venerdì 7 novembre 2014

Livio Gambarini - Le Colpe dei Padri

Ci sono un milanese, un bergamasco e una valligiana...
Il punto, ecco, è che non so se mi va di parlarne al solito modo. Le Colpe dei Padri è un libro che ho incontrato per caso, così come l'autore Livio Gambarini, in quel di Arona, in cui mi aspettavo tutt'altro. Ma si sa, tra un incontro e l'altro è facile perdere di vista gli obiettivi e acquistare un buon libro, soprattutto se nel pieno di una crisi di astinenza da caffeina.

Ed eccomi qui.
Non sono mai stato un appassionato di romanzi storici, anche se i pochi che ho letto mi sono piaciuti moltissimo. Posso citare Manzoni*, Jennings (L'Azteco) e il tizio che ha scritto Medicus, ma in generale dipende molto dal periodo storico. Al Manzoni forse non mi sarei mai approcciato senza l'input scolastico e, allo stesso modo, non sono andato oltre le prime 10 pagine del seguito di Medicus. Negli ultimi anni, per esempio, mi sono appassionato alle opere di Milano, la città in cui vivo e lavoro, così come ad alcuni suoi personaggi storici. Così, quando ho adocchiato questo romanzo, ho deciso che forse valeva la pena di cadere in tentazione.


Di questo periodo, intendiamoci, non sapevo nulla. Vediamo di far mente locale...
Siamo in Lombardia, nelle prime decadi del Trecento. Il Papa è in cattività ad Avignone e Milano, sotto i Visconti, non gode delle sue grazie. L'eresia di Fra Dolcino è stata da poco debellata, e nelle aule ecclesiastiche si discute se Gesù possedesse i suoi abiti oppure no, come sostenevano i francescani. In Germania Lodovico, re dei todeschi, si appresta a discendere per farsi incoronare Imperatore. Sullo sfondo, l'aspra contesa fra guelfi e ghibellini che tanti lutti addusse alle italiche genti.

I tre protagonisti sono situati in questo scenario e le loro vicende sono radicate a varia profondità in quanto sopra accennato.

Il milanese è Azzone Visconti, figlio del duca Galeazzo. Di indole mite e amante del buon cibo, è forse poco adatto ad affrontare i guelfi, gli intrighi e la disputa con il Papato. Intorno a lui una delle famiglie più importanti d'Italia e i suoi nemici, dal sottile Cangrande della Scala al fiero Castruccio Castracani da Lucca. Fra questi spicca lo zio Marco, a cui Azzone è molto legato. Legame, questo, che lo porterà a prendere decisioni importanti per la sopravvivenza del casato milanese.

Il bergamasco è Jacopo de Apibus, istruito e incline all'azione. Non si è laureato, con grande riprovazione da parte del padre, proprietario dell'omonima scuola, per via di un fattaccio in cui è stato coinvolto all'Università. Dorme solo un paio d'ore a notte, un vantaggio che gli consente di dedicarsi allo studio e altre attività redditizie, nonché di infilarsi in una storia pericolosa e difficile da sbrogliare.

La valligiana è Nera, fanciulla di Vertova, in Val Seriana, su cui Gambarini si accanisce in tutta la prima metà del libro. Figlia di un tintore dai trascorsi non molto chiari, apprende il mestiere del padre e si rivela un prodigio del marketing, tanto da attirarsi le invidie di molti. Le cose si complicano quando arriva l'inquisizione... non proprio come credete voi.

Tre personaggi le cui vicende si intrecciano in modo meno ovvio di come pensereste, senza forzature. Il lavoro di intreccio è svolto egregiamente. La ricostruzione storica è solida e ha il merito di proporre secondo i canoni moderni un pezzo di storia d'Italia. Forse eccede negli ultimi capitoli di Azzone, in cui ho avuto l'impressione che l'autore rincorresse gli eventi per il comprensibile desiderio di raccontare per intero il percorso del Visconti. Per essere un romanzo storico, infatti, è piuttosto breve: circa 350 pagine. Non per questo è meno gradevole. Tra i capitoli storici di Azzone e quelli più familiari di Nera, il personaggio che forse coinvolge di più il lettore**, il povero Jacopo fa da collante e ci mette un po' di avventura.

Se lo trovate, vi consiglio di leggere le prime pagine: a me sono bastate a lasciar perdere il libro che stavo leggendo e finirlo in tempo record. Segnalo che esiste anche in edizione digitale, grazie a una scelta ibrida. Poiché l'editore Silele è specializzato nel cartaceo, l'ebook in effetti è stato autopubblicato ed è disponibile nei vari negozi online.


Anche se non sembra, questa recensione partecipa al gruppo di lettura di Scratchbook. L'intento era di leggere un autore italiano under 50, condizione relativamente semplice ma insidiosa a seconda del genere scelto: io non avrei retto un poliziesco di provincia, per esempio. Poiché sono cascato bene, sono contento di promuovere un narratore che, oltre a essere nostrano, è pure un esordiente.
Buone letture.

