martedì 31 gennaio 2017

La grande fuga di Parruccone (Bigwig) e tutti gli altri conigli

Se qualcuno mi avesse detto che avrei finalmente letto La collina dei conigli di Richard Adams e che l'avrei trovato così grandioso, epico e coinvolgente, non ci avrei creduto. E non per qualche pregiudizio sull'autore o sul genere, ma per il semplice fatto che ritengo ci siano storie che lette ad età distanti da quelle per cui sono state scritte perdano di mordente*. E non tiratemi fuori Il Piccolo Principe, vi prego, o altri libri che sono scritti per i grandi, ma con linguaggio comprensibile dai bambini, oppure per essere letti a tutte le età, con differenti sfumature interpretative. Se questi libri esistono, non sono la norma** e non è da questo presupposto che sono partito all'avventura con i conigli di Adams. Quanto ai pregiudizi, uno c'era e temo sia condiviso da altri: chi penserebbe di definire epiche le avventure di un essere che non brandisce una spada né scaglia maledizioni, ma è nelle nostre vite, a seconda delle inclinazioni, un animale domestico o una pietanza?

Narratori seriali nel profondo della conigliera. Arte di LadyFiszi.

L'input nel mio caso è stato duplice: da una parte mia moglie, in possesso del libro, che mi ha gentilmente prestato; dall'altra i Trick or Treat, gruppo power metal nostrano, autore di un bellissimo concept in due album ispirato proprio a questo romanzo.
Esaurite le premesse, è ora di raccontarvi di cosa parla questo libro.

La collina dei conigli


Trama in breve

Un giorno, nella placida campagna inglese, un coniglio mingherlino di nome Quintilio ha una premonizione di sventura per la conigliera in cui vive. Convince quindi suo fratello Moscardo ad riportare l'avvertimento all'anziano capo della comunità, che naturalmente non la prende bene e non se ne farà nulla. Tuttavia Moscardo, che ben conosce il dono del fratellino, convince altri conigli a fuoriuscire dalla conigliera e a partire per l'avventura.
Inutile dire che la parola avventura mal si addice a un essere così spaventevole. I conigli qui sono molto ben caratterizzati, sia nei movimenti sia nel modo in cui reagiscono alle difficoltà e al tipo di insidie che si trovano ad affrontare. Non starò quindi a raccontarvele tutte, ma incontreranno anche nuovi amici e stringeranno alleanze. L'obiettivo finale del gruppo è raggiungere un luogo sicuro, la collina del titolo, e insediarvicisi per dare vita a una nuova conigliera.
Il segmento più importante, sia in termine di dimensioni sia per l'intensità delle vicende, è quello del confronto con Efrafa, una conigliera più grande, non lontana dalla loro collina, retta da un despota militare che le ha dato una struttura che ricorda le grandi distopie del secolo scorso. E questo despota, il generale Vulneraria, per certe vicende che non vi voglio anticipare, a un certo punto se la prenderà a morte con loro e diventerà per i nostri un enorme problema.

E quindi?

L'epicità c'è tutta, quindi: dal fato avverso che incombe sulla propria dimora al grande viaggio, dal superamento di mille piccoli (grandi) ostacoli al confronto finale con un nemico formidabile. Ci sono molti elementi presi in prestito dall'epica. Prima infatti ho accennato al discorso del monomito, ovvero della teoria del "tutte le storie sono una sola storia" che si ritrova ne "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell, ma che forse agli aspiranti scrittori è più nota dal "Viaggio dell'Eroe" di Christopher Vogler. Qui gli elementi ci sono tutti, dalla chiamata dell'eroe al ritorno con l'elisir, passando per il momento più buio e il confronto finale. La conoscenza profonda degli studi di Campbell è confermata*** e sicuramente aiuta a dare al romanzo più la forma di un'epica moderna che quella di un fantasy per ragazzi. E lo so che gli scrittori fantasy spesso seguono la struttura tracciata da Vogler per puntellare, o addirittura progettare i loro romanzi, ma vi assicuro che qui la percezione del monomito è molto più profonda, oserei dire fondativa del racconto di Moscardo & Co.


