lunedì 25 marzo 2013

La ricerca del nome perfetto

Ricerca infinita?
Parliamo di personaggi, dei loro nomi e di come attraverso una scelta apparentemente semplice si possa mandare in palla il lettore.

Nella chiusa di un vecchio post su Gnomolandia, accennavo ai maledetti nomi. Maledetti, perché trovare buoni nomi è difficile. In passato, la mia storia fantasy si dipanava tra località amene tipo Elgar, Amul e Kazaman - una di queste è presa in prestito, a meno di una "d". La tentazione di scegliere nomi a caso è forte. Poi la soluzione più semplice è tramutarli in El'gar, Amŭl e Khazamaan, dall'aspetto decisamente più esotico, o adottare soluzioni analoghe. Nessuno, ovviamente, sa come pronunciare l'apostrofo, ma questo sembra non essere un problema per gli autori fantasy.

Ora, ho parlato di luoghi e per i personaggi spesso si vedono soluzioni simili. Il problema, nella letteratura d'immaginazione, è che questo modo di procedere è fallimentare. Già ai tempi di Tolkien c'era chi, non ne dubito, si lamentava perché "ci sono troppi nomi". Troppi o troppo difficili. E Tolkien, badate bene, non è facile. Lui le saghe nordiche le aveva studiate a lungo, aveva anche creato un linguaggio! In troppi hanno saccheggiato la sua opera, con lo stesso risultato di quando si canticchia un brano in una lingua sconosciuta.
Lo abbiamo fatto tutti.

I nomi possono avere un significato, suggerire qualcosa a chi legge. Così Frank Herbert in Dune ci presenta il duca Leto Atreides e il barone Vladimir Harkonnen, i Fremen (Stilgar, Chani, Liet)... e tutta la paccottiglia imperiale. Il mondo di Dune è suddiviso in zone ben definite, grazie anche alla peculiare situazione astropolitica, che vede un Impero suddiviso in casati nobiliari, salvo poche ma potenti organizzazioni non governative. Non scompare il gusto esotico, in questo lontano futuro, ma sembra avere un senso. Il mentat degli Atreides  si chiama Thufir Hawat, mentre quello degli Harkonnen Piter de Vries.

Ora, il problema non è solo della narrativa d'immaginazione. Sarebbe troppo semplice sostenere che, mancando in essa ogni appiglio con il mondo reale, è più difficile per il creatore di mondi ideare un sistema di nomi e toponimi coerente e non ambiguo per il lettore. Io non credo che scrivere di Milano nel 2008 sia necessariamente più semplice. Certo, tutti noi abbiamo parenti, amici e un elenco telefonico da saccheggiare. Ci sono siti internet con interessanti statistiche su nomi e cognomi - insomma, l'offerta è molta, senza il timore di inventarsi un nome stonato. Però... però, non è la stessa cosa se il protagonista si chiama Paolo Terzilli o Augusto Fusetti. Non me la posso cavare con il Mario Rossi di turno, se la storia calza bene a Giacomo.

Un nome che pesa.
C'è poi un'ulteriore complicazione. Lo scrittore, tipicamente, è un essere umano (quasi) come gli altri e ha o ha avuto una vita sociale. Può darsi che peschi dal mucchio un discorso, un avvenimento e lo rielabori per ficcarlo nella sua storia. Per cui, se quella sera c'erano Gabriele e Silvia, non è facile tramutarli in Francesca e Ilaria. Delle due l'una, o si cambia scena, o si opera un lavoro certosino di ripulitura, necessario a cucirla sui personaggi. Può sembrare un problema di poco conto, ma è stato uno dei maggiori problemi incontrati durante la prova (fallita) del NaNoWriMo.

Senza contare che se conosco una Francesca o una Camilla, potrebbe essere sconsigliabile metterle in relazione - di qualsiasi genere! - proprio con un Marco. Sembra una banalità, ma i nomi possono fare molto male. I nomi non sono parole comuni, perché li associamo a persone con cui ci relazioniamo, adesso o nel passato.
E i nomi, come vedremo, hanno un significato.

I nomi del mondo reale non sono i più semplici. Di Luca ne ho conosciuti una decina, di Aragorn solo uno. Un giorno ho incontrato Maria e Marina, nello stesso contesto, senza cogliere - disattenzione mia - chi fosse una e chi l'altra. D'altrodne, è porvato che il cervelol uamno riecse a elggere le paorle acnhe se le letetre sono ivnertite - quindi non c'è nulla di sbagliato nel confondere due nomi che differiscono per una sola lettera!
Eppure è stato imbarazzante.

