mercoledì 28 dicembre 2011

Piccole oscillazioni

Vi propongo un racconto che avevo pensato per un concorso due anni fa di circa 500 parole. Doveva essere il soggetto per una tavola a fumetti, a patto che un disegnatore lo scegliesse. La triste verità è che non l'ho mai proposto, essendomi confuso con i mesi dell'anno e per un po' lo ho lasciato nel cassetto. Da tempo avevo in programma di modificarlo. Come risultato ho tagliato quasi metà del testo, togliendo le descrizioni e rendendolo più... fumoso.
La forma è più simile al poema in prosa che a un racconto canonico.

Ricordo a chi non fosse attento che uso una licenza Creative Commons BY-NC-SA.

Un'ultima cosa. I polinomi di Hermite sono uno strumento matematico che permette di risolvere l'equazione del'oscillatore armonico in meccanica quantistica. Ulteriori riferimenti richiederebbero una spiegazione più lunga del racconto stesso, e sono quindi lasciati alla sensibilità del lettore.


Piccole oscillazioni

Sono sdraiato supino.
Immobile.
Appeso al soffitto un pendolo oscilla.
Solo piccole oscillazioni. Trecento anni di indagine della natura, ora una forma d'arte. Il pendolo è un artefatto, immagine del disegno divino.

Comincia durante la lezione. Sulla lavagna, i polinomi di Hermite. Compagni che prendono appunti. Fuori dalla finestra, ragazze disinibite sotto i primi raggi del sole.
Ed ecco l'annuncio: «Si informano gli studenti che la Facoltà deve chiudere.»
Buona giornata!

Il pavimento è scomodo.
Contemplo l'arte dell'approssimazione.

Mi trovo ai distributori automatici. Ricordo i compagni alzarsi uno alla volta, mestamente raccolti presso l'uscita, prima che il professore abbia risolto il problema.
Mi trovo da solo.

Lo spettacolo è grandioso.

All'imbrunire fatico a trovare una logica. Corro lungo i corridoi vuoti, perché qualcosa mi insegue. Percepisco un'ombra ma non oso voltarmi.
L'edificio è deserto. Un laboratorio è ancora illuminato, ma dentro ci sono soltanto scheletri e polvere.
Mi riposo un attimo sotto la doccia di emergenza. Ho bisogno di una ripulita alle idee, così tiro la catenella e lascio che l'acqua gelida risvegli i sensi.

Entro in armonia con tutto il creato.

Riprendo conoscenza nella grande sala sotterranea, fra le due scalinate. Al centro oscilla una sfera metallica. Mi chiedo chi l'abbia appesa.
Come mai oscilla, mi chiedo, quando ogni altra cosa si è intorpidita con l'avanzare della tenebra?
Non soddisfatto, mi sdraio lì sotto.
Di nuovo, la mente perde chiarezza.

Ecco un brivido!
L'ombra mi ha raggiunto.
Non sono io la vittima. Eppure sento il buio che scivola sul mio cuore.
Si è fatta notte.

Al risveglio stringo delle forbici nella mano. Non lontano, la sfera giace in terra, immobile.
Sorrido, anche se non c'è più nessuno: la natura resiste.
E lassù un pendolo oscilla.

5 commenti:

  1. Un racconto davvero particolare e suggestivo... quel pendolo continua il suo moto, così come la speranza di qualcosa di diverso non muore? Questa è stata la mia impressione... Solo una cosa non capisco: la sfera che giace in terra è quella appesa al pendolo? Non dovrebbe dato che continua a oscillare... va beh... forse è colpa mia e della mia scarsa conoscenza del tema. Davvero interessante poi l'alternarsi delle due parti che compongono il testo.
    Forse sarebbe stato difficile da rendere con una tavola a fumetti, ma avresti dovuto mandarlo! Nella vita non si può mai sapere!

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  2. Sono conten di non averlo fatto, perché la precedente vetorsione non mi ha mai soddisfatto. La parte in corsivo non c'era e il finale era più cupo.
    Mi piace la tua interpretazione! Riguardo al pendolo, ti prego di notare che il protagonista stringe delle forbici (qui c'era un terribile errore) in mano. ^^

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  3. Quel "conten" sarebbe "contento"!

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  4. Beh... senza la parte in corsivo non sarebbe stata la stessa cosa! Buon anno!

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  5. Non so come fosse l'originale, ma questo in questo racconto l'atmosfera 'fumosa' ci sta davvero bene. Aiuta nella costruzione dell'atmosfera di mistero che pervade tutto il racconto.

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