L'altra fonte di Adams è La vita segreta dei conigli di R. M. Locley. Perché è vero che sotto molti aspetti questi piccoli esserini sono antropomorfizzati, con una loro lingua (il lapino) e rapporti interpersonali comprensibili ai lettori umani, ma dietro a questi splendidi personaggi c'è anche una grande preparazione naturalistica, sia sulla struttura sociale di una conigliera sia su alcuni tratti comportamentali. I conigli di Adams sono eroi, ma sono anche conigli, e questo non è dimostrato solo dal tipo di ostacoli che incontrano ma anche, e soprattutto, dal modo in cui si muovono, dal timore di trovarsi allo scoperto, e così via. L'autore trova quindi un onesto bilanciamento fra la natura e l'immaginazione, e credo che il risultato sia più che riuscito. Se l'incontro con un gatto riesce a farti percepire tutto il pericolo e la tensione soggettiva di un coniglio, allora Adams ha fatto un buon lavoro.

El-Ahrairà

El.Ahrairà e Fritz, secondo A-shanti.
C'è inoltre in tutta la storia un aspetto più propriamente mitologico, che alcuni hanno paragonato alla religione. Alcuni critici hanno sollevato questa questione, così come sugli aspetti più allegorici delle situazioni e dei personaggi che i nostri piccoli eroi incontrano, a cui però Adams ha sempre risposto negando il fatto di aver incluso contenuti politici o religiosi. Ma è poi vero? Credo che possa non averlo fatto volontariamente, per inserire nel libro un messaggio, ma qui c'è davvero tanto materiale e mi piace pensare che sia uno di quei testi in cui l'autore è presente, non come maestrino in vena di sproloqui ma all'interno della struttura stessa del testo. E qui di presenze sovrannaturali ce ne sono due, El-Ahrairà, su cui mi soffermerò ora, e il coniglio nero di Inlé, l'equivalente della nostra Morte personificata ma senza falce.

Riguardo a El-Ahrairà, il leggendario coniglio capostipite che ricorre nei miti e nelle novelle dei conigli, concordo con l'autore che non sia una vera e propria religione, ma piuttosto una fede profonda dei conigli nella propria natura di esserini fragili ma veloci e con un'astuzia tale da salvarli dai mille nemici. El-Ahrairà significa letteralmente "Principe dai mille nemici", come viene chiamato da Fritz, il creatore del mondo, che a seguito dell'insolenza (hybris?) del primo diede a tutti gli animali crudeltà e armi per controllare la proliferazione dei conigli... e al suo popolo, mosso da pietà e ritrovata amicizia, gambe lunghe e astuzia:

"All the world will be your enemy, Prince with a Thousand Enemies, and whenever they catch you, they will kill you. But first that, they must catch you, digger, listener, runner, prince with the swift warning. Be cunning and full of tricks and your people shall never be destroyed.”"
Io l'ho trovata una splendida benedizione per la sopravvivenza di un popolo i cui singoli componenti sono alla mercé di mille pericoli ma nonostante tutto, come specie, non saranno mai cancellati dalla faccia della Terra.
Umanità permettendo, naturalmente.

La grande fuga

L'episodio più intenso, all'interno del segmento di Efrafa, è sicuramente quello della grande fuga di Parruccone (in inglese Bigwig), un ex guerriero dell'Ausla (in lapino il corpo dei "guardiani") della conigliera di Moscardo e Quintilio, pronto al combattimento e un po' scontroso, che a un certo punto della storia si infiltra nella conigliera nemica per liberare alcune femmine**** dal pugno di ferro di Vulneraria. Grazie all'astuzia dei suoi compagni e all'aiuto di un improbabile alleato, riuscirà nell'intento. L'intero episodio è tesissimo e narrato magistralmente: dal peso dell'oppressione al riascio, e alla lunga e disperata corsa verso la salvezza. Ho adorato ogni singolo capoverso, che ho divorato come non mi capitava da molto tempo, per cui mi sembra il caso di inserire un'altra canzone.