Come vedete, non do nessun consiglio. Io non sono bravo a scegliere nomi. So che bisogna evitare l'esotismo estremo - facile, nel fantasy - a cui ho accennato sopra, e che è buona norma evitare nomi troppo simili, con cui il lettore si possa confondere. C'è sempre stata una certa diffidenza verso opere che hanno più di due o tre personaggi chiave. Io, lo ammetto, mi confondo facilmente con i nomi americani, li metto lì e poi mi dimentico di memorizzarli per le pagine successive, mentre ho molta meno difficoltà con lo zio Martin. Se un tizio non me lo ricordo proprio, vuol dire che o è la prima volta che lo incontro o morirà in modo stupido - spesso sono vere entrambe!
I glossari sono sopravvalutati.

Ricapitolando, i nomi hanno un significato. Ce l'hanno, davvero! Solo che nessuno ci fa mai caso. Il mio nome, Marco, viene dal latino Mars. È il nome del dio romano della guerra, epigono del vecchio Ares, e oggi anche del pianeta rosso.
E il vostro nome, cosa significa?

22 commenti:

  1. I nomi possono fare la fortuna o la sfortuna di un personaggio. Ovviamente in un fantasy questo elemento è più accentuato, ma in un contesto contemporaneo ci si può aiutare con giochi di parole verosimili (per i cognomi) che ricordano verbi o aggettivi e per i nomi anche le statistiche (frequenza, distribuzione sul territorio, origine etc.). Bell'articolo!

    PS: Antonio significa "colui che combatte" oppure "fiore" a seconda delle interpretazioni. Un accostamento di due significati che fa tanto samurai, non so il perché XD.

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    1. Sì, fa molto samurai! La spada e il pennello.

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  2. I nomi sono la maledizione di qualunque scrittore o scrittorucolo.
    Alcuni -non ti dico quale autrice lo facesse- andava nei maneggi per usare poi nelle sue storie i nomi dei cavalli!!!
    Per quel che concerne i nomi dei luoghi; rifarsi ai nomi tradizionali della nostra terra, magari quelli arcaici può essre una ottima soluzione!

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    1. Un ottimo consiglio. Sui toponimi fantasy, ormai sono al 70% e l'ispirazione l'ho presa dalla tradizione!

      (Sono curiosissimo di scoprire il nome dell'autrice, indagherò.)

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  3. Sono sempre stata affascinata dai nomi propri! Non tanto i toponimi (trovo che sin troppi autori si siano concentrati più sulla ricerca di un nome accattivante, piuttosto che sulla creazione effettiva del loro mondo...), quanto i nomi dei personaggi - e anche delle persone in generale.
    Forse è proprio per questi che mi urta leggere trame di libri ambientati in Italia dove i personaggi hanno nomi anglo-americani, perché "fa figo". Ma per favore =.=

    Pur non essendo scrittrice, credo di poter capire il tuo problema nel riadattare dialoghi effettivamente avvenuti. D'altronde non è un problema aggirabile, se si vuole prendere spunto dalla realtà!
    Concordo anche sul potere dei nomi e su come possano far male.
    E su come possano metterti nei guai, pure: fin troppo spesso dimentico i nomi appena sentiti, o non riesco ad associarli a un viso >.<

    Ah, il mio nome deriva da un cognomen latino, "Camillus", che a sua volta proviene dal sostantivo, uguale, che indicava giovani (di condizione libera) preposti all'aiuto dei sacerdoti durante i riti sacri; a quanto pare, è di probabile origine etrusca.
    Personalmente sono contenta del mio nome, mi piace molto :)

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    1. La mia prossima Camilla sarà una guerriera che si finge vergine sacrificale per sgominare una banda di sacerdoti che inscenano falsi riti per truffare la povera gente. Ovviamente poi si terrà l'oro!

      Io scherzo, ma penso che questa diverrà l'idea non sfruttata nr. Y3!

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    2. Ma è un'idea FANTASTICA! Non farla diventare non sfruttata, tipregotipregotiprego!

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  4. I nomi sono come una frase musicale. Devi sentirli suonare in mente prima di scriverli. E scriverli. E rileggerli. finché non ti paiono adatti. Il bello di un romanzo o di un racconto è che possono anche NON ESSERCI brutti nomi o nomi goffi, ma soltanto nomi in qualche modo significativi. Ovviamente la letteratura di ambientazione comunque "esotica" permette di inserire nomi curiosi e diversi, ma a maggior ragione è fondamentale la loro musicalità, cercando di evitare (o inserendoli apposta se la vicenda li richiede) nomi come Pansy Burp o Onorìo Bell'Omen.

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  5. Affrontai anch'io tempo fa questo argomento. L'importanza del nome del personaggio a volte sembra andare di pari passo con una particolarità ricercata. Mi è capitato a volte di leggere o sentire nomi di personaggi in contesti odierni, decisamente imbarazzanti, perché quasi incredibile che una persona potesse chiamarsi così nell'Italia di oggi. Io di solito cerco di usare nomi brevi, di 5 o 6 lettere, o in alternativa soprannomi che lasciano intuire il vero nome. Il problema sorge, e anche tu lo fai notare, quando si usano nomi (non parlo di cognomi) di conoscenti, a cui dovrai sempre dare un risposta al "Ma io non sono così". Inutile spiegare che non sono loro...

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    1. Quello dei soprannomi, è un buon escamotage se te lo giochi bene. Devo provarlo!
      Grazie per lo spunto.

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  6. Bellissimo post, era una cosa su cui riflettevo anche pochi giorni addietro. In quello che vorrei fosse il mio libro (fantasy) sto facendo una mezza follia: nomi puramente inventati con nomi reali, di diverse nazionalità. Ma il perché ha un certo senso. ;)
    In qualsiasi caso trovo più difficili i nomi reali. Perché un personaggio reale richiede anche un cognome e bisogna anche assicurarsi che il nome non sia stonato con quel cognome, che non sia un nome troppo particolare, eccetera...
    Temo solo non ci sia un vero "ricettario" dei nomi, e quello che hai scritto qui è, secondo me, assolutamente vero.

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    1. Che per te abbia senso, è un buon punto di partenza! Inoltre ti consiglio, nella mia limitata esperienza, di iniziare a mettere i nomi che ti vengono in mente, anche se non ti convincono. Per cambiare, c'è sempre tempo.

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    2. Sì, hai perfettamente ragione! E per alcuni nomi mi è già successo. ;) Di solito vado per assonanza. Talvolta risalgo all'origine del nome, per dare ancora più personalità al personaggio. Più spesso mi limito a fare anagrammi di nomi reali. Insomma, tecniche ce ne sono!

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  7. Dunque, è vero. Hai ragione. I nomi sono importanti e sì, hanno un significato. Perché il nome di un personaggio cattivo e malvagio deve, in qualche maniera, essere un po' duro, gracchiante (mi riferisco, più che altro, alla narrativa "fantastica"). Per esempio, il suono di Neville (personaggio di Harry Potter) è morbido, dolce, proprio come il personaggio. Invece Voldemort (oltre al riferimento a "morte") è più duro, è plausibile che appartenga a un cattivo. Proprio per questo, secondo me, non è cosa semplice scegliere i nomi dei protagonisti dei propri scritti.
    Il mio nome, invece, è Irene che, sicuramente lo sai già, è la dea greca della pace Eirene (Ειρήνη). Potrei, dimmi, essere cattiva io? ^^

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    1. Non mi è mai passato nell'anticamera del cervello! :D

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  8. I nomi vanno scelti nel contesto. Se si tratta di letteratura d'immaginazione, il contesto lo crei: fai tu le regole, stabilisci tu una lingua e una grammatica, credi razze, paesi, abitudini. I nomi seguono a ruota.
    Hai ragione: hanno un significato, anche se sono inventati da te. Ma hanno anche una musicalità: devono adattarsi al personaggio e al suo mondo.

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    1. Dici bene! Infatti, scelto il mondo, è più semplice pensare ai nomi. Scegliere quelli giusti resta difficile, escludere quelli sbagliati è più semplice!

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  9. Io sono alle prese con la scelta del nome del mio secondo figlio... puoi capire la difficoltà!
    Ti ho assegnato un premio, spero ti faccia piacere http://librisucculenti.blogspot.it/2013/03/liebster-award.html

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    1. Innanzitutto, congratulazioni! (Si dice?) Dare un nome a un figlio è sicuramente più difficile che dare un nome a un personaggio. Dato che ci sei riuscita la prima volta, non dubito che anche la seconda sarà un successo!

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  10. Dare i nomi ai personaggi è molto difficile. Nei racconti brevi mi piace che i miei personaggi non ne abbiano per una teoria che prima o poi mi prenderò il tempo di illustrare (anche se non interessa a nessuno! Ahahah!). Nei testi più lunghi scelgo i nomi o per significato o per il loro suono. Nelle fiabe a volte per caratteristiche dei personaggi.
    Bel post!

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    1. Magari la prossima volta parleremo della tua teoria. È una scelta interessante.

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