venerdì 15 marzo 2013

Vite parallele #1: Il racconto artistico

Prima di cominciare, vorrei spendere due parole sul significato di questa rubrica.
Le Vite Parallele di Plutarco è un'opera storica che contiene le biografie di alcuni importanti uomini del passato. Plutarco sceglie di abbinare la vita di un uomo di epoca romana a un uomo dell'antichità, con cui si possa ravvisare una somiglianza. Abbiamo così i condottieri Alessandro e Cesare, gli oratori Demostene e Cicerone, e così via. Con la scelta di questo titolo voglio omaggiare, da bravo nano, un'idea felice e provare a tracciare un parallelo fra opere che ritengo abbiamo punti in comune.


Il gioco lugubre di Paco Roca

Nel 1936, in Spagna si preparava il colpo di stato e la conseguente guerra civile. Jonás Arquero si reca al villaggio di Cadaqués, in Catalogna, per fare da segretario al pittore surrealista Salvador Deseo - che altri non è che Salvador Dalí. Fin da subito i locali si mostrano ostili nei confronti dell'artista e incitano il giovane Arquero a lasciare subito l'impiego. Lo stile di vita eccentrico di quest'ultimo sembra terrorizzarli, o forse c'è di più. Arquero tuttavia inizia il lavoro, conoscendo il pittore e la compagna Galatea, nonché alcuni ospiti tedeschi. Conosce anche la figlia del locandiere, ma l'ostilità del padre rende quasi impossibile rivolgerle la parola. All'inizio, il giovane non nutre dubbi che quella dei paesani sia solo superstizione, ma pian piano si trova egli stesso vittima di suggestioni e sogni a occhi aperti. Deseo è noto per cercare le sue visioni senza l'uso di sostanze allucinogene, come altri colleghi, ma tramite metodi alternativi, per esempio strofinandosi gli occhi per ore al buio. Così, quando Arquero si rende conto di essere invischiato nel mondo onirico del pittore, decide di fuggire con la sua nuova amica, ma scoprirà che dietro la paura dei paesani si cela l'orrore stesso di cui Deseo è artefice e da cui la sua arte trae ispirazione.

Il gioco lugubre è un fumetto di circa 50 pagine dello spagnolo Paco Roca. Per non tediarvi, rimando alla presentazione del solito Nick, che ne propone anche un'intervista.


Il modello di Pickman di Howard P. Lovecraft

"Solo il grande artista autentico intuisce la vera anatomia dell'orrore, la fisiologia della paura, conosce con precisione quali linee e proporzioni scaturiscano dalle pulsioni latenti o dalla memoria ancestrale del terrore[...]" Il maestro dell'orrore abitava a Providence e non ha bisogno di presentazioni. Uno dei suoi racconti più famosi, Il modello di Pickman, racconta di un altro pittore, questa volta immaginario, che riesce così bene nell'intento di dipingere l'orrore da essere ostracizzato dalla comunità artistica di Boston. Un giorno, Pickman invita l'amico e narratore a visitare la sua collezione privata nella casa che ha acquistato per l'occorrenza nei sobborghi. Lì tiene i quadri più spaventosi, peggio ancora di quel "Divoratore di cadaveri" che gli valse l'esclusione dalle gallerie cittadine. I dipinti di Pickman sono così realistici da turbare l'ospite, ma il peggio deve ancora venire. Quando il pittore si allontana, in seguito a rumori sospetti provenienti da un'altra stanza, l'amico si avvicina a una tela incompleta e vi scopre una fotografia... una fotografia del modello usato dal pittore! Si spiega così la padronanza artistica di Pickman, il realismo delle sue pennellate e il terrore animato dalle sue opere.

Si può parlare di "racconto artistico" quando l'arte è impiegata come veicolo narrativo dell'arcano e del meraviglioso. Nel caso di HPL, naturalmente, si tratta dell'orrore. E l'orrore di Pickman, la cui abilità è paragonata al genio di Doré, è vivo.

7 commenti:

  1. Mi hai fatto venire in mente una storia di Martin Mystère incentrata proprio sul racconto di Lovecraft, in cui Pickman è uno dei protagonisti.

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    1. Le citazioni di Lovecraft si trovano dovunque! Ti ricordi il nome della storia?

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    2. La trovi nei numeri 4 e 5 "La stirpe maledetta" e "La casa ai confini del mondo".

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  2. Grazie per la citazione e per il link. :D
    Mi piace molto il paragone che effettui tra "Il Modello di Pickman" e "Il Gioco Lugubre", effettivamente si tratta di due ritratti di artisti in cui l'orrore (preternaturale nel primo caso e di matrice prettamente umana nel secondo ) la fanno da padroni.

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    1. Mi sono avvicinato a "Il gioco lugubre" per colpa tua, quindi era inevitabile la citazione!

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  3. Una bella idea per una bella rubrica. Seguirò l'evoluzione di questa tua ViteParallele con piacere.

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    1. Grazie! Spero proprio di trovare altri paralleli

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