Prima di terminare, due parole su questa natura. Prima ho detto che la caratterizzazione dei conigli è ben fatta anche dal punto di vista naturalistico. Ho detto che fra di loro ci sono degli eroi, anche se non portano armi... ma se le danno lo stesso di santa ragione! Può sembrare strano, se pensate a questo libro come a una storia per ragazzi, ma la narrazione di Adams è molto cruda e non risparmia molto al lettore. Se un coniglio viene ferito, può risentire dell'infezione, rompersi un osso, essere costretto a zoppicare e non riuscire per un po' a fuggire. Quando immaginate il Conan di Howard alle prese con mostri enormi e terribili, provata a pensare come possa essere per un coniglio inerme affrontare un cane di grossa taglia. Attenzione, però. Con questo non voglio dire che la natura è spietata e ostile, o ancor peggio che l'autore voglia metterne in risalto i tratti peggiori, ma solo che in questo libro questi ultimi non vengono ignorati al fine di dipingere un'immagine idilliaca, magari nostalgica, della campagna inglese. Ho trovato anche qui una grande onestà, nel bilanciare la cruda realtà "conigliesca" con la bellezza e la generosità di un mondo più naturale e lontano dall'umanità più civilizzata (che comunque è sempre alle porte).

Lascito e influenze

In questa recensione ho voluto inserire, oltre alle solite immagini, anche un paio di canzoni. La prima è tratta dal film animato del 1978 ed è cantata da Art Garfunkel: narra del ritrovamento di uno dei conigli, creduto morto a seguito di un brutto scontro, e chiude idealmente la prima metà del libro. La seconda, invece, è contenuta nel secondo album del doppio concept dei Trick or Treat e racconta l'episodio della fuga di Parruccone da Efrafa. La Collina dei Conigli è uno di quei libri divenuti nel tempo un classico, ritagliandosi uno spazietto nei ragazzi che lo hanno letto o ne hanno visto la trasposizione cinematografica. La quale, devo dire, ha come pregio il fatto di non censurare i momenti più sanguinosi (infatti è stata censurata), ma il difetto, pur conservando quasi tutti gli episodi principali, di perdere buona parte della tensione narrativa a vantaggio di un film più breve delle tre ore che probabilmente sarebbero state necessarie.
Potrei citare altri esempi in altri media credo la si possa annoverare senza difficoltà tra i classici di genere e proprio per questo che si possa spendere su di essa qualche parola in più e riesumare la mia vecchia rubrica, che, ammetto, mi mancava terribilmente.

E con questo chiudo, conscio di aver toccato solo i principali argomenti di cui avrei desiderato parlare, ma con la speranza che questi siano sufficienti a darvi un'idea del romanzo e del profondo amore (conosco qualcuno che lo può testimoniare) che ho provato per esso.

Buona lettura.

___
* Per me, così è stato con "La storia infinita" di Michael Ende.
** Sulla base della mia umilissima esperienza personale.
*** Credo ci sia anche un'epigrafe all'inizio di uno dei capitoli. Sì, ce n'è una per capitolo..
**** Già, le femmine qui sono presenti con virtù domestiche (sono più brave a scavare le tane e i tunnel) e di "fattrici". Non ci sono molte protagoniste femmine, né ne vengono via nel gruppetto iniziale.

5 commenti:

  1. Io l'ho letto così tanti anni fa che ricordavo ben poco quando abbiamo visto il film. Concordo però sul fatto che è una storia che non fa sconti a nessuno. E mi è piaciuto molto il fatto di lasciare i conigli essere conigli, senza trasformarli in eroi troppo umanizzati.

    Sono io che devo testimoniare sul tuo "profondo amore" per questo libro? Lo posso fare anche in tribunale, se vuoi. Ancora oggi hai le canzoni in loop! Ahah!

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    1. Proprio in loop no, dai, però ammetto che sono state una colonna sonora costante, soprattutto in quei giorni!

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    2. Sì, invece. Decisamente in loop! Ahaah!

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  2. Lo so che La Collina dei Conigli è un classico, ammetto però (vergogna su di me ) di non averlo mai letto, il film però l'ho visto, anche se ero troppo piccolo per apprezzarlo in pieno. All'epoca ero ancora in piena fase disneyana....:(

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    1. Posso capirlo! E' così lontano dai film Disney che alcuni lo considerano per adulti, non solo per via dei contenuti violenti ma anche per alcune scene un po' oniriche e di difficile comprensione per un bambino.

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