______
*
A me I Promessi Sposi è piaciuto, sappiatelo.
**
Statistica a spanne fatta sui presenti ad Arona quel giorno.

18 commenti:

  1. "A me I Promessi Sposi è piaciuto, sappiatelo."

    Ora tutto è chiaro.

    :P

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    1. Sul serio.
      Voglio dire, conosco pochissime persone che hanno trovato diletto nel leggerlo. E' successo alla seconda lettura, al quarto o quinto anno di superiori, in cui avevamo tipo 3 mesi per leggercelo in autonomia, senza forzature in classe. E mi è piaciuto, molto più di quando, al ginnasio, lo leggevamo in classe seguendo quelle noiosissime annotazioni...

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  2. Sui Promessi Sposi siamo in due.
    Letto fuori dall'ambiente scolastico ha tutta un'altra atmosfera. :-)

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    1. Lieto di non essere l'unico. ^^

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    2. Tre!
      Le poche pagine lette a scuola me l' avevano fatto cordialmente detestare.
      Fuori l' ambito scolastico l' ho amato.

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    3. "I promessi sposi" sono piaciuti tanto anche a me (anche se alcune parti le avrei tolte in fase di editing, non me ne voglia il caro Ale).

      Questo invece è nella lunga lista di libri che voglio leggere prima o poi.

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  3. Livio è anche un lupo mannaro. Sapevatelo :-P Sono contenta ti sia piaciuto!

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    1. Al prossimo evento presterò attenzione alle fasi lunari. ^^

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  4. Il programma scolastico è stato definito nelle sue linee essenziali molto tempo fa, quando "I promessi sposi" era un romanzo che dava scandalo e i benpensanti ululavano se nominavi a voce alta il Manzoni. Inserendolo nel programma scolastico, pensarono ministri e sottosegretari, nel giro di una generazione la popolazione italiana odierà il romanzo e l'autore: provateci voi a farvi chiudere in un'aula mal riscaldata con una vecchia isterica o un vecchio alcolizzato che vi obbligano a leggere, quando avete 12 anni, un romanzo che non potete ancora capire!

    Il piano ha funzionato quasi alla perfezione.

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    1. Non l'ho mai vista in quest'ottica... vuol dire che leggendolo extra scuola stiamo facendo resistenza? :O

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  5. Beh, a me è piaciuto, E l'ho trovato istruttivo, a tratti polemicamente efficacissimo, meditato e nitido. Lo lessi a dodici anni nella modesta libreria di famiglia per mancanza d'altri libri che non fossero già stati letti e il mio primo contatto non fu fortunatamente dovuto alla scuola. In ogni caso credo che il rapporto con un libro mediato da alcuni insegnanti sia una delle ragioni - sia pure non la più importante - del basso livello di lettura in Italia.

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    1. Io infatti ho odiato i libri e i brani letti in classe... ma non quelli letti a casa, per la scuola. Molti miei compagni, invece, facevano di tutto per non leggerli. Credo anch'io che ci sia qualcosa che lega il basso livello di lettura all'approccio con i libri che si fa a scuola, anche se conosco (pochi) controesempi.

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  6. I romanzi storici ultimamente hanno preso una brutta piega di monaci/cavalieri templari che scoprono innominabili segreti, ma questo sembra distaccarsi da quel genere di moda :-P
    Penso che lo prenderò in ebook, sebbene piuttosto costoso... (5,99)

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    1. Ahah, quelli sinceramente non li annovero neanche nel genere! Però è vero, oggi va molto questo tipo di thriller storico, o contemporaneo con presunte radici storiche, che istintivamente ho escluso dal mio cappello introduttivo. Forse oggi è necessario un disclaimer? Spero proprio di no.

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  7. Per cominciare, pure io apprezzo e non poco i Promessi ^^
    Mi piacciono "anche" i romanzi storici, ovvero mi piace leggere buoni libri, non faccio troppo caso al genere. Baudolino e L'isola del giorno prima di Eco sono tra i miei preferiti, per esempio.
    Ma il top è Creazione di Gore Vidal, che consiglio senza esitazioni (romanzo storico e molto di più!).
    Non amo invece, come già detto, le derivazioni ultime (monaci, templari, complotti :P e via così).
    Questo libro che hai presentato, penso possa rientrare pienamente tra le letture che a me interessano! Grazie per la segnalazione ^^

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    1. I complotti presenti in questo libro sono ispirati al sano odio tra fazioni e casate nobiliari, quindi niente templari, per fortuna!

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  8. Qualcosa (forse la frase sui Promessi Sposi :) ) mi fa pensare che non mi piacerebbe...
    Sbaglio?

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    1. Non saprei, è molto diverso dal Manzoni. ^^

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