sabato 22 marzo 2014

David Rubín - L'Eroe (Libri I e II)


Postmoderno.
L'illuminazione mi è venuta pensando a una divagazione sul fantasy che definiva il (sotto)genere urban non tanto per l'ambientazione o le tematiche quanto per il fatto che tenga conto della modernità. Che siano elfi in motocicletta o divinità armate di smartphone, il succo è non ignorare la nostra epoca e lasciarla penetrare nella storia che stiamo scrivendo - o viceversa, fare esplodere un pizzico di fantastico nel mondo intorno a noi, che non è proprio lo stesso ma sono due modi di vedere la faccenda.
Altri potrebbero parlare di mitopoiesi o di de-strutturazione. Io con questi termini mi sento a disagio e impreparato, per cui prenderò in prestito questa definizione.
L'Eroe è epica postmoderna (ma non postmodernista).

Cominciamo da lui: Eracle. Cosa si può scrivere di Eracle nel nostro tempo? Qualcosa avevo già scritto parlando del primo libro. Eracle è l'eroe per eccellenza. È forte, figlio di un Dio, e compie imprese memorabili spesso in favore delle popolazioni locali, minacciate da questa o da quell'altra bestia. Il terribile leone che terrorizzava Nemea, mostro figlio di mostri, l'idra di Lerna, che si dice aiutata da Era per cancellare l'onta che l'esistenza di Eracle le arrecava, e così via. Le 12 fatiche gli furono imposte dal cugino Euristeo, a cui per decreto del fato doveva obbedire. Cosa può esserci di moderno in questa storia vecchia di millenni?
Semplice: nel frattempo qualcuno ha inventato i supereroi.
O meglio, i supereroi nascono come una versione moderna degli eroi del mito. Così scrivere oggi di Eracle non può prescindere dall'esistenza di Superman, e dall'evoluzione che questi nuovi eroi hanno avuto - e Supermam è più popolare di Eracle, da qualche generazione a questa parte. Così l'Eracle di Rubín è post-Superman, senza l'impiccio di doversi camuffare da uomo convenzionale e un po' maldestro. Se visivamente L'Eroe è figlio del fumetto supereroistico (Jack Kirby viene citato esplicitamente), ciò è vero quindi anche nei contenuti. E cresce. Da adolescente spensierato e un po' spaccone, lo ritroviamo da vecchio più simile al Bruce Wayne tormentato e logorato dal proprio fardello; troverà lungo il percorso alcuni compagni, fra cui il wonder boy Iolao, due mogli... persino una versione alternativa di se stesso!

Se il personaggio è importante, lo è anche l'ambientazione. La Grecia prima del 1000 a.e.v. è in piena età del bronzo o ne è uscita da poco. Le fatiche originali si collocano in un passato arcaico che emerge, certo, dai ritrovamenti archeologici, ma soprattutto nei miti che la civiltà ellenica è riuscita a immortalare nell'epica, nel teatro e quant'altro. Anche l'ambientazione, pur mantenendo invariate le coordinate spaziali, opera anche negli elementi di contorno l'opera di post-modernizzazione. Eracle indossa la pelle del leone di Nemea ma usa al posto della clava una spada magica. Gli eroi si spostano in motocicletta e Hermes guida una decappottabile da corsa. Le comunicazioni avvengono tramite telefono cellulare e i misteri eleusini sono una simulazione di realtà virtuale.
E il povero Atlante...
No, questo magari ve lo lascio scoprire, insieme a molte altre chicche. Non solo dettagli, quindi, ma una reinterpretazione di tutti gli elementi originali del mito, volta non tanto ad aggiornare la figura di Eracle per il pubblico contemporaneo, quanto a darne una diversa lettura, tra il mito e l'umano. Dall'incipit del primo libro:

La finzione regna!
Dando forma a un mondo sospeso
tra il mito e l'umano,
dove l'impossibile
è sinonimo di quotidiano
e l'incredibile, dogma di fede.

L'operazione di Rubín è appariscente ma non distorce il mito. Ci sono alcune modifiche di minore impatto, per esempio la fusione di due o più personaggi, e consideriamo che le stesse fonti sono spesso discordanti. È lecito aspettarsi che il lettore contemporaneo abbia desideri ed esigenze diversi rispetto all'uomo antico, così come i suoi problemi saranno diversi. Eppure continuiamo a leggere classici - miti e leggende in fondo sono i classici più antichi - poiché in essi possiamo leggere qualcosa di universale, in cui ci possiamo riconoscere nonostante i millenni che ci separano da chi raccontò per la prima volta quelle storie. Rubín quindi non fa solo un gioco di citazioni, o un omaggio alle sue ispirazioni, ma si propone come mediatore tra l'antichità e la contemporaneità. Se Atlante aveva un ruolo ben definito nella cosmogonia greca, è chiaro che non è facile oggi presentarlo come colui che regge la volta celeste e pertanto il mediatore dovrà pensare a una soluzione alternativa che non ne riduca la statura ma, anzi, renda il suo ruolo ancora più importante.
Ma questo è l'esempio che non vi ho fatto, per cui taccio.


Dei disegni vi ho dato un piccolo assaggio. Colpiscono molto i colori, molto accesi e precisi (la colorazione è digitale) e l'assenza di bordo tra le vignette, separate solo dagli spazi bianchi come nella fastidiosa visualizzazione di questo blog. Rubín si è occupato sia dei testi sia dei disegni e dei colori, riuscendo a procedere di pari passo con il flusso del testo e quello visivo, senza eccedere nell'una o nell'altra direzione. La storia si sviluppa pertanto in modo organico e senza intoppi. Il primo volume è diviso in nove parti, piuttosto veloci, mentre il secondo ha solo cinque parti ed è più riflessivo; raccontano, del resto, periodi diversi della vita di Eracle.

La confezione è impeccabile. L'edizione è molto curata, contiene una presentazione di Paco Roca e di un altro fumettista per il secondo volume, è stampata su carta certificata FSC. Per i collezionisti esiste un'edizione limitata e numerata, con cofanetto disegno firmato dell'autore, altrimenti potete trovare i volumi singoli in fumetteria e in libreria.

4 commenti:

  1. Sembra interessante, poi se lo consiglia anche il mio amico Paco Roca allora è garanzia di qualità.

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    1. Credo lo abbia definito "uno dei miei preferiti", riferendosi a Rubín. Del resto, essendo entrambi spagnoli probabilmente già si conoscevano prima di approdare entrambi in casa Tunué.

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  2. Sontuoso, imperiale, prezioso...

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    1. Avrei detto "regale" ma sugli altri due aggettivi concordo! :)

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