martedì 25 dicembre 2012

Si spengono i fuochi - Un racconto di Natale

Gli scrittori regalano racconti. Non lo dico io, lo dice l'ultimo premio Urania (qui, per esempio) e io condivido appieno. Non solo, anche altri blogger condividono racconti natalizi. Così, pur non essendo uno scrittore - se non nell'accezione di "colui che scrive", ma a questo punto lo è anche chi compila una constatazione amichevole - voglio provare a regalare un racconto a tema natalizio. Non è la prima volta che ci provo e anche stavolta sarà una variazione sul tema con un pizzico di ironia.
E senza rime azzardate.
Buona lettura.

Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo. Foto di Marika.

Si spengono i fuochi

"[...] e  bianco il velo sul mondo[...]"

1.

Il freddo aveva ormai raggiunto il centro della sala grande, nel cuore del palazzo. Dalle vetrate la Principessa contemplare i fiocchi, che cadevano ormai su tutto il reame. «Tutto è perduto» mormorò, stringendo il mantello intorno all'esile corpo. Il suo stesso cuore, un tempo ricolmo di sentimento, si era quasi del tutto fermato.
Qualcuno, nella sala, si schiarì la voce. Tutti i servitori erano da tempo fuggiti; si trattava di un cadetto assegnato all'ultima linea di difesa. Non rammentava i suoi tratti, ma la guerra aveva reso i suoi sudditi tutti uguali: sporchi, stanchi, gli occhi irrequieti di chi teme la morte dietro ogni angolo. La Principessa si allontanò dalla finestra e avanzò verso il centro della sala.
«Porto cattive nuove» disse il soldato. «Il nemico ha preso la fortificazione settentrionale. È questione di ore perché raggiungano il perimetro del palazzo, e senza artiglieria non possiamo trattenerli a lungo. Si dice...»
Il soldato smise di parlare. Lei allora gli pose la mano sul capo e si accorse che stava tremando. Gli carezzò il viso, che aveva una brutta contusione sotto l'occhio sinistro. Il freddo penetrò nella sua pelle candida e il tremore svanì. «Ti prego, continua.»
«Mia signora, si dice che il Generale in persona stia per arrivare. E che - perdonatemi, ma ci è giunto un dispaccio dalle linee nemiche - che il Generale voglia farvi sua prigioniera e porre fine alla guerra!»
La Principessa si sentì tutto d'un tratto svuotata. Si allontanò dal giovane e ritornò alle vetrate, questa volta più vicina al camino addossato alla parete.
«Ordini?»
«Il nemico non conosce pietà. Ordino a tutti gli uomini di resistere fino all'ultimo.»
Il soldato salutò, imbracciò il moschetto e uscì a passo svelto. Solo più tardi, quando gli spari raggiunsero il cortile, si rese conto che non aveva neanche chiesto il suo nome.


2.

L'ultimo colpo mancò il bersaglio.
L'uomo cadde sul ghiaccio, frantumandolo con le ginocchia. Il gelo penetrò rapidamente attraverso l'imbottitura delle brache, costringendolo subito a rialzarsi. Si guardò intorno: due nemici stavano convergendo verso di lui, lenti e inesorabili.
Il soldato semplice Tin del settimo fanteria gettò via l'arma, ormai inservibile, ed estrasse il coltello. Sapeva di avere poche possibilità, ma non si sarebbe arreso. Gli ordini erano chiari. Se quei malefici pupazzi avessero raggiunto il palazzo... Tin strinse i denti, serrò il coltello e si scagliò verso il nemico più vicino.
Il pupazzo cercò di ghermirlo, ma era troppo goffo. Tin si piegò e gli fu sotto. Con un guizzo, la lama recise l'arto di legno. Il pupazzo roteò su se stesso, più rapidamente di quanto avesse immaginato, e Tin riuscì a malapena a evitare l'artigliata. Allora Tin si lanciò con tutte le sue forze verso l'avversario, riuscendo a farlo rovinare sul terreno ghiacciato.
Tin non esultò, perché sapeva che quella era solo una mezza vittoria. Non appena il Generale avesse conquistato la cancellata, la neve si sarebbe depositata su tutto il cortile e quegli orrori maledetti si sarebbero ricomposti.
Mentre ragionava sul da farsi, Tin si era completamente dimenticato del secondo avversario, che lo colpì con una palla di neve. Tin rotolò a terra. Il pupazzo tirò un'altra palla, già compattata, scassandogli la mandibola.
Tin non aveva mai sofferto tanto.
Un artiglio, sbucato dal nulla, gli afferrò il braccio. Era il primo pupazzo, che evidentemente non aveva perso la propria combattività. Tin strattonò e si liberò dalla presa, lacerando la manica. Era esausto. Sentiva il gelo penetrare attraverso l'uniforme, impadronirsi di lui.
Il suo pensiero volò un'ultima volta alla sua Principessa e alla sua manina di porcellana, candida e fragile.
Il secondo pupazzo si apprestava a colpirlo di nuovo, fissandolo con un ghigno malefico. Tin si riparò istintivamente con il braccio di stagno.


3.

La Principessa osservò i suoi uomini cadere uno dopo l'altro, incapaci di riorganizzarsi senza l'ausilio dell'artiglieria. Le armi si inceppavano e diventavano inutilizzabili. Dentro la sala grande, i fuochi si stavano lentamente spegnendo. L'inverno si era fatto strada fin dentro il suo cuore.
Sentì dei colpi al portone, gli ultimi spari e le grida dell'esercito nemico che risaliva la scalinata.
Il Generale avanzò dentro la sala grande, in groppa a una renna albina dall'aspetto spettrale. Una folata gelida raggiunse i camini, spegnendoli uno dopo l'altro. Dietro di lui, una squadriglia di pupazzi di neve fluì lungo le pareti.
Il Generale, irrispettoso come sempre, eruppe in una fragorosa risata: «OH OH OH!»
Un lampadario cadde e si infranse in mille pezzi. Il Generale rise ancora, con minor convinzione.
«Ho conquistato il palazzo, mia dolce avversaria. È tempo di dormire.»
La Principessa mantenne un dignitoso silenzio, anche quando gli artigli la ghermivano per condurla al suo capezzale.
Mentre si allontanava dalla sala grande, non pensò al risveglio e alla vendetta. Non pensò, colma di rabbia, al volgare nemico, seduto sul trono con quell'orrido vestito rosso e quella ridicola barba bianca. Pensò al povero soldatino, di cui non sapeva il nome.

Immagine di Micah Sibert

6 commenti:

  1. Ed ecco spiegati gli inquietanti pupazzi dell'altro post.
    Proprio un bel racconto. La frase di chiusura ha intenerito anche me che di solito non sono proprio romantica.
    Per quasi tutto il racconto ero convinta che il Generale fosse l'inverno (dalla famosa espressione "Generale Inverno") e invece... non ci sono più i racconti di Natale di una volta! Ah ah ah! Bella l'idea e ottimo sviluppo.

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    1. In un certo senso lo era, anche se ho preferito non usarlo come nome proprio. Mi fa piacere essere riuscito a intenerirti ma il merito non è tanto mio, quanto dei soldati di stagno. Poverini, fanno tutti una brutta fine!

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    2. Di solito mi inteneriscono solo animali e bambini... stiamo facendo passi avanti!

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    3. Verso i soldati di stagno? :P

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  2. Sì, buona idea, all'inizio pensavo fosse un racconto di guerra dei soliti :D

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    1. Stava andando in quella direzione, ma fortunatamente mi sono trattenuto. In realtà avrei voluto dedicarci più tempo, cosa che farò con il "seguito"... tra un anno? ^^

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