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martedì 31 gennaio 2017

La grande fuga di Parruccone (Bigwig) e tutti gli altri conigli

Se qualcuno mi avesse detto che avrei finalmente letto La collina dei conigli di Richard Adams e che l'avrei trovato così grandioso, epico e coinvolgente, non ci avrei creduto. E non per qualche pregiudizio sull'autore o sul genere, ma per il semplice fatto che ritengo ci siano storie che lette ad età distanti da quelle per cui sono state scritte perdano di mordente*. E non tiratemi fuori Il Piccolo Principe, vi prego, o altri libri che sono scritti per i grandi, ma con linguaggio comprensibile dai bambini, oppure per essere letti a tutte le età, con differenti sfumature interpretative. Se questi libri esistono, non sono la norma** e non è da questo presupposto che sono partito all'avventura con i conigli di Adams. Quanto ai pregiudizi, uno c'era e temo sia condiviso da altri: chi penserebbe di definire epiche le avventure di un essere che non brandisce una spada né scaglia maledizioni, ma è nelle nostre vite, a seconda delle inclinazioni, un animale domestico o una pietanza?

Narratori seriali nel profondo della conigliera. Arte di LadyFiszi.

L'input nel mio caso è stato duplice: da una parte mia moglie, in possesso del libro, che mi ha gentilmente prestato; dall'altra i Trick or Treat, gruppo power metal nostrano, autore di un bellissimo concept in due album ispirato proprio a questo romanzo.
Esaurite le premesse, è ora di raccontarvi di cosa parla questo libro.

La collina dei conigli


Trama in breve

Un giorno, nella placida campagna inglese, un coniglio mingherlino di nome Quintilio ha una premonizione di sventura per la conigliera in cui vive. Convince quindi suo fratello Moscardo ad riportare l'avvertimento all'anziano capo della comunità, che naturalmente non la prende bene e non se ne farà nulla. Tuttavia Moscardo, che ben conosce il dono del fratellino, convince altri conigli a fuoriuscire dalla conigliera e a partire per l'avventura.
Inutile dire che la parola avventura mal si addice a un essere così spaventevole. I conigli qui sono molto ben caratterizzati, sia nei movimenti sia nel modo in cui reagiscono alle difficoltà e al tipo di insidie che si trovano ad affrontare. Non starò quindi a raccontarvele tutte, ma incontreranno anche nuovi amici e stringeranno alleanze. L'obiettivo finale del gruppo è raggiungere un luogo sicuro, la collina del titolo, e insediarvicisi per dare vita a una nuova conigliera.
Il segmento più importante, sia in termine di dimensioni sia per l'intensità delle vicende, è quello del confronto con Efrafa, una conigliera più grande, non lontana dalla loro collina, retta da un despota militare che le ha dato una struttura che ricorda le grandi distopie del secolo scorso. E questo despota, il generale Vulneraria, per certe vicende che non vi voglio anticipare, a un certo punto se la prenderà a morte con loro e diventerà per i nostri un enorme problema.

E quindi?

L'epicità c'è tutta, quindi: dal fato avverso che incombe sulla propria dimora al grande viaggio, dal superamento di mille piccoli (grandi) ostacoli al confronto finale con un nemico formidabile. Ci sono molti elementi presi in prestito dall'epica. Prima infatti ho accennato al discorso del monomito, ovvero della teoria del "tutte le storie sono una sola storia" che si ritrova ne "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell, ma che forse agli aspiranti scrittori è più nota dal "Viaggio dell'Eroe" di Christopher Vogler. Qui gli elementi ci sono tutti, dalla chiamata dell'eroe al ritorno con l'elisir, passando per il momento più buio e il confronto finale. La conoscenza profonda degli studi di Campbell è confermata*** e sicuramente aiuta a dare al romanzo più la forma di un'epica moderna che quella di un fantasy per ragazzi. E lo so che gli scrittori fantasy spesso seguono la struttura tracciata da Vogler per puntellare, o addirittura progettare i loro romanzi, ma vi assicuro che qui la percezione del monomito è molto più profonda, oserei dire fondativa del racconto di Moscardo & Co.


L'altra fonte di Adams è La vita segreta dei conigli di R. M. Locley. Perché è vero che sotto molti aspetti questi piccoli esserini sono antropomorfizzati, con una loro lingua (il lapino) e rapporti interpersonali comprensibili ai lettori umani, ma dietro a questi splendidi personaggi c'è anche una grande preparazione naturalistica, sia sulla struttura sociale di una conigliera sia su alcuni tratti comportamentali. I conigli di Adams sono eroi, ma sono anche conigli, e questo non è dimostrato solo dal tipo di ostacoli che incontrano ma anche, e soprattutto, dal modo in cui si muovono, dal timore di trovarsi allo scoperto, e così via. L'autore trova quindi un onesto bilanciamento fra la natura e l'immaginazione, e credo che il risultato sia più che riuscito. Se l'incontro con un gatto riesce a farti percepire tutto il pericolo e la tensione soggettiva di un coniglio, allora Adams ha fatto un buon lavoro.

El-Ahrairà

El.Ahrairà e Fritz, secondo A-shanti.
C'è inoltre in tutta la storia un aspetto più propriamente mitologico, che alcuni hanno paragonato alla religione. Alcuni critici hanno sollevato questa questione, così come sugli aspetti più allegorici delle situazioni e dei personaggi che i nostri piccoli eroi incontrano, a cui però Adams ha sempre risposto negando il fatto di aver incluso contenuti politici o religiosi. Ma è poi vero? Credo che possa non averlo fatto volontariamente, per inserire nel libro un messaggio, ma qui c'è davvero tanto materiale e mi piace pensare che sia uno di quei testi in cui l'autore è presente, non come maestrino in vena di sproloqui ma all'interno della struttura stessa del testo. E qui di presenze sovrannaturali ce ne sono due, El-Ahrairà, su cui mi soffermerò ora, e il coniglio nero di Inlé, l'equivalente della nostra Morte personificata ma senza falce.

Riguardo a El-Ahrairà, il leggendario coniglio capostipite che ricorre nei miti e nelle novelle dei conigli, concordo con l'autore che non sia una vera e propria religione, ma piuttosto una fede profonda dei conigli nella propria natura di esserini fragili ma veloci e con un'astuzia tale da salvarli dai mille nemici. El-Ahrairà significa letteralmente "Principe dai mille nemici", come viene chiamato da Fritz, il creatore del mondo, che a seguito dell'insolenza (hybris?) del primo diede a tutti gli animali crudeltà e armi per controllare la proliferazione dei conigli... e al suo popolo, mosso da pietà e ritrovata amicizia, gambe lunghe e astuzia:

"All the world will be your enemy, Prince with a Thousand Enemies, and whenever they catch you, they will kill you. But first that, they must catch you, digger, listener, runner, prince with the swift warning. Be cunning and full of tricks and your people shall never be destroyed.”"
Io l'ho trovata una splendida benedizione per la sopravvivenza di un popolo i cui singoli componenti sono alla mercé di mille pericoli ma nonostante tutto, come specie, non saranno mai cancellati dalla faccia della Terra.
Umanità permettendo, naturalmente.

La grande fuga

L'episodio più intenso, all'interno del segmento di Efrafa, è sicuramente quello della grande fuga di Parruccone (in inglese Bigwig), un ex guerriero dell'Ausla (in lapino il corpo dei "guardiani") della conigliera di Moscardo e Quintilio, pronto al combattimento e un po' scontroso, che a un certo punto della storia si infiltra nella conigliera nemica per liberare alcune femmine**** dal pugno di ferro di Vulneraria. Grazie all'astuzia dei suoi compagni e all'aiuto di un improbabile alleato, riuscirà nell'intento. L'intero episodio è tesissimo e narrato magistralmente: dal peso dell'oppressione al riascio, e alla lunga e disperata corsa verso la salvezza. Ho adorato ogni singolo capoverso, che ho divorato come non mi capitava da molto tempo, per cui mi sembra il caso di inserire un'altra canzone.


Prima di terminare, due parole su questa natura. Prima ho detto che la caratterizzazione dei conigli è ben fatta anche dal punto di vista naturalistico. Ho detto che fra di loro ci sono degli eroi, anche se non portano armi... ma se le danno lo stesso di santa ragione! Può sembrare strano, se pensate a questo libro come a una storia per ragazzi, ma la narrazione di Adams è molto cruda e non risparmia molto al lettore. Se un coniglio viene ferito, può risentire dell'infezione, rompersi un osso, essere costretto a zoppicare e non riuscire per un po' a fuggire. Quando immaginate il Conan di Howard alle prese con mostri enormi e terribili, provata a pensare come possa essere per un coniglio inerme affrontare un cane di grossa taglia. Attenzione, però. Con questo non voglio dire che la natura è spietata e ostile, o ancor peggio che l'autore voglia metterne in risalto i tratti peggiori, ma solo che in questo libro questi ultimi non vengono ignorati al fine di dipingere un'immagine idilliaca, magari nostalgica, della campagna inglese. Ho trovato anche qui una grande onestà, nel bilanciare la cruda realtà "conigliesca" con la bellezza e la generosità di un mondo più naturale e lontano dall'umanità più civilizzata (che comunque è sempre alle porte).

Lascito e influenze

In questa recensione ho voluto inserire, oltre alle solite immagini, anche un paio di canzoni. La prima è tratta dal film animato del 1978 ed è cantata da Art Garfunkel: narra del ritrovamento di uno dei conigli, creduto morto a seguito di un brutto scontro, e chiude idealmente la prima metà del libro. La seconda, invece, è contenuta nel secondo album del doppio concept dei Trick or Treat e racconta l'episodio della fuga di Parruccone da Efrafa. La Collina dei Conigli è uno di quei libri divenuti nel tempo un classico, ritagliandosi uno spazietto nei ragazzi che lo hanno letto o ne hanno visto la trasposizione cinematografica. La quale, devo dire, ha come pregio il fatto di non censurare i momenti più sanguinosi (infatti è stata censurata), ma il difetto, pur conservando quasi tutti gli episodi principali, di perdere buona parte della tensione narrativa a vantaggio di un film più breve delle tre ore che probabilmente sarebbero state necessarie.
Potrei citare altri esempi in altri media credo la si possa annoverare senza difficoltà tra i classici di genere e proprio per questo che si possa spendere su di essa qualche parola in più e riesumare la mia vecchia rubrica, che, ammetto, mi mancava terribilmente.

E con questo chiudo, conscio di aver toccato solo i principali argomenti di cui avrei desiderato parlare, ma con la speranza che questi siano sufficienti a darvi un'idea del romanzo e del profondo amore (conosco qualcuno che lo può testimoniare) che ho provato per esso.

Buona lettura.

___
* Per me, così è stato con "La storia infinita" di Michael Ende.
** Sulla base della mia umilissima esperienza personale.
*** Credo ci sia anche un'epigrafe all'inizio di uno dei capitoli. Sì, ce n'è una per capitolo..
**** Già, le femmine qui sono presenti con virtù domestiche (sono più brave a scavare le tane e i tunnel) e di "fattrici". Non ci sono molte protagoniste femmine, né ne vengono via nel gruppetto iniziale.

mercoledì 19 agosto 2015

Nuova videorecensione e futuro del blog (forse)

Come già sapete se seguite Il Pozzo, è uscita la nuova puntata della rubrica co-prodotta dal sottoscritto e Romina Tamerici, Un libro in due.

Il quarto ospite della rubrica è James M. Barrie, con il suo romanzo Peter e Wendy e il racconto in cui Peter Pan muove – letteralmente! – i suoi primi passi. In qualche modo mi sembra di essere nuovamente saltato sulla strada di mattoni gialli che avevo iniziato a percorrere in un remoto passato, perché questa volta (ri)scopriamo uno dei classici del fantastico del secolo scorso. Pochi l’hanno letto, molti hanno visto il film della Disney o lo riconoscono per le sue comparsate qua e là… Once upon a time? E così, proprio per rintracciare il personaggio originale, ci è balenata l’idea di leggere l’opera di Barrie, in una comoda edizione che raccogliesse più o meno tutto quello che c’è da leggere su di lui.

I pirati ci sono, con il loro Capitan Uncino.
Il coccodrillo anche.
Ci sono pure i pellerossa, eterni dimenticati, che nel film della Disney non mi ricordavo affatto.
C’è anche la spiegazione su come nascono i bambini!

Ma questo già lo sapevate, per cui non vi resta che guardarvi il video.


Per quanto riguarda il futuro di questo spazio, non nego una certa esitazione a sbilanciarmi, non tanto perché non ci abbia ragionato lungamente, quanto perché poi mi sentirei in obbligo di attuare ciò che ho proposto e sentirei il peso di reggere non uno, ma due blog. Allo stesso tempo, ho più volte espresso il desiderio di non lasciare morire questo spazio, a cui sono ancora molto legato, ma di ravvivarlo con contenuti che siano diversi dal principale, e più personali.
Nell'ordine, ho pensato a varie possibilità:
  • Luoghi che ho visitato, come nel post sul castello di Devín;
  • Appunti su ciò che sto scrivendo (quando mi capita di farlo), con le divagazioni del caso;
  • Riflessioni personali non richieste;
  • Un mix (non ponderato) delle tre.
L'ultimo punto l'ho messo più per altro perché è qualcosa che a volte mi è capitato di intervenire in passato. Qualche volta l'ho fatto su argomenti scientifici, o legati alle libertà digitali, altre volte sono andato più a ruota libera. Per esempio, come avete vissuto l'obbligo di una maggiore trasparenza introdotto dalla cosiddetta cookie law?

Di appunti sulla scrittura ogni tanto ne sono comparsi e mi è capitato persino di proporre brevi racconti... forse potrei riprovare, magari con qualcosa di più articolato? Ho un racconto di una decina di pagine che potrei distribuire come freeBook, per esempio, giusto per tenermi in allenamento.
Cosa dite? Prima forse dovrei impegnarmi di più e concludere il Libro delle ombre?

Infine, i viaggi. L'argonauta non è un gran viaggiatore, lo confesso, ma qualche bel posticino mi è capitato di vederlo, magari poco conosciuto. Un paio di idee ce le ho, e magari potrei mutuare un post sui musei delle culture extra-europee.


Insomma, mi piacerebbe chiedervi cosa ne pensate, se c'è qualcosa che vi piacerebbe (tornare a) leggere su  questo blog.
Mi raccomando, non siate timidi!

mercoledì 8 gennaio 2014

Jack Vance e il ciclo della Terra Morente


Credevo di averci messo due anni ma Anobii giura (e spergiura) che si è trattato solo di un anno e quattro mesi. Non male per un'opera così importante per l'immaginario fantastico. È pensando a essa che qualcuno ha coniato l'etichetta science fantasy, genere ibrido tra fantasy e fantascienza. Lo stesso titolo, che racchiude in sé le atmosfere di questa ambientazione crepuscolare, ha finito per designare un sottogenere della fantascienza. In un futuro lontano, quando il sole è ormai una grossa stella agonizzante, lì lì per spegnersi del tutto (e portare con sé gran parte dei pianeti), i nostri ultimi discendenti conducono le loro vite nell'ultima, decadente era dell'umanità. La civiltà è sparsa, frammentata e decadente. Il sapere è racchiuso nelle mani di pochi uomini in grado di praticare la magia, la forma più alta di scienza. Le lande sono percorse da avventurieri mossi perlopiù da motivazioni futili, per il proprio immediato tornaconto o vaghi ideali.
Questa è la Terra Morente e merita una sosta lungo la nostra strada di mattoni gialli.

martedì 18 settembre 2012

Il Maestro e Margherita

Infine, è giunto il momento di parlarne.
Data la mia allergia per l'impostazione tradizionale di una buona recensione, parto in questo caso avvantaggiato. Il Maestro e Margherita sfiora i limiti della recensibilità, perché ha una complessità tale da farlo rientrare con difficoltà in una struttura rigida. La trama, per esempio. Vi sembrerebbe strano se vi dicessi che Bulgakov, in soldoni, parla del problema degli alloggi nella Mosca degli anni '30?


L'autore


Nato a Kiev nel 1891, Michail Afanas'evič Bulgakov è uno dei maggiori scrittori russi del novecento. Drammaturgo e romanziere, molti dei suoi scritti furono pubblicati postumi, e il libro di cui parliamo non fa eccezione. Il Maestro e Margherita fu infatti pubblicato a puntate nel 1966 e nell'anno seguente in versione censurata, ventisei anni dopo la sua morte. Bulgakov aveva iniziato a lavorarci nel 1928, però distrusse la prima versione. Una versione non censurata uscì nel 1967, a Francoforte.
Bulgakov ebbe un rapporto altalenante con il regime e tentò più volte l'espatrio, che non gli fu mai concesso, per raggiungere i suoi fratelli. Stalin, dal quale era relativamente benvoluto, gli prospettò infine un impiego al Teatro Accademico dell'Arte di Mosca, ma non come drammaturgo, come egli avrebbe voluto.
Bulgakov scrisse romanzi, racconti e opere teatrali, spesso con intento satirico. Morì nel 1940 a 49 anni, ma negli anni '60 esplose il fenomeno Bulgakov e molte sue opere furono ripubblicate o pubblicate ex novo, come il romanzo di cui parleremo.

venerdì 15 giugno 2012

Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

Sono stato vittima di un'operazione di marketing ben riuscita.
Qualche mese fa (potrei azzardare, senza troppa sicurezza, la scorsa estate) mi trovavo in libreria e ho scovato tra le offerte un volumetto che recava sul retro, al posto delle solite frasi inutili, la seguente affermazione:
«Il libro che avete fra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni.»
Firmata da un tal Terry Pratchett, nome di un certo peso.
Ovviamente l'ho comprato, così come ha fatto chi mi accompagnava. Del resto, certe follie riescono meglio quando sono estemporanee e si diffondono come un contagio! Ma non era destino che lo leggessi subito. Infatti, c'è voluta un'era geologica prima che decidessi a leggerlo.
Il risultato è la recensione che segue. Anticipo solo che questo libro mantiene le promesse e va ben oltre, tanto che credo di poterlo definire, senza mezzi termini, un capolavoro.


"The Evolution Man" - Roy Lewis

Il titolo in inglese è quello qui sopra. In realtà a quanto mi consta il libro ha avuto titoli diversi nelle prime edizioni inglesi, che sconsiglio di andare a cercare per evitare una grossa anticipazione sul finale. L'autore, Roy Lewis, è a me del tutto sconosciuto. Ha scritto narrativa e saggistica. Gestiva, quando era ancora in vita, un'attività di piccola editoria.
Il libro qui proposto è probabilmente il suo titolo più noto al pubblico.

martedì 17 aprile 2012

La Spada Spezzata

Come promesso, dopo una piccola deviazione, il terzo post riguarda un libro fantastico del novecento, che ci riporti dritti dritti  sul nostro cammino dorato. Un romanzo pubblicato in quel 1954 che vide anche l'uscita di The Fellowship of the Ring, il primo libro della celebre trilogia di Tolkien.

The Broken Sword fu in seguito riveduto e corretto nel 1971 da un Poul Anderson con vent'anni di esperienza in più, e consegnato al grande pubblico che non aveva potuto apprezzare la prima versione. Quest'ultima edizione è quella che si trova attualmente in commercio, anche in traduzione italiana.
Con buona pace di Michael Moorcock!

Un'ulteriore premessa è d'obbligo. La Spada Spezzata ha molti tratti in comune con Il Signore degli Anelli. Nomi, riferimenti mitologici, esseri fatati. La stessa spada non può non ricordare Anduril, la lama che Elrond forgia nuovamente quando Aragorn sceglie finalmente di abbracciare il suo destino di diventare Re, ma è in realtà un tema ricorrente della mitologia nordica. Così come lo scambio di identità, che Tolkien ripropone nella saga dei figli di Hurin, e la presenza di esseri come gli elfi, aggraziati e immortali, che precedettero gli uomini e col tempo si sono allontanati dal mondo.
Ma di questo avremo modo di parlare più avanti.

venerdì 17 febbraio 2012

Una storia di fantasmi

Eccoci infine giunti all'ultimo dei racconti da me tradotti tratti da "Tales of Wonder" di Lord Dunsany. Onestamente, quando ho pianificato i miei sforzi credevo che sarebbe stato più facile! Tradurre a mente durante la lettura è molto diverso dal trasmutare dalla lingua in cui è nato a un'altra. Tradurre è dannatamente difficile e credo che d'ora in avanti proverò un timore reverenziale per chi lo fa di mestiere.


Ricordo brevemente i due racconti già proposti: in "A Tale of London" abbiamo visitato la capitale del mondo industrializzato con gli occhi dell'immaginazione e un pizzico di salace, ma sana, ironia; in "Why the Milkman Shudders When He Perceives the Dawn" siamo resi partecipi di un gioco condotto magistralmente del buon barone, grazie alla sua mirabile capacità di creare atmosfera.
Vediamo adesso un assaggio delle tonalità più cupe e minacciose che si incontrano lungo i sentieri della fantasia. Non sarà un racconto particolarmente terrificante, ma verso la fine mi ha trasmesso un brivido, per il presagio di una sventura che incombe. In attesa del momento opportuno.

venerdì 27 gennaio 2012

L'Antichità secondo Lord Dunsany


Questo è stato decisamente più ostico del precedente. Ci sono delle frasi troppo lunghe e piene di coordinate, che non sempre ho potuto spezzare. In qualche punto mi sono preso delle libertà per meglio rendere l'atmosfera, evitando appesantimenti eccessivi, dato che la storia, di per sé, non è pesante. C'è poi l'aspetto storico, niente affatto trascurabile, che mi ha spinto a rifugiarmi nelle annotazioni in fondo.
Suggerisco a chi non l'ha fatto di leggere anche il racconto precedente.
Per farvi un'idea di Lord Dunsany, rimando alla mia breve introduzione.
Buona lettura!

sabato 21 gennaio 2012

Una visita a Londra


La strada di mattoni gialli ci porta al primo dei racconti di Lord Dunsany che voglio proporvi. Ho rischiato di inciampare in una o due occasioni, ma ne sono uscito incolume.
La storia è tratta da "Tales of Wonder", 1916.
La licenza è la solita, reperibile in fondo alla pagina.

mercoledì 18 gennaio 2012

Lord Dunsany e le sue storie meravigliose

"I riconoscimenti relativamente esigui accordati fino a oggi a Lord Dunsany, il quale è ad oggi l'autore vivente più singolare, originale e ricco di potenza immaginativa, costituiscono un divertente commentario sulla naturale stupidità dell'animo umano."

Queste parole sono state scritte da H.P. Lovecraft nel 1922.
Lord Dunsany non scriveva per gli incolti, ma per un pubblico di letterati, e riscosse maggiore successo nel nuovo mondo. La sua opera fa da ponte tra la tradizione (nordica, celtica e mediterranea) e il movimentato mondo moderno.
Per quanto mi riguarda, è stato amore a prima vista!


Lord Dunsany


Edward John Moreton Drax Plunkett fu XVIII barone di Dunsany, in Irlanda, non lontano da Dublino. Nato nel 1878 nell'Impero Britannico, morì nel 1957 nella Repubblica di Irlanda. Scrisse molti racconti, alcuni romanzi e saggi, e fu un acclamato drammaturgo. I suoi lavori furono pubblicati sotto lo pseudonimo Lord Dunsany.

Dunsany studiò nelle migliori scuole irlandesi. Ricevette un'educazione tradizionale religiosa ma si avvicinò anche al folklore nordico, che faceva parte del suo retaggio, e ai classici. Servì in guerra durante la seconda guerra Boera nel 1899 e nella Grande Guerra, dove fu capitano nella campagna di Francia. Ricevette un dottorato onorario al Trinity College di Dublino. Viaggiò molto in Africa e America, dove ottenne maggiore successo letterario. Amava la caccia e fu campione di tiro irlandese. Morì a Dublino dopo un attacco di appendicite.

giovedì 22 dicembre 2011

Il Mago di Oz

In questi primi giorni di rinascita ho apportato modifiche considerevoli all'assetto del blog, vuoi per necessità, vuoi perché sta prendendo finalmente forma la vaga idea che avevo agli esordi. Ho preso quindi la decisione di incominciare a fissare dei punti fermi. Con questo post inauguro una rubrica dedicata agli autori del fantastico del novecento. Il primo di questi approfondimenti ospita L.F. Baum, autore de "Il Meraviglioso Mago di Oz".
A lui ho dedicato il nome di questa rubrica.

L'autore

Lyman Frank Baum nasce nel 1856 in un villaggio vicino a New York e fu un prolifico autore per bambini. Oltre al suo libro più noto, scrisse 13 seguiti ufficiali, più altri lavori per un totale di oltre 50 romanzi, circa 80 racconti e oltre 200 poesie, più altri scritti di vario genere. Nei suoi lavori, di carattere fantastico, sembra abbia predetto alcuni elementi del secolo successivo, come i telefoni senza fili e la televisione. Muore nel 1919 all'età di sessantadue anni.

Dopo varie attività giornalistiche, editoriali e pubblicitarie, conobbe il successo nel 1900 con la pubblicazione del suo indiscusso capolavoro, ma già negli anni precedenti era diventato famoso per una serie di racconti di Mamma Oca (1897) e, sulla scia del successo, il libro di poesie "Papà Oca, il Suo Libro" (1899) che divenne un bestseller. Nei suoi scritti è solito stringere sodalizio con gli illustratori.
Veniamo ora all'opera che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

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