Le liriche del disco ripercorrono fedelmente le vicende dei sette pellegrini, in cerca del caldo abbraccio dello Shrike (nell'immagine), ciascuno dei quali porta con sé una storia più o meno macabra/lugubre/strappalacrime. Ed è proprio su queste storie, sei a dire il vero, che si regge sia Hyperion sia questa prova musicale.
Hyperion è anche il nome del pianeta dove si svolge gran parte della vicenda.

Cercherò il più possibile di limitare le anticipazioni per chi non avesse letto il libro, che comunque è consigliatissimo. Se non altro, perché altrimenti si capisce ben poco.

A Gathering Of Pilgrims apre le danze sul ponte di comando dell'Yggdrasill, nave-albero comandata da Het Masteen. Il tempo non è dalla loro, poiché su Hyperion incombe la minaccia degli Ouster e i nostri sanno che questo sarà l'ultimo pellegrinaggio. Ciascuno dei pellegrini è lì riunito e il primo di loro, Lenar Hoyt, è costretto a iniziare la sua storia.

venerdì 20 luglio 2012

Slough Feg - Traveller

Avevamo già ascoltato gli Slough Feg.
100% americani, gli Slough Feg hanno la particolarità di avere firmato per una casa discografica italiana. Prima la Dragonheart di Enrico Paoli, adesso la romana Cruz del Sur.
Come li ho conosciuti?
Grazie a questa copertina:


Insomma, come potevo resistere?
Sì, mi è capitato di acquistare album solo grazie alla copertina.
No, non me ne sono mai dovuto pentire.

mercoledì 20 giugno 2012

The Lord Weird Slough Feg

No, proprio non ho tempo (voglia) di finire quella recensione che avevo in programma da tempo immemore. L'ipotesi tra parentesi è più probabile, dato che non riesco a mettere in fila due parole di descrizione sulla scena iniziale. Potrei cominciare dalla seconda scena, certo, oppure rimandare.
Nel frattempo, dato che si parlava di evoluzione, vi suggerisco, per la prima volta, una canzone direttamente su questi schermi.
Beh, due canzoni dello stesso gruppo: The Lord Weird Slough Feg o, più recentemente, semplicemente Slough Feg.


Gli Slough Feg sono un gruppo heavy metal statunitense con un'etichetta italiana. Li ho conosciuti grazie a... una recensione! No, alla copertina di un album*.
Seriamente!

giovedì 17 maggio 2012

01011001


Oggi musica!
Il sopra citato 01011001 è l'ottavo disco pubblicato sotto il nome Ayreon, progetto musicale del mastermind olandese Arjen Lucassen.
Arjen, oltre a suonare la chitarra e prestare la sua voce, è compositore unico e autore dei testi. Le parti strumentali e cantate sono interpretate da un folto gruppo di ospiti. In particolare, molti nomi grossi del metal e dell'hard rock hanno partecipato al progetto Ayreon.

venerdì 3 febbraio 2012

I quattro Bardi di Krefeld


Oggi voglio parlare di uno dei miei gruppi preferiti, i Blind Guardian.
Non è facile, perché mi accingo a recensire, se di recensione si può parlare, una raccolta di pezzi storici, un vero e proprio "best of". Vado troppo sul sicuro? Certamente, ma fino a un certo punto. È difficile pubblicare una raccolta che sia significativa nella discografia di un gruppo, e sono troppo di parte per essere obiettivo. Credo però che i BG siano riusciti a pubblicare una rilettura personale e coerente della propria opera.

Inoltre, i quattro "Bardi di Krefeld" (soprannome affibbiato affettuosamente dai fan) si sono distinti fin dagli esordi per i testi ispirati alla letteratura fantastica e per lo stile musicale, che passo dopo passo si è adeguato alle liriche, creando una sinergia che, a mio modesto parere, resta ineguagliata